
La Tartan Army travolge l’America: da Boston a Miami, kilt e cornamuse riscrivono il Mondiale
Dopo aver invaso Boston con feste e canti, i tifosi scozzesi hanno ispirato un gemellaggio tra città e ora affrontano il Brasile a Miami, tra caldo record e un’accoglienza che cambia volto.
La lettera aperta pubblicata dal Boston Globe e la firma di un’improvvisa dichiarazione di gemellaggio tra Boston e Glasgow hanno segnato il culmine di una settimana in cui la cosiddetta Tartan Army ha trasformato la città del Massachusetts in una «mini-Scozia». La sindaca Michelle Wu, dopo aver accorciato gli orari del coprifuoco notturno e assistito ai cori spontanei dei tifosi, ha sottoscritto l’intesa per un futuro scambio culturale ed economico, mentre il quotidiano ringraziava «per le risate, le cornamuse e i ricordi». Poche ore dopo, l’esercito in kilt si è spostato in Florida, dove attende la sfida decisiva del girone contro il Brasile.
La presenza scozzese negli Stati Uniti è legata a un ritorno atteso ventotto anni: la nazionale di Steve Clarke partecipa a una fase finale di Coppa del Mondo per la prima volta dal 1998. A Boston, le due partite del girone – la vittoria per 1-0 contro Haiti e la sconfitta per 1-0 contro il Marocco – hanno attirato fino a cinquantamila sostenitori, facendo schizzare i prezzi del mercato nero a cifre a quattro zeri. In campo, la squadra ha mostrato il consueto mix di abnegazione e limiti tecnici, ma per i tifosi il risultato è rimasto un dettaglio: l’esperienza collettiva, scandita da «Flower of Scotland» e dai cori «No Scotland, no party», ha avuto la precedenza su tutto.
Le cronache locali descrivono un’occupazione festosa e disciplinata. I pub del centro hanno esaurito le scorte di birra più volte, costringendo i fornitori a consegne straordinarie, mentre un gruppo di fan, per aggirare il divieto di alcol in pubblico prima delle dieci del mattino, ha allestito un bar galleggiante su un’imbarcazione nel porto. Migliaia di scozzesi hanno marciato fino al Fenway Park per una partita dei Boston Red Sox, intonando cori per ore e mescolandosi ai tifosi locali. Le forze dell’ordine hanno tollerato i coni arancioni piazzati sulle statue e il consumo di alcol per strada, contribuendo a un clima che ha spinto qualcuno a proporre, con ironia, di ribattezzare la regione «New Scotland».
L’approdo a Miami ha introdotto un registro diverso. Le temperature percepite hanno superato i quaranta gradi e la città, molto più estesa e con una forte comunità latinoamericana, ha diluito la marea scozzese. Secondo i tifosi intervistati, l’atmosfera è mutata: «Boston è stata una grande festa, qui sono abituati ai visitatori», ha spiegato un sostenitore. Un video diffuso in rete mostra un agente della polizia di Miami ordinare a un uomo di togliere un cono da una statua, ricordandogli che «non siamo più a Boston». Eppure, la marcia attraverso Little Havana fino allo stadio dei Miami Marlins ha attirato residenti che applaudivano dai giardini, e un locale si è detto «distrutto» per non aver ricevuto in tempo il proprio kilt.
La partita contro il Brasile, in programma all’Hard Rock Stadium, rappresenta l’ultima chance per superare la fase a gironi, traguardo mai raggiunto in otto precedenti tentativi mondiali. Le autorità di Miami prevedono tra duemila e diecimila tifosi scozzesi e hanno promesso un’accoglienza «sicura e calorosa». Per molti, sarà l’ultimo atto di un viaggio cominciato come un’avventura sportiva e diventato un piccolo fenomeno culturale, capace di lasciare dietro di sé non solo birra finita e cornamuse, ma persino un gemellaggio tra due città affacciate sull’Atlantico.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Tartan Army, con i loro kilt e le cornamuse, è diventata una sensazione virale, conquistando i cuori a Boston e ora a Miami. La loro invasione festosa è descritta come una gioiosa conquista delle città americane, mettendo in risalto il fascino unico della cultura dei tifosi scozzesi.
I tifosi scozzesi stanno viaggiando da Boston a Miami, affrontando un netto contrasto di clima e atmosfera. La narrazione si concentra sul loro adattamento al caldo e sulla diversa esperienza mondiale nello Stato del Sole, sottolineando il cambiamento culturale.
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