Accedi
Edizione delle 20:00 CETmercoledì 24 giugno 2026
307 testate · 17 lingue162 briefing oggi
Scienza e Salutemartedì 23 giugno 2026

Dagli abissi oceanici alla placenta: l’impronta chimica che ridisegna i confini dell’inquinamento

Due studi indipendenti rivelano contaminanti persistenti nella fauna profonda del Brasile e in migliaia di donne incinte, mentre i microplastici raggiungono sangue e cervello umano.

Un doppio fronte di ricerche ridisegna la geografia dell’inquinamento. Nella Bacia de Santos, a circa 140 chilometri dalla costa brasiliana e fino a 1.500 metri di profondità, sedimenti, pesci e invertebrati mostrano tracce di bifenili policlorurati (PCB), eteri di difenile polibromurati (PBDE) e microplastiche. Lo studio dell’Istituto Oceanografico dell’Università di San Paolo, pubblicato sul Marine Pollution Bulletin, ha analizzato quattro specie ittiche e nove invertebrati: il pepino di mare Deima validum è risultato l’organismo con la maggiore concentrazione di frammenti plastici nell’apparato digerente. Poliammide, poliacrilonitrile e polisolfuro – quest’ultimo probabilmente legato alle piattaforme offshore attive nell’area – figurano tra i polimeri identificati, segnalando che la pressione industriale raggiunge ecosistemi remoti prima considerati immuni.

Parallelamente, un’indagine condotta su oltre 5.000 donne che hanno partorito negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2021 ha rivelato la presenza di almeno 45 sostanze chimiche in ogni campione di urina, con punte di 64 composti. Pubblicato su Jama Network Open, lo studio ha incrociato 113 molecole di uso comune – ftalati, nuovi plastificanti, componenti di profumi e detergenti – con gli esiti delle gravidanze: l’esposizione a queste sostanze è associata a un aumento del rischio di parto pretermine e basso peso alla nascita. I ricercatori della University of North Carolina, di Stanford e del Woods Institute sottolineano che molte delle alternative introdotte per sostituire composti già banditi mostrano profili di tossicità analoghi, rendendo l’evitamento individuale pressoché impossibile.

La dimensione sistemica del fenomeno emerge dai dati sulla contaminazione umana diretta. Un team dell’Università del Nuovo Messico ha documentato su Nature Medicine un incremento del 50% nella concentrazione di microplastiche nella corteccia frontale di cervelli umani prelevati in autopsia tra il 2016 e il 2024. Già nel 2024, sul New England Journal of Medicine, la presenza di micro e nanoplastiche nelle placche carotidee era stata collegata a un rischio oltre quattro volte superiore di infarto, ictus o morte. La cosiddetta “Grande chiazza di immondizia del Pacifico” copre oggi 1,6 milioni di chilometri quadrati e contiene circa 1,8 trilioni di frammenti, ma il problema non è confinato agli oceani: uno studio della Columbia University ha contato in media 240.000 particelle per litro in acqua in bottiglia, e una mappatura della Ocean Conservancy ha trovato microplastiche nell’88% delle fonti proteiche analizzate negli Stati Uniti.

Mentre la comunità scientifica chiede ai governi di accelerare la restrizione delle sostanze più pericolose e di ripensare la progettazione dei materiali, il caso indonesiano di Puteri Awalia – una gravidanza ad alto rischio seguita dall’assicurazione sanitaria pubblica JKN fino all’intervento di curettage – ricorda che l’esposizione chimica non è solo una questione ambientale, ma anche di equità nell’accesso alle cure. I negoziati per un trattato globale sulla plastica, in corso sotto l’egida delle Nazioni Unite, rappresentano il prossimo banco di prova: l’obiettivo è vincolare la produzione e la gestione dei rifiuti plastici, affrontando un ciclo che dalla costa scende negli abissi e risale fino ai tessuti umani.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

32%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa arabo levante-Maghreb
Stampa latinoamericana/ Mercato
AllarmeUrgenza

L'inquinamento ha raggiunto le profondità oceaniche e il corpo umano. Ricercatori brasiliani hanno trovato microplastiche e inquinanti persistenti in sedimenti e animali a 1.500 metri di profondità. Studi internazionali rilevano microplastiche nel sangue, nella placenta e nel cervello, segnalando una contaminazione globale senza precedenti.

Stampa arabo levante-Maghreb
AllarmeUrgenza

Uno studio statunitense rivela che le donne incinte sono esposte quotidianamente a decine di sostanze chimiche nocive, collegate a parto prematuro e basso peso alla nascita. L'analisi di campioni di urina di oltre 5.000 donne evidenzia la minaccia pervasiva delle tossine ambientali sulla salute materna e fetale.

Articoli correlati

Leggi di più
Ultim'ora
La banana rubata, il Picasso ritrovato: storie di arte, valore e mistero·Terremoto di magnitudo 6.9 nel nord-est del Giappone, nessun allarme tsunami·Il gol annullato a Vinicius e la frattura tra arbitri e VAR che scuote Brasile-Scozia·Mondiale 2026: sette nazionali già ai sedicesimi, l’ultimo turno disegna gli incroci·La principessa e la luna: come lo streaming intreccia ritorni, giochi e nuovi immaginari·La regola del silenzio: Bellingham evita il rosso, Almirón no·Scandalo maternità nel Regno Unito: oltre 500 vittime per cure evitabili·Berna cerca un secondo scudo antimissile: colloqui con Francia, Israele e Corea del Sud·La banana rubata, il Picasso ritrovato: storie di arte, valore e mistero·Terremoto di magnitudo 6.9 nel nord-est del Giappone, nessun allarme tsunami·Il gol annullato a Vinicius e la frattura tra arbitri e VAR che scuote Brasile-Scozia·Mondiale 2026: sette nazionali già ai sedicesimi, l’ultimo turno disegna gli incroci·La principessa e la luna: come lo streaming intreccia ritorni, giochi e nuovi immaginari·La regola del silenzio: Bellingham evita il rosso, Almirón no·Scandalo maternità nel Regno Unito: oltre 500 vittime per cure evitabili·Berna cerca un secondo scudo antimissile: colloqui con Francia, Israele e Corea del Sud·
Agg. 18:433 lingue · 4 testate
4 testate|3 lingue|3 min lettura
martedì 23 giugno 2026

Dagli abissi oceanici alla placenta: l’impronta chimica che ridisegna i confini dell’inquinamento

Due studi indipendenti rivelano contaminanti persistenti nella fauna profonda del Brasile e in migliaia di donne incinte, mentre i microplastici raggiungono sangue e cervello umano.

Un doppio fronte di ricerche ridisegna la geografia dell’inquinamento. Nella Bacia de Santos, a circa 140 chilometri dalla costa brasiliana e fino a 1.500 metri di profondità, sedimenti, pesci e invertebrati mostrano tracce di bifenili policlorurati (PCB), eteri di difenile polibromurati (PBDE) e microplastiche. Lo studio dell’Istituto Oceanografico dell’Università di San Paolo, pubblicato sul Marine Pollution Bulletin, ha analizzato quattro specie ittiche e nove invertebrati: il pepino di mare Deima validum è risultato l’organismo con la maggiore concentrazione di frammenti plastici nell’apparato digerente. Poliammide, poliacrilonitrile e polisolfuro – quest’ultimo probabilmente legato alle piattaforme offshore attive nell’area – figurano tra i polimeri identificati, segnalando che la pressione industriale raggiunge ecosistemi remoti prima considerati immuni.

Parallelamente, un’indagine condotta su oltre 5.000 donne che hanno partorito negli Stati Uniti tra il 2000 e il 2021 ha rivelato la presenza di almeno 45 sostanze chimiche in ogni campione di urina, con punte di 64 composti. Pubblicato su Jama Network Open, lo studio ha incrociato 113 molecole di uso comune – ftalati, nuovi plastificanti, componenti di profumi e detergenti – con gli esiti delle gravidanze: l’esposizione a queste sostanze è associata a un aumento del rischio di parto pretermine e basso peso alla nascita. I ricercatori della University of North Carolina, di Stanford e del Woods Institute sottolineano che molte delle alternative introdotte per sostituire composti già banditi mostrano profili di tossicità analoghi, rendendo l’evitamento individuale pressoché impossibile.

La dimensione sistemica del fenomeno emerge dai dati sulla contaminazione umana diretta. Un team dell’Università del Nuovo Messico ha documentato su Nature Medicine un incremento del 50% nella concentrazione di microplastiche nella corteccia frontale di cervelli umani prelevati in autopsia tra il 2016 e il 2024. Già nel 2024, sul New England Journal of Medicine, la presenza di micro e nanoplastiche nelle placche carotidee era stata collegata a un rischio oltre quattro volte superiore di infarto, ictus o morte. La cosiddetta “Grande chiazza di immondizia del Pacifico” copre oggi 1,6 milioni di chilometri quadrati e contiene circa 1,8 trilioni di frammenti, ma il problema non è confinato agli oceani: uno studio della Columbia University ha contato in media 240.000 particelle per litro in acqua in bottiglia, e una mappatura della Ocean Conservancy ha trovato microplastiche nell’88% delle fonti proteiche analizzate negli Stati Uniti.

Mentre la comunità scientifica chiede ai governi di accelerare la restrizione delle sostanze più pericolose e di ripensare la progettazione dei materiali, il caso indonesiano di Puteri Awalia – una gravidanza ad alto rischio seguita dall’assicurazione sanitaria pubblica JKN fino all’intervento di curettage – ricorda che l’esposizione chimica non è solo una questione ambientale, ma anche di equità nell’accesso alle cure. I negoziati per un trattato globale sulla plastica, in corso sotto l’egida delle Nazioni Unite, rappresentano il prossimo banco di prova: l’obiettivo è vincolare la produzione e la gestione dei rifiuti plastici, affrontando un ciclo che dalla costa scende negli abissi e risale fino ai tessuti umani.

Divergenza delle fonti

Scienza e Salute · 4 testate · 3 lingue

32%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Favorevole20%
Critico80%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa arabo levante-Maghreb
Stampa latinoamericana/ Mercato
AllarmeUrgenza

L'inquinamento ha raggiunto le profondità oceaniche e il corpo umano. Ricercatori brasiliani hanno trovato microplastiche e inquinanti persistenti in sedimenti e animali a 1.500 metri di profondità. Studi internazionali rilevano microplastiche nel sangue, nella placenta e nel cervello, segnalando una contaminazione globale senza precedenti.

Stampa arabo levante-Maghreb
AllarmeUrgenza

Uno studio statunitense rivela che le donne incinte sono esposte quotidianamente a decine di sostanze chimiche nocive, collegate a parto prematuro e basso peso alla nascita. L'analisi di campioni di urina di oltre 5.000 donne evidenzia la minaccia pervasiva delle tossine ambientali sulla salute materna e fetale.

Questa notizia è apparsa su

4 testate · 3 lingue

Articoli correlati

Sport

La Svizzera gela Vancouver, 2-1 al Canada e primato nel Gruppo B

8 lingue · 31 testate

Geopolitica e Politica

Trump a Rutte: «La NATO ci ha deluso nella guerra con l'Iran»

7 lingue · 14 testate

Sport

Bosnia, vittoria e speranza: 3-1 al Qatar, ora i sedicesimi sono a un passo

5 lingue · 19 testate

Leggi di più