
Stretto di Hormuz: partono le prime navi sotto il piano di evacuazione dell’Onu
Oman e IMO aprono corridoi temporanei senza pedaggi; centinaia di mercantili e 11mila marittimi bloccati da mesi iniziano a lasciare il Golfo, in attuazione della tregua tra Stati Uniti e Iran.
Le prime navi mercantili hanno iniziato a transitare nello Stretto di Hormuz sotto un piano di evacuazione coordinato dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e dal Sultanato dell’Oman. Dopo mesi di blocco di fatto, causato dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il corridoio strategico che collega il Golfo Persico al Mare Arabico è stato riaperto con due rotte temporanee: una settentrionale, attraverso acque iraniane, e una meridionale, sotto il coordinamento omanita e statunitense. Secondo quanto comunicato dall’IMO, le imbarcazioni vengono raggruppate e contattate individualmente per ricevere istruzioni di partenza, nel quadro di un approccio graduale volto a minimizzare il rischio di collisioni in un’area ancora esposta a pericoli residui.
L’iniziativa, annunciata da Muscat il 23 giugno, si inserisce nell’attuazione dell’intesa di cessate il fuoco raggiunta tra Washington e Teheran il 14 giugno con la mediazione di Pakistan e Qatar, e formalizzata il 18 giugno con la firma elettronica dei presidenti Pezeshkian e Trump. L’Oman ha dichiarato che non saranno imposti pedaggi di transito, in linea con gli impegni assunti dall’Iran per garantire passaggio gratuito alle navi commerciali per un periodo iniziale di sessanta giorni. In parallelo, Teheran e Muscat hanno istituito un gruppo di lavoro congiunto per negoziare la futura gestione della navigazione e dei servizi marittimi nello stretto, inclusi eventuali costi una volta scaduto il termine di gratuità, con il coinvolgimento degli altri Stati rivieraschi del Golfo.
La riapertura, seppur parziale e controllata, produce effetti immediati sui mercati energetici globali. Il prezzo del Brent, che aveva superato i 114 dollari al barile ai primi di maggio, è sceso sotto i 76 dollari, mentre secondo i dati di tracciamento navale almeno due navi dry bulk e una cargo hanno già attraversato lo stretto nelle ultime ore, e altre trentacinque unità – per lo più cargo, portacontainer e piccole petroliere – sono in attesa di istruzioni. Restano tuttavia nel Golfo oltre milleduecento navi con merci e materie prime per un valore stimato di circa 125 miliardi di dollari, e circa undicimila marittimi da evacuare. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dipendono dal corridoio di Hormuz per una quota rilevante degli approvvigionamenti di greggio e gas naturale liquefatto, il lento ripristino della navigazione rappresenta un primo passo verso la stabilizzazione, ma permangono incognite legate alla sicurezza.
Il blocco dello stretto era iniziato alla fine di febbraio 2026, quando l’Iran aveva di fatto interdetto il traffico commerciale in risposta all’offensiva militare americano-israeliana. Durante i mesi di ostilità, oltre quaranta navi, in prevalenza petroliere, erano state colpite da missili e droni, con la morte di quattordici marinai, e le principali compagnie di navigazione avevano sospeso i transiti o deviato le rotte. L’intesa di Islamabad ha permesso di avviare il piano di evacuazione, ma il Comando delle operazioni commerciali marittime del Regno Unito (UKMTO) mantiene un livello di minaccia “moderato” a causa della presenza di mine e delle operazioni di sminamento in corso. L’IMO stima che l’evacuazione completa richiederà diverse settimane, mentre il negoziato tra Iran e Oman sulla governance a lungo termine dello stretto è appena agli inizi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Dopo il memorandum d'intesa USA-Iran, l'IMO ha avviato l'evacuazione di 11.000 marittimi bloccati nello Stretto di Hormuz. L'Oman ha presentato un piano con due rotte sicure, e l'operazione viene condotta con pragmatismo e senza allarmismi.
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