
Microsoft prepara nuovi licenziamenti: sotto il 2,5% della forza lavoro
La società di Redmond prepara un nuovo round di esuberi che toccherà vendite, consulenza e Xbox, mentre le big tech americane spendono miliardi in buonuscite per finanziare la corsa all’IA.
Microsoft si appresta ad annunciare una nuova ondata di licenziamenti che, secondo fonti vicine al dossier, riguarderà meno del 2,5% della sua forza lavoro globale. L’intervento, atteso già dalla prossima settimana, colpirà in particolare i settori vendite, consulenza e la divisione gaming Xbox, per un totale di migliaia di posti. La società, che al 30 giugno 2025 contava circa 228.000 dipendenti a tempo pieno, non ha commentato le indiscrezioni, ma il ridimensionamento segue di un anno il taglio di quasi il 4% del personale operato nel luglio 2025, all’epoca uno dei più consistenti della sua storia recente.
La riorganizzazione tocca in modo significativo l’unità Xbox, dove il nuovo amministratore delegato Asha Sharma ha avviato un “reset” strategico che potrebbe includere la chiusura o la trasformazione di uno studio interno. Parallelamente, Microsoft ha già ridotto gli organici negli Stati Uniti attraverso un programma di prepensionamento volontario – il primo in 51 anni di storia aziendale – riservato ai dipendenti con un’età anagrafica e anni di servizio la cui somma raggiungesse quota 70. Circa un terzo dei 9.000 aventi diritto ha accettato l’offerta, generando un onere contabile di 900 milioni di dollari nel trimestre in corso.
La mossa di Microsoft si inserisce in una tendenza che ha investito l’intero comparto tecnologico statunitense, dove i colossi stanno tagliando posti di lavoro mentre destinano decine di miliardi di dollari all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale. Meta ha annunciato il 10% di esuberi, Amazon ha eliminato circa 16.000 posizioni a livello globale. Secondo i dati raccolti da Business Insider, le sole spese di liquidazione hanno raggiunto cifre imponenti: Amazon ha registrato 2,7 miliardi di dollari in costi di buonuscita, Oracle e Intel 1,8 miliardi ciascuna, mentre Dell, Cisco e altri hanno contabilizzato centinaia di milioni. Un paradosso finanziario che vede le aziende pagare somme ingenti per separarsi dai lavoratori, proprio mentre la competizione sull’IA impone investimenti senza precedenti.
L’annuncio ufficiale di Microsoft, atteso nei prossimi giorni, chiarirà la portata esatta dei tagli e il loro impatto geografico. Al di là dei numeri, la vicenda conferma una fase di profonda ristrutturazione del lavoro tecnologico, in cui la ricerca di efficienza operativa e la concentrazione di capitali sull’intelligenza artificiale stanno ridisegnando le priorità occupazionali delle grandi piattaforme. Per l’Europa, dove le big tech mantengono hub strategici, il segnale è quello di una transizione che potrebbe accelerare la domanda di nuove competenze, ma anche aumentare la pressione su un mercato del lavoro già in evoluzione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le Big Tech spendono miliardi in buonuscite per ridurre il personale, mentre investono massicciamente in intelligenza artificiale. I nuovi tagli di Microsoft si inseriscono in una tendenza più ampia e preoccupante: aziende che pagano profumatamente per non assumere.
Microsoft prepara un nuovo ciclo di licenziamenti che riguarderà meno del 2,5% della forza lavoro, con tagli previsti in vendite, consulenza e Xbox. L'iniziativa segue una serie di riduzioni di personale in aziende tecnologiche, media e finanziarie statunitensi che cercano di contenere i costi.
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