
Argentina in finale: Messi piega l’Inghilterra nel segno di Maradona
Due assist del capitano e una rimonta negli ultimi minuti regalano all’Albiceleste la sfida con la Spagna, quarant’anni dopo la Mano de Dios.
Nel caldo di Atlanta, l’Argentina ha ribaltato l’Inghilterra con due gol negli ultimi sette minuti, conquistando la finale del Mondiale 2026. Sotto di un gol per la rete di Anthony Gordon al 55’, la squadra di Scaloni ha trovato il pareggio con un tiro dalla distanza di Enzo Fernández all’85’, e al 92’ Lautaro Martínez ha insaccato di testa il cross di Messi per il 2-1 definitivo. Un copione che ha rievocato il 2-1 del 1986, quando un altro numero dieci argentino, Diego Maradona, firmò due gol entrati nella leggenda.
La partita è stata decisa dalla gestione tattica. Dopo il vantaggio, il ct inglese Thomas Tuchel ha inserito difensori e arretrato la squadra in un 5-4-1, consegnando l’iniziativa all’Argentina. Dal gol di Gordon fino al pareggio, l’Inghilterra ha tenuto solo il 12% di possesso palla. Messi, a 39 anni, ha completato nove dribbling e servito due assist, diventando il primo giocatore a riuscirci in una partita a eliminazione diretta di un Mondiale. «Sentivamo che loro non volevano più giocare», ha dichiarato il capitano argentino, «e noi eravamo vicinissimi alla vittoria».
La sfida con l’Inghilterra porta con sé un carico emotivo che va oltre il campo. A quarant’anni esatti dalla «Mano de Dios» e dal «Gol del Secolo» di Maradona, Messi ha ricevuto una replica della maglia del 1986 e ha dedicato il successo al campione scomparso: «Di sicuro Diego, da lassù, se la sta godendo moltissimo. Per lui era un giorno speciale». Un omaggio che ha unito due epoche del calcio argentino, proprio contro lo stesso avversario.
La stampa internazionale ha reagito con toni diversi. In Gran Bretagna, i quotidiani hanno parlato di «sogno infranto» e criticato l’approccio rinunciatario di Tuchel, mentre la BBC ha registrato il picco d’ascolto più alto dell’anno con oltre 24 milioni di telespettatori. In Spagna, i media hanno già ribattezzato la finale come «la più bella del mondo», evocando una «Finalíssima» mai disputata tra campioni d’Europa e Sudamerica. In Italia, l’attenzione si è concentrata su Lautaro Martínez: la Gazzetta dello Sport ha titolato «Lautaro de Dios», e il Corriere dello Sport ha esaltato il colpo di testa del «Toro». In Francia, L’Équipe ha definito l’Argentina «Les Immortels», mentre negli Stati Uniti il New York Times ha descritto la prestazione di Messi come «un altro capolavoro».
Argentina e Spagna si affronteranno domenica 19 luglio al MetLife Stadium di New York. Messi, che ha elogiato il «calcio splendido» della Roja e la presenza di ex compagni del Barcellona, cercherà il secondo titolo mondiale consecutivo, impresa riuscita solo al Brasile nel 1962. Per l’Albiceleste sarebbe la quarta stella, per la Spagna la seconda. Una finale che, nelle parole del capitano argentino, «sarà speciale e molto combattuta».
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| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | +0.60 | aligned |
Messi dedica la vittoria a Maradona e accusa l'Inghilterra di essersi arresa.
Invoca la memoria di Maradona e la rivalità storica per trasformare la vittoria in una rivincita morale.
Omette l'analisi tattica del crollo difensivo dell'Inghilterra e le critiche a Tuchel, presenti invece nella stampa del Golfo.
Il cronista sportivo descrive la rimonta senza schierarsi.
Usa una narrazione fattuale e cronologica per presentare la partita come un evento sportivo isolato.
Omette il contesto storico della rivalità e le dichiarazioni di Messi su Maradona e la resa inglese, presenti nella stampa latinoamericana e africana.
L'analista tattico elogia la maestria di Messi e critica le scelte difensive di Tuchel.
Usa dati statistici e ragionamento tattico per sostenere la lode a Messi e la critica all'Inghilterra.
Omette il tributo emotivo a Maradona e il contesto storico della rivalità, presenti nella stampa latinoamericana e africana.
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