
Teheran rivendica attacchi alle basi Usa in Giordania e Kuwait, ringrazia i cittadini di Amman
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dichiara di aver colpito aerei da trasporto e droni americani con l’aiuto di intelligence fornita da giordani, mentre Kuwait e Bahrain attivano le difese aeree.
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) iraniano ha annunciato di aver condotto una nuova ondata di attacchi missilistici e con droni contro basi e aeroporti utilizzati dalle forze statunitensi in Giordania e Kuwait, nel quadro dell’operazione «Nasr 2». Secondo quanto diffuso dall’agenzia di stampa ufficiale Irna e ripreso da media internazionali, i Pasdaran hanno ringraziato esplicitamente «il popolo e i soldati giordani» per la collaborazione che avrebbe permesso di colpire con precisione aerei da trasporto C-17 e aerei da pattugliamento P-8 all’aeroporto di Aqaba, oltre a distruggere venti rifugi per truppe americane nella base aerea di Al-Azraq. Teheran inquadra questi atti come rappresaglia per i bombardamenti statunitensi sul proprio territorio e come esecuzione di un obbligo religioso contro forze definite «terroriste».
Le reazioni nella regione del Golfo sono state immediate. Le forze armate del Kuwait hanno confermato l’attivazione dei sistemi di difesa aerea per intercettare droni lanciati dall’Iran, mentre il ministero dell’Interno del Bahrain ha azionato le sirene d’allarme e invitato la popolazione a raggiungere i rifugi. Fonti militari kuwaitiane hanno descritto gli attacchi come una «pericolosa escalation» e una violazione del diritto internazionale, rivendicando il diritto all’autodifesa. Amman, dal canto suo, non ha commentato direttamente le affermazioni dell’Irgc, ma in passato ha ripetutamente dichiarato di non voler permettere l’uso del proprio spazio aereo per operazioni contro l’Iran, pur essendo un alleato storico di Washington e avendo intercettato proiettili iraniani diretti verso il proprio territorio.
L’ondata di attacchi si inserisce in un conflitto aperto tra Stati Uniti e Iran che, secondo analisti mediorientali, ha conosciuto una brusca accelerazione dopo la rottura della tregua annunciata dal presidente Donald Trump l’8 luglio 2026, a seguito di un attacco iraniano a navi nello Stretto di Hormuz. Da allora Washington ha condotto ripetuti raid contro obiettivi militari e infrastrutture in Iran, mentre Teheran ha risposto colpendo basi americane in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e ora Giordania e Kuwait. L’Irgc ha inoltre rivendicato l’abbattimento di un drone MQ-9 sull’Iran occidentale e la distruzione di un hangar per droni statunitensi nella base kuwaitiana di Ali Al-Salem. In questo contesto, il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ha esortato i Paesi vicini a chiudere le basi americane per evitare di essere trascinati nel conflitto.
Per l’Europa e l’Italia, l’estensione geografica degli scontri rappresenta un fattore di instabilità immediata per la sicurezza energetica e per la libertà di navigazione nel Golfo Persico. Analisti di Bruxelles osservano che il ripetuto coinvolgimento di infrastrutture civili – come gli impianti di desalinizzazione kuwaitiani colpiti nei giorni precedenti – accresce il rischio di una crisi umanitaria e di nuovi flussi migratori. Al momento, un’intesa per il cessate il fuoco mediata dal Pakistan e firmata elettronicamente il 18 giugno appare di fatto superata dagli eventi, mentre le diplomazie europee moltiplicano i contatti con le capitali della regione per scongiurare un allargamento del conflitto all’intera area del Levante e della Penisola Arabica.
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L'IRGC parla come difensore dell'Islam e degli oppressi, celebrando una vittoria militare e ringraziando i collaboratori giordani. Si posiziona come il giusto vendicatore contro l'imperialismo statunitense e l'aggressione israeliana.
Il blocco utilizza la condanna morale degli USA come 'assassini di bambini' e 'terroristi' per giustificare gli attacchi, mentre presenta l'aiuto giordano come una rivolta popolare contro l'occupazione. Crea una narrazione di resistenza legittima.
Il blocco omette qualsiasi menzione delle vittime statunitensi o giordane dal punto di vista delle vittime, e non riporta le misure difensive adottate da Kuwait o Bahrain. Omette anche qualsiasi verifica indipendente delle affermazioni.
Gli stati del Golfo e gli osservatori regionali parlano con allarme, sottolineando la minaccia immediata per la sicurezza dei civili e la necessità di misure difensive. Dipingono l'Iran come un aggressore che destabilizza la regione.
Il blocco utilizza un linguaggio urgente e resoconti di azioni difensive per creare un senso di crisi e vittimismo. Concentrandosi sull'intercettazione di droni e sugli avvisi ai civili, presenta le azioni iraniane come sconsiderate e pericolose.
Il blocco omette la giustificazione dell'IRGC degli attacchi come rappresaglia per il sostegno degli USA a Israele, e non menziona l'assistenza giordana o la distruzione di aerei statunitensi. Omette anche qualsiasi contesto storico della presenza militare statunitense nella regione.
L'asse della resistenza parla come avanguardia del mondo islamico, celebrando gli attacchi come una vittoria contro il 'Grande Satana' e i suoi alleati. Posiziona l'IRGC come difensore degli oppressi.
Il blocco utilizza un linguaggio religioso e morale per legittimare gli attacchi, inquadrandoli come un dovere religioso ('mahdur al-dam') e una risposta ai crimini statunitensi. Sottolinea anche il ruolo dei cittadini giordani per mostrare un ampio sostegno.
Il blocco omette qualsiasi menzione delle misure difensive di Kuwait e Bahrain, e non riporta le vittime dal lato statunitense come perdite umane. Omette anche qualsiasi critica alle azioni iraniane da parte della comunità internazionale.
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