
Bucarest abbatte il terzo drone in tre giorni: convocato l’ambasciatore russo, la tensione sale sul fianco est della NATO
Mentre la Romania denuncia la violazione dello spazio aereo e Mosca tace, l’Alleanza atlantica accelera il rafforzamento delle difese aeree nel Mar Nero, dove gli attacchi russi ai porti ucraini si intensificano.
L’ennesima violazione dello spazio aereo rumeno si è consumata alle 10:13 di domenica 26 luglio, quando un caccia F-16 ha abbattuto un drone sopra le acque territoriali nella zona di Sulina-Chilia, a ridosso del confine con l’Ucraina. È il terzo episodio consecutivo in altrettanti giorni: il 24 e il 25 luglio altri velivoli senza pilota erano stati intercettati e distrutti. Il presidente Nicusor Dan ha reagito con durezza, definendo «inaccettabile e intollerabile che la Federazione Russa continui a violare lo spazio aereo rumeno, che è anche spazio aereo della NATO e dell’Unione Europea». Un messaggio ribadito dal primo ministro Ilie Bolojan e dal ministro della Difesa Radu Miruță.
Le indagini coordinate dalla procura generale hanno già permesso di identificare il drone abbattuto venerdì come un modello Shahed di fabbricazione iraniana, utilizzato da Mosca nella guerra contro l’Ucraina. Per gli esemplari distrutti sabato e domenica le analisi sono ancora in corso, ma le autorità di Bucarest non hanno dubbi sull’origine russa delle incursioni. Il ministro degli Esteri Oana Toiu ha comunicato di aver convocato l’ambasciatore russo «a seguito di queste ripetute violazioni» e ha annunciato l’invio di una nota diplomatica formale basata sugli esiti investigativi. Da parte russa, al momento, nessuna reazione ufficiale è stata diffusa.
Secondo fonti della NATO, l’alleanza segue l’evolversi della situazione con attenzione. Il portavoce del quartier generale militare, colonnello Martin O’Donnell, ha confermato che gli abbattimenti avvengono in un momento in cui Romania e altri Stati membri stanno acquisendo intercettori terrestri per potenziare le capacità di difesa aerea. Bucarest, che condivide circa 650 chilometri di frontiera con l’Ucraina, aveva già registrato – secondo il ministero della Difesa – 33 sconfinamenti di droni dall’inizio del conflitto nel 2022, ma mai fino al 24 luglio aveva proceduto ad abbatterne alcuno. Solo nel 2025 il parlamento rumeno aveva approvato una legge che autorizza esplicitamente l’abbattimento di velivoli senza pilota ostili. La decisione odierna rappresenta quindi un salto qualitativo nella postura difensiva del paese.
La nuova ondata di incursioni coincide con un’intensificazione degli attacchi russi contro i porti ucraini sul Danubio, in particolare quelli della regione di Odessa, in vista della stagione del raccolto. Secondo analisti di Bruxelles, Mosca cerca di strangolare le rotte commerciali ed energetiche di Kiev, con ripercussioni dirette sulla sicurezza dei paesi rivieraschi del Mar Nero. La Romania, avamposto orientale della NATO e snodo cruciale per il transito delle esportazioni ucraine, si trova così in prima linea. Il governo di Bucarest ha già sollecitato un rafforzamento della presenza alleata, e il segretario generale della NATO ha assicurato che la difesa collettiva «non è in discussione». Tuttavia, resta da vedere se e come l’alleanza modificherà le proprie regole d’ingaggio per rispondere a una minaccia ibrida che, pur non configurando un attacco armato convenzionale, mette alla prova la resilienza del fianco orientale. In attesa di sviluppi diplomatici, le forze aeree rumene mantengono lo stato di massima allerta.
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
La Romania difende la propria sovranità e quella della NATO contro l'aggressione russa, chiedendo conto a Mosca.
Il blocco lega l'incidente al quadro più ampio dell'aggressione russa contro l'Ucraina, trasformando un evento locale in una questione di sicurezza collettiva.
Viene omessa la prospettiva russa sulle cause delle incursioni, ad esempio che i droni potrebbero essere fuori rotta a causa di malfunzionamenti.
Mosca respinge le accuse e si presenta come bersaglio di azioni unilaterali, minimizzando le violazioni dello spazio aereo.
Il blocco riporta le azioni romene come reattive, non provocatorie, ma evita di approfondire l'identificazione dei droni come russi, lasciando ambiguità.
Viene omesso che la Romania ha identificato il primo drone come Shahed russo, un dettaglio che conferma il coinvolgimento diretto di Mosca.
Teheran mette in dubbio la versione romena, suggerendo che potrebbe trattarsi di un pretesto per inasprire le tensioni con Mosca.
Il blocco usa il termine 'rivendicazione' per distanziarsi dalla narrazione ufficiale romena, creando un effetto di neutralità scettica.
Viene omesso che i droni abbattuti sono stati identificati come modello Shahed usato dalla Russia, un fatto che indebolirebbe lo scetticismo.
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