
McGregor, il ritorno che poteva essere più duro: Holloway e l’ombra di Prates
A Las Vegas, dopo quasi cinque anni di assenza, l’irlandese affronta Max Holloway in un rematch che la squadra aveva preparato inizialmente per il temibile Carlos Prates.
La rivelazione arriva direttamente dal coach John Kavanagh e ridisegna la portata del comeback: il team di Conor McGregor si stava preparando ad affrontare Carlos Prates, striker brasiliano in forte ascesa, prima che l’UFC confermasse Max Holloway come avversario per l’evento principale di UFC 329. L’incontro, in programma l’11 luglio 2026 alla T-Mobile Arena di Las Vegas nel quadro dell’International Fight Week, assume così i contorni di una sfida che, per quanto insidiosa, evita al reduce irlandese un banco di prova ancora più severo. Secondo la stampa britannica, la scelta di Holloway — già sconfitto da McGregor nel 2013 — rappresenta un compromesso tra l’esigenza di un nome di richiamo e la volontà di non esporre il rientrante a rischi eccessivi.
Il contesto del ritorno è carico di incognite. McGregor non combatte dal luglio 2021, quando una frattura alla gamba pose fine al terzo capitolo della trilogia con Dustin Poirier. Da allora, un’interruzione di diciotto mesi per violazioni legate alla localizzazione nei controlli antidoping e un rientro saltato nel 2024 a causa di un dito del piede rotto hanno allungato l’assenza. I media messicani ricordano inoltre che l’irlandese è stato dichiarato civilmente responsabile di aggressione sessuale in Irlanda, un elemento che ne ha complicato il profilo pubblico. Sul piano sportivo, McGregor è oggi fuori dai ranking, mentre Holloway occupa la quarta posizione nei pesi leggeri e la seconda nei piuma: un ribaltamento di status che rende il rematch un crocevia per entrambi.
La costruzione mediatica del match ha riacceso vecchie polemiche e ambizioni dichiarate. Nelle cronache indonesiane rimbalzano le esternazioni di McGregor contro Khabib Nurmagomedov, sconfitto nel 2018: l’irlandese sostiene di essere arrivato a quell’appuntamento dopo due anni di inattività e feste su uno yacht, minimizzando il valore dell’avversario e accusandolo di non aver contribuito alla crescita dello sport. Non risparmia Justin Gaethje, fresco campione dei leggeri, ricordando come Holloway lo abbia messo al tappeto e ribadendo il proprio obiettivo: diventare il primo campione UFC in tre divisioni diverse. Holloway, dal canto suo, ha accolto senza imbarazzo l’etichetta di «combattente per denaro», dichiarando che chiunque non lotti per i soldi è uno sciocco.
La posta in palio va oltre la rivalità personale. Una vittoria riporterebbe McGregor nella conversazione per un titolo, magari proprio nei welter o nei leggeri, alimentando la narrazione del tre volte campione; una sconfitta, al contrario, chiuderebbe probabilmente ogni residua prospettiva di élite. Per Holloway, imporsi significherebbe vendicare la sconfitta di undici anni fa e ottenere il successo più prestigioso di una carriera già illustre. La card principale, che include Pimblett contro Saint Denis e Sandhagen contro Bautista, sarà trasmessa in Messico su Paramount+, mentre il pubblico globale seguirà l’esito di un incrocio che, nato sotto il segno di un avversario mancato, deciderà il futuro immediato di uno dei nomi più controversi delle arti marziali miste.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.50 | aligned |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | −0.30 | critical |
L'UFC ha quasi imposto a McGregor un avversario più duro, ma il suo team ha evitato il peggio. Il coach parla di preparativi segreti.
Si basa su una rivelazione del coach per insinuare che McGregor abbia avuto un percorso facilitato, senza accusare direttamente.
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