
Dalla cassetta di birra a Sanremo: l'ultimo 'Champagne' di Peppino
Morto a 87 anni nella sua Villa Castiglione, il cantante di 'Champagne' e 'Roberta' ha segnato oltre sessant’anni di musica italiana, conquistando platee da Sanremo alla Germania, dal Brasile al mondo arabo.
Su una cassetta di birra, a quattro anni, Giuseppe Faiella intratteneva i soldati americani di stanza a Capri durante la guerra. Batteva sui tasti di un pianoforte, i riccioli neri e gli occhiali spessi, in un’isola che allora mescolava contesse e avventurieri. Quella scena, fissata in una fotografia accanto al generale Mark Clark, contiene già tutto il destino di Peppino di Capri: il palco minimo, il pubblico straniero, il legame viscerale con la sua terra.
Morto l’11 luglio a 87 anni dopo una lunga malattia, Peppino si è spento nella sua Villa Castiglione, a pochi passi dalla Piazzetta dove tutto era cominciato. Oggi pomeriggio la chiesa di Santo Stefano accoglie i funerali, in un’isola che ha proclamato il lutto cittadino. Lascia i figli Igor, Edoardo e Daria, e un’eredità fatta di canzoni che hanno attraversato generazioni e confini.
La sua carriera è la cartina di tornasole dei mutamenti del costume italiano: dal rock and roll dei Rockers – che nel 1965 aprirono i concerti dei Beatles in Italia – al twist di ‘St. Tropez Twist’ e ‘Let’s Twist Again’, fino alle ballate che gli valsero due vittorie a Sanremo (‘Un grande amore e niente più’ nel ’73, ‘Non lo faccio più’ nel ’76). ‘Champagne’, incisa nel 1973, divenne un classico trasversale, cantato ai matrimoni e nelle feste di paese, ma anche inno alla leggerezza in tempi di crisi.
Il successo di Peppino valicò i confini nazionali. In Germania, le sue versioni in tedesco e il twist di Saint Tropez entrarono nella top ten nei primi anni Sessanta; in Brasile, ‘Roberta’ e ‘Champagne’ si intrecciarono alle storie d’amore di una generazione, come ricorda la stampa di San Paolo. Nei paesi arabi, la sua figura è stata raccontata come quella di un ambasciatore della canzone italiana nel mondo, grazie anche alle incisioni in francese e inglese. Ancora oggi, le piattaforme di streaming gli attribuiscono oltre 260mila ascoltatori mensili, segno di un catalogo che continua a produrre diritti per gli eredi attraverso la sua etichetta Splash, fondata nel 1970.
L’ultima apparizione pubblica, nell’estate del 2024 alla Certosa di San Giacomo, lo vide intonare ancora una volta ‘Champagne’ davanti al pubblico. Poi il ritiro nella villa, lo stesso mare che aveva cullato la sua infanzia. Se ne va con lui una Capri notturna, fatta di night club e giacche di lamé, di canzoni che uscivano dal juke-box mentre fuori il vento salmastro piegava gli ombrelloni chiusi.
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L'Italia piange la perdita di un figlio illustre, un artista che ha portato il nome di Capri nel mondo e la cui musica ha segnato generazioni.
L'articolo lega strettamente l'artista al territorio e alla memoria collettiva, trasformando una morte personale in un lutto civico attraverso dettagli locali e testimonianze di artisti coetanei.
L'America Latina ricorda Peppino di Capri come un cantante che ha portato l'Italia nel mondo con 'Champagne'.
L'articolo estrae un singolo successo e lo trasforma in simbolo di un'intera carriera, rendendo l'artista accessibile a un pubblico non italiano.
Il mondo arabo rende omaggio a un grande della musica italiana, sottolineando i suoi trionfi a Sanremo e la sua fama internazionale.
Il linguaggio è impersonale e fattuale, senza commento emotivo, presentando la morte come un evento notiziabile.
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