
Macron a Damasco, la Francia riannoda i fili con la Siria post-Assad
Primo capo di Stato dell'Unione Europea a visitare il paese dopo il rovesciamento del regime, il presidente francese porta con sé imprenditori e un messaggio di sostegno condizionato alla transizione.
Il presidente francese Emmanuel Macron è atterrato lunedì sera a Damasco, inaugurando la prima visita di un leader di un paese dell'Unione Europea in Siria dalla caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Accolto all'aeroporto dal ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani, Macron ha subito incontrato il presidente della fase di transizione Ahmed al-Sharaa per una cena di lavoro, prima degli incontri ufficiali previsti per martedì. L'ultimo capo di Stato francese a recarsi nel paese era stato Nicolas Sarkozy nel 2009, prima che la repressione delle proteste del 2011 degenerasse in una guerra civile con oltre mezzo milione di morti.
Secondo fonti dell'Eliseo, la visita intende confermare l'impegno francese a favore di una Siria «sovrana, unita nella sua diversità e in pace con i vicini», e si inserisce in una strategia di accompagnamento della transizione avviata con l'invito rivolto a Sharaa a Parigi nel maggio 2025. La presidenza francese descrive il viaggio come il coronamento di una politica «coerente e determinata» di sostegno al popolo siriano, che non ha mai considerato riabilitabile il precedente regime. Macron è accompagnato dagli amministratori delegati di TotalEnergies e del gruppo di trasporto marittimo CMA CGM, a indicare che la ricostruzione economica – e la possibilità per le imprese francesi di parteciparvi – costituisce un asse portante della missione.
Da Damasco, l'agenzia di stampa ufficiale SANA ha definito la visita «una tappa cruciale nel percorso di recupero della presenza internazionale della Siria» e il passaggio a una fase di «rispetto reciproco e partnership paritaria» con Parigi. Sharaa, in un'intervista a BFMTV, ha riconosciuto il «ruolo costruttivo» della Francia nella revoca delle sanzioni internazionali e ha indicato nei settori delle infrastrutture, dell'industria, della finanza e dell'agricoltura i terreni di una possibile cooperazione. Analisti mediorientali osservano che la legittimazione internazionale resta per il nuovo uomo forte di Damasco, ex comandante di Hayat Tahrir al-Sham, una condizione essenziale per consolidare il potere interno e attrarre investimenti, mentre Bruxelles e Washington mantengono un approccio pragmatico, subordinando il pieno reinserimento della Siria alla tutela effettiva delle minoranze e alla stabilizzazione del paese.
Sul tavolo dei colloqui figurano anche i dossier securitari: la lotta allo Stato Islamico – la Siria ha aderito lo scorso anno alla coalizione internazionale anti-IS –, la presenza di combattenti jihadisti francesi ancora sul territorio siriano e il controllo dei confini con il Libano. Parigi, secondo quanto dichiarato da un consigliere dell'Eliseo, ha ottenuto da Sharaa l'impegno a non intervenire militarmente in Libano, smentendo le ipotesi circolate a Washington su un possibile coinvolgimento siriano contro Hezbollah. La questione curda, con il recente accordo di integrazione delle istituzioni autonome nello Stato, resta un nodo delicato su cui la Francia ha svolto un ruolo di mediazione.
La visita si conclude martedì, quando Macron raggiungerà Ankara per il vertice NATO. A margine del summit, il presidente americano Donald Trump incontrerà Sharaa, in un passaggio che le cancellerie europee leggono come il tentativo di ancorare la Siria a un nuovo equilibrio regionale, in un momento in cui Israele continua a condurre incursioni e bombardamenti nel sud del paese e la Turchia consolida la propria influenza sul nuovo establishment di Damasco.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.30 | aligned |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
La visita di Macron è una messinscena; la Francia cerca di rientrare in Siria con un gesto vuoto, concentrandosi sull'apparenza piuttosto che sulla sostanza.
Sottolineando un dettaglio banale (gli occhiali da sole) e ignorando l'agenda diplomatica, la narrazione riduce la visita a un progetto di vanità, facendo apparire il presidente francese distaccato e egocentrico.
La narrazione omette l'agenda diplomatica sostanziale, inclusi i dibattiti su costituzione, diritti delle minoranze e la restituzione di reperti archeologici, nonché il contesto storico della prima visita di un capo di Stato dell'Europa occidentale dopo la caduta di Assad.
La Francia scommette sulla nuova Siria, portando sostegno per uno stato pluralista e rispetto culturale, come dimostrato dalla restituzione dei reperti e dalla visita alla moschea degli Omayyadi.
Sottolineando la natura storica della visita e i gesti simbolici (restituzione di reperti, visita alla moschea), la narrazione legittima la nuova leadership siriana e inquadra la Francia come partner benevolo nella transizione.
La narrazione omette la prospettiva critica francese interna che mette in dubbio se la Francia stia sacrificando i suoi valori per contratti economici, nonché la banalizzazione ironica della visita presente in altri blocchi di stampa.
La Francia rischia di tradire i suoi valori per affari; la visita di Macron è ambigua, mescolando normalizzazione diplomatica e potenziale opportunismo economico.
Giustapponendo i valori dichiarati di libertà e pluralismo con gli interessi economici della delegazione, la narrazione crea un dilemma morale, mettendo in dubbio la sincerità dell'impegno francese verso i principi democratici.
La narrazione omette i gesti simbolici positivi della visita, come la restituzione di reperti archeologici e la visita alla moschea degli Omayyadi, nonché il significato storico di essere la prima visita di un capo di Stato dell'Europa occidentale dopo la caduta di Assad.
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