
Londra verso una stretta su Israele: Burnham annuncia sanzioni e bando dei prodotti degli insediamenti
Il probabile nuovo premier britannico promette una correzione di rotta rispetto a Starmer, con nuove misure restrittive e il riconoscimento del ritardo nella richiesta di cessate il fuoco.
Andy Burnham, deputato laburista destinato a succedere a Keir Starmer alla guida del governo britannico entro la fine di luglio, ha dichiarato in un’intervista al Guardian l’intenzione di aumentare la pressione su Israele per la condotta militare a Gaza. Secondo fonti vicine al leader laburista, il Regno Unito è stato «troppo lento nel chiedere un cessate il fuoco» e dovrà ora rafforzare il proprio approccio, valutando ulteriori sanzioni contro i responsabili delle violenze e misure per vietare il commercio di beni prodotti negli insediamenti illegali. Burnham ha inoltre espresso scuse formali per la posizione iniziale del partito, riconoscendo che Labour «non ha agito correttamente».
La presa di posizione segna un distacco netto dalla linea tenuta da Starmer dopo gli attacchi di Hamas dell’ottobre 2023. In una prima fase, il premier uscente aveva resistito alle richieste interne – compresa quella dello stesso Burnham, allora sindaco regionale – di invocare un cessate il fuoco immediato, optando per una pausa umanitaria. Solo in un secondo momento Londra aveva modificato la propria postura, imponendo sanzioni a ministri israeliani di estrema destra e riconoscendo formalmente lo Stato di Palestina. Secondo analisti vicini all’amministrazione laburista, la svolta annunciata da Burnham risponde anche all’esigenza di recuperare consenso presso l’elettorato progressista e le comunità musulmane, deluse dalla gestione precedente.
Sul fronte israeliano, fonti governative citate dalla stampa di Gerusalemme ribadiscono che le operazioni militari a Gaza – proseguite nonostante il cessate il fuoco raggiunto lo scorso anno – sono motivate dalla necessità di rispondere a lanci di razzi e minacce di Hamas, in un quadro regionale allargato che coinvolge Iran e Hezbollah in Libano. Il governo Netanyahu considera le sanzioni e il bando dei prodotti degli insediamenti come misure unilaterali che minano il processo di pace. Bruxelles osserva con attenzione l’evoluzione della posizione britannica: sebbene il Regno Unito non faccia più parte dell’Unione, un irrigidimento di Londra potrebbe influenzare il dibattito in sede europea su ulteriori restrizioni commerciali e sul riconoscimento dello Stato palestinese, temi su cui permangono divisioni tra i Ventisette.
Burnham, unico candidato alla leadership laburista, ha condannato con fermezza l’antisemitismo e gli attentati del 7 ottobre, ma ha anche segnalato la disponibilità a valutare lo stop alle vendite di armi a Israele, pur mantenendo un approccio prudente verso un eventuale conflitto tra Stati Uniti e Iran. L’insediamento del nuovo premier è atteso nelle prossime settimane; il primo banco di prova sarà la presentazione di un pacchetto di misure che, secondo quanto anticipato, includerà sanzioni mirate e un divieto di importazione di merci provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.50 | aligned |
Israele denuncia l'annuncio di Burnham come un atto ostile e ingiustificato che ignora il contesto di sicurezza dell'attacco di Hamas.
Enfatizza il contesto di sicurezza dell'attacco di Hamas per giustificare la propria posizione e delegittimare le sanzioni.
Omette il contesto delle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, come l'espansione degli insediamenti, che giustificherebbero le sanzioni.
Il Regno Unito sta considerando un cambio di politica verso Israele, con Burnham che promette maggiori pressioni.
Riporta i fatti senza giudizio, lasciando al lettore la valutazione.
La Russia sostiene le pressioni su Israele, evidenziando le violazioni israeliane come causa delle sanzioni.
Attribuisce la responsabilità delle sanzioni alle azioni israeliane, invertendo la narrazione di autodifesa.
Omette l'attacco di Hamas del 7 ottobre come causa scatenante del conflitto, presentando Israele come unico aggressore.
Il mondo arabo accoglie con favore la decisione di Burnham di sanzionare Israele, vista come un passo verso la giustizia per i palestinesi.
Presenta la pressione su Israele come un dovere morale e legale, basato sul diritto internazionale.
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