
Iran, il Consiglio di Sicurezza si spacca: Russia e Cina bloccano il dibattito nucleare
Nonostante l'opposizione di Mosca e Pechino, la seduta si è tenuta dopo un voto procedurale, ma senza esiti vincolanti, mentre l'Aiea denuncia la perdita di monitoraggio sugli impianti iraniani.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto venerdì una seduta dedicata al programma nucleare iraniano, nonostante il tentativo di Russia e Cina di impedirne lo svolgimento. Dopo un voto procedurale – 11 favorevoli, 2 contrari e 2 astenuti – la riunione, richiesta dai membri europei, è andata avanti ma si è conclusa senza alcuna decisione vincolante, mettendo a nudo la frattura tra i membri permanenti. Al centro del contendere, la legittimità stessa della discussione: per Mosca e Pechino la risoluzione 2231, che nel 2015 aveva sancito l’accordo sul nucleare, è scaduta nell’ottobre 2025 e il meccanismo di ripristino automatico delle sanzioni non sarebbe stato attivato validamente, rendendo il dossier estraneo al mandato del Consiglio.
Secondo le capitali occidentali, invece, le sanzioni Onu sono tornate in vigore dal settembre scorso e la seduta era necessaria per affrontare una crisi aggravata dall’arricchimento dell’uranio iraniano oltre il 60% e dalla perdita di continuità di conoscenza dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) sugli impianti nucleari di Teheran. La vicesegretaria generale dell’Onu, Rosemary DiCarlo, ha confermato che dopo i recenti attacchi militari statunitensi e israeliani l’Agenzia non ha più accesso alle attività di verifica sul campo e che parte delle informazioni perdute potrebbe non essere più recuperabile. In quest’ottica, il rappresentante americano ha ribadito che la diplomazia resta la via maestra, ma ha avvertito che Washington risponderà a eventuali minacce contro obiettivi civili o navi. Francia e Germania hanno condizionato qualsiasi alleggerimento sanzionatorio a passi «concreti e verificabili» da parte di Teheran, incluso il pieno rispetto dell’accordo di salvaguardia con l’Aiea.
Sul piano regionale, gli Stati del Golfo – rappresentati dal Bahrein – hanno accusato l’Iran di usare il negoziato come «mezzo per guadagnare tempo», mentre continuano gli attacchi a navi mercantili nello Stretto di Hormuz. L’Organizzazione marittima internazionale, con sede a Londra, ha respinto ogni pretesa iraniana di sovranità sullo stretto, definendo le iniziative unilaterali di Teheran una violazione del diritto internazionale. Per l’Europa e per l’Italia, la libertà di navigazione in quel passaggio è vitale per la sicurezza energetica e per le catene di approvvigionamento globali. In parallelo, il Tesoro americano ha revocato una licenza temporanea per le esportazioni petrolifere iraniane, aumentando la pressione economica.
Sul fronte diplomatico, resta aperto il canale avviato con il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, che prevede la diluizione delle scorte di uranio arricchito e nuovi colloqui sulle necessità nucleari civili. Tuttavia, la mancanza di una base giuridica condivisa in seno al Consiglio di Sicurezza e l’assenza di un meccanismo di verifica efficace rendono il percorso fragile. La prossima scadenza rilevante è il termine di sessanta giorni fissato dall’intesa per raggiungere un accordo più ampio, mentre la tensione militare nella regione – dopo i recenti scambi di colpi – mantiene il dossier in una fase di stallo ad alto rischio.
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
L'Iran rifiuta le ispezioni e dichiara illegittima la risoluzione 2231, accusando Stati Uniti e Israele di attacchi.
L'Iran utilizza il linguaggio del diritto internazionale per legittimare la propria posizione, presentandosi come vittima di aggressioni e negando la validità delle risoluzioni ONU.
Non menziona la perdita di monitoraggio dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica né le preoccupazioni internazionali sul programma nucleare iraniano.
Il Consiglio di Sicurezza si divide: Russia e Cina bloccano il dibattito, mentre l'ONU mette in guardia sulle attività iraniane.
Il resoconto bilancia le posizioni contrapposte senza prendere una parte netta, utilizzando il linguaggio della diplomazia multilaterale.
Non menziona la posizione specifica degli Stati Uniti né il rifiuto iraniano delle ispezioni.
L'ONU denuncia la perdita di controllo sulle installazioni nucleari iraniane, mentre gli Stati Uniti avvertono che la diplomazia ha un limite.
Il resoconto costruisce un senso di urgenza e pericolo, enfatizzando la mancanza di monitoraggio e la responsabilità di Russia e Cina nell'ostacolare l'azione del Consiglio.
Non menziona le giustificazioni di Russia e Cina né la prospettiva iraniana sugli attacchi.
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