
Balogun, la grazia solitaria: lo scandalo che travolge la Fifa ai Mondiali
Il presidente della commissione disciplinare ha deciso da solo di annullare la squalifica dell'attaccante statunitense, dopo l'intervento di Trump su Infantino, in un caso che solleva interrogativi sulla trasparenza del massimo organismo calcistico.
Folarin Balogun è sceso in campo contro il Belgio negli ottavi di finale del Mondiale 2026 nonostante un'espulsione diretta rimediata quattro giorni prima. L'attaccante statunitense, cacciato per un fallo grave su Tarik Muharemovic nella vittoria per 2-0 contro la Bosnia-Erzegovina, avrebbe dovuto scontare almeno una giornata di squalifica automatica. Invece, la commissione disciplinare della Fifa ha commutato la sanzione in un anno di prova, permettendogli di giocare. Gli Stati Uniti sono stati poi eliminati con un netto 4-1, ma il danno per la credibilità del torneo era già fatto.
La decisione, secondo quanto rivelato dalla stampa britannica, è stata presa in completa solitudine da Mohammad al-Kamali, presidente della commissione disciplinare, senza consultare gli altri diciassette membri. Una procedura che, come sottolineano i media tedeschi, non è di per sé eccezionale – al-Kamali ha firmato da solo 110 delle ultime decisioni pubblicate – ma che in questo caso assume contorni politici. Il presidente americano Donald Trump aveva infatti telefonato personalmente a Gianni Infantino per chiedere una revisione del cartellino rosso, definendo il fallo inesistente. Infantino ha confermato il colloquio, ma ha ribadito l'indipendenza degli organi giudiziari della Fifa.
La vicenda ha scatenato accuse di corruzione e favoritismo, amplificate dall'evidente disparità di trattamento con altri casi. Fonti russe e svedesi ricordano che, nello stesso torneo, il difensore inglese Jarell Quansah è stato squalificato per due turni dopo un intervento simile. L'emittente pubblica britannica ha cercato invano un commento da al-Kamali, che si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda. La Fifa non ha ancora pubblicato la motivazione scritta della sentenza, limitandosi a un comunicato generico.
L'episodio getta un'ombra sulla governance del calcio mondiale, già segnata da precedenti controversie. La mancata trasparenza e il sospetto di ingerenze politiche rischiano di minare la legittimità delle decisioni disciplinari. Mentre il Mondiale prosegue, la commissione disciplinare è chiamata a chiarire le circostanze di una grazia che, al momento, appare come l'atto solitario di un funzionario, sollecitato dal presidente di una superpotenza. Il caso Balogun è destinato a rimanere una ferita aperta per l'integrità del torneo.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | −0.60 | critical |
L'Europa denuncia l'arbitrio del presidente del comitato disciplinare della FIFA, che ha agito da solo, e sottolinea il sospetto di interferenza politica da parte di Trump.
Ripetendo il numero di membri non consultati e il contrasto con le regole, si crea un'impressione di illegalità e corruzione.
Non cita l'articolo 27 del codice disciplinare FIFA che permette la sostituzione della squalifica con la prova, elemento che potrebbe giustificare la decisione.
La Russia riporta la decisione come un atto amministrativo conforme al codice disciplinare, senza enfatizzare lo scandalo.
Citando l'articolo 27, si presenta la decisione come una procedura standard, sminuendo l'eccezionalità.
Omette di menzionare la telefonata di Trump e le accuse di corruzione, elementi centrali nelle altre coperture.
L'Africa anglofona interpella la FIFA, chiedendo trasparenza e sottolineando il rifiuto di rispondere, insinuando un insabbiamento.
Riportando il rifiuto di rispondere alle domande della BBC, si costruisce un'immagine di colpevolezza per omissione.
Non approfondisce il contenuto dell'articolo 27 né la possibilità che la decisione fosse legittima, concentrandosi solo sull'opacità.
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