
Liberata la barista del 'narghilè sul kulich': decisivo il perdono della Chiesa ortodossa
Il tribunale di Mosca revoca la revoca della condizionale, commutando la pena in lavori socialmente utili; la giovane aveva mostrato pentimento e scritto una lettera alla Chiesa.
Il 3 luglio il presidium del Tribunale cittadino di Mosca ha disposto l’immediata liberazione di Ksenia Belousova, la dipendente di un bar della capitale condannata a tre anni di colonia penale per aver pubblicato un video in cui preparava un narghilè utilizzando un kulich, il dolce pasquale della tradizione ortodossa. I giudici hanno escluso dal calcolo della pena la revoca della sospensione condizionale che la giovane aveva ricevuto nell’agosto 2025 per detenzione di stupefacenti, lasciando in vigore le sole 200 ore di lavori socialmente utili comminate per il reato di offesa ai sentimenti religiosi (articolo 148 del codice penale russo). La condanna per droga, ha precisato il tribunale, «sarà eseguita in modo autonomo».
La decisione è stata accolta con favore dal Patriarcato di Mosca. Il portavoce del Dipartimento per i rapporti con la società e i media, Vakhtang Kipshidze, ha dichiarato che «la giustizia russa ha mostrato umanesimo, un valore tradizionale della nostra società, e ha tenuto conto del pentimento della Belousova, che ha scritto una lettera di scuse alla nostra Chiesa». La stessa imputata, dopo l’arresto, aveva più volte chiesto perdono, presentandosi come credente e ricordando che familiari stretti partecipano all’«operazione militare speciale» in Ucraina. L’attenzione delle autorità era stata innescata dalla denuncia di un blogger ultranazionalista, Vladislav Pozdnyakov, che aveva segnalato il filmato.
Secondo osservatori europei, la vicenda illustra il peso crescente della Chiesa ortodossa nell’orientare l’applicazione di norme penali che in Russia tutelano la sensibilità religiosa, in un quadro giuridico distante dalla laicità che caratterizza la maggior parte degli ordinamenti dell’Unione Europea. L’articolo 148 è stato utilizzato in passato per colpire gesti ritenuti blasfemi, dalla pubblicazione di foto di dolci pasquali accostati a sex toys fino all’irruzione di un uomo ubriaco in una cattedrale. In diversi casi, il Patriarcato è intervenuto per sollecitare clemenza verso imputati che avevano manifestato pentimento, come accaduto per il musicista Sharlot, anch’egli accusato di offesa ai sentimenti religiosi e poi beneficiario di una lettera di sostegno della Chiesa.
La Belousova dovrà ora scontare le 200 ore di lavori socialmente utili, mentre la condanna condizionale per droga resta in vigore e sarà gestita separatamente. Il caso si chiude così con un atto di clemenza sollecitato dall’istituzione religiosa, ma lascia aperto il dibattito, in sede europea, sull’uso di una legislazione che, secondo analisti di Bruxelles, può prestarsi a un’applicazione selettiva e a una commistione tra autorità statale e autorità religiosa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 2 lingue
La Chiesa ortodossa russa ha elogiato la decisione del tribunale di rilasciare Ksenia Belousova, sottolineando il valore tradizionale dell'umanesimo. Il tribunale ha accolto la richiesta di clemenza della Chiesa, riconoscendo il pentimento della donna. La vicenda si conclude con un atto di giustizia compassionevole.
Un tribunale di Mosca ha modificato la condanna di Ksenia Belousova, riducendola a 200 ore di lavori socialmente utili e liberandola immediatamente. La decisione è stata influenzata dall'intervento della Chiesa ortodossa russa, che aveva chiesto clemenza. Il caso riguarda un video in cui la donna preparava un narghilè su un dolce pasquale, commentando in modo irriverente.
Allarga lo sguardo
Il funerale di Khamenei tra vendetta e assenza del successore
11 lingue · 42 testate
Da Economy & MarketsOPEC+ alza le quote: 188mila barili in più da agosto, mentre Hormuz riapre gradualmente
10 lingue · 26 testate
Da TechnologyL’efficienza spezzata dell’IA: meno junior, più dirigenti e un mercato del lavoro da ripensare
4 lingue · 13 testate