
Teheran rivendica l’intesa con Washington: garanzie per Libano e Asse della Resistenza
Il presidente del Parlamento iraniano annuncia che l’accordo di Islamabad è in fase di attuazione e include clausole vincolanti per la fine delle ostilità contro gli alleati regionali.
L’intesa raggiunta tra Iran e Stati Uniti – nota come “intesa di Islamabad” – è entrata nella fase operativa e contiene impegni precisi per la cessazione delle operazioni militari contro gli alleati di Teheran e per il rispetto della sovranità libanese. Lo ha dichiarato domenica il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in una serie di incontri con le delegazioni di Hezbollah, Hamas, Jihad islamica e Ansarullah giunte nella capitale per i funerali della Guida suprema Ali Khamenei. Secondo quanto riferito dai media statali iraniani, Ghalibaf ha precisato che prima della firma Teheran ha preteso – e ottenuto – l’inserimento nel testo di clausole che impongono la fine della guerra contro i propri partner nella regione, trasformando in impegno giuridico ciò che in precedenza era solo un auspicio politico.
Dal punto di vista iraniano, l’intesa rappresenta un riconoscimento di fatto del ruolo dei gruppi armati alleati, costringendo Washington e Israele ad accettare sul piano diplomatico ciò che non sono riusciti a imporre sul campo. Ghalibaf ha citato in particolare gli articoli 1, 3, 4, 5, 10 e 11, confluiti in una clausola vincolante, e ha sottolineato che l’integrità territoriale del Libano e la protezione del “fronte della resistenza” sono state linee rosse non negoziabili. Le delegazioni ospiti – dal membro di Hezbollah Mohammad Fneish al capo dell’ufficio politico di Hamas Mohammad Darwish – hanno descritto l’accordo come una “vittoria per l’Iran e una sconfitta per l’America”, attribuendo proprio all’intervento iraniano e all’obbligo imposto a Stati Uniti e Israele di rispettare i termini dell’intesa la cessazione dei combattimenti in Libano.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la stabilizzazione del fronte libanese ha un rilievo immediato: Roma guida la missione UNIFIL nel sud del Paese e ha interessi diretti nella sicurezza energetica del Mediterraneo orientale. L’intesa di Islamabad, sebbene bilaterale, tocca anche la libertà di navigazione nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab el-Mandeb, snodi da cui transita una quota rilevante del commercio marittimo globale. Ghalibaf ha del resto ricordato che oltre il 70 per cento degli scambi mondiali passa per Hormuz, Suez e Bab el-Mandeb, tutti spazi controllati da Paesi islamici, e ha auspicato un riavvicinamento tra Stati della regione al di fuori dell’influenza americana. Bruxelles osserva con attenzione, consapevole che qualsiasi meccanismo che riduca le tensioni nel Golfo e nel Levante ha ricadute dirette sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla pressione migratoria.
L’intesa arriva dopo un conflitto che, secondo la ricostruzione iraniana, ha visto fallire i nove obiettivi che Stati Uniti e Israele si erano prefissati contro la Repubblica islamica nei primi giorni di guerra. Teheran insiste ora sulla necessità di aprire una seconda fase negoziale dedicata a Gaza, mentre prosegue il lavoro diplomatico con i Paesi della regione. La presenza massiccia di delegazioni della galassia della resistenza ai funerali di Khamenei – in netto contrasto con il basso profilo delle rappresentanze occidentali – conferma la centralità di queste alleanze nella strategia iraniana. I prossimi passi attesi riguardano la verifica sul terreno dell’effettiva cessazione delle ostilità e l’avvio di colloqui allargati sul futuro della Striscia, un dossier su cui Teheran intende mantenere un ruolo di primo piano.
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L'Iran ha imposto all'America la fine della guerra contro i suoi alleati. Il sacrificio del leader ha rafforzato la determinazione nazionale.
Il leader defunto viene presentato come garante della vittoria, e l'accordo come eredità del suo sacrificio, personalizzando lo stato nella figura del leader.
L'accordo è una messinscena per mascherare la debolezza del regime dopo la morte di Khamenei. Israele non si illude.
Si minimizza la portata dell'accordo riducendolo a propaganda, e si equipara la retorica iraniana a una minaccia per la regione.
L'Iran cerca di consolidare il potere interno con un accordo che alimenta la retorica anti-americana. La regione osserva con cautela.
Si inquadra l'accordo come parte di una strategia regionale più ampia, con l'Iran che usa la retorica per distrarre dalle fragilità interne.
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