
Trump al vertice Nato di Ankara: incontri con Zelensky e al-Sharaa per sbloccare i fronti caldi
Il presidente americano cerca una via d’uscita dalla guerra in Ucraina e affronta il nodo siriano, mentre gli alleati europei restano in allerta sulle richieste di spesa e sulla crisi energetica.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump incontrerà mercoledì a margine del vertice Nato di Ankara il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il leader siriano Ahmad al-Sharaa. Lo ha annunciato la Casa Bianca, precisando che Trump arriverà in Turchia martedì per un primo colloquio con il presidente Recep Tayyip Erdoğan, padrone di casa del summit in programma il 7 e 8 luglio. Secondo un alto funzionario americano, l’incontro con Zelensky servirà a «discutere come porre fine alla guerra», mentre il faccia a faccia con al-Sharaa – il cui contenuto non è stato dettagliato – si inserisce nel riposizionamento regionale seguito al conflitto tra Israele e Hezbollah e alla guerra con l’Iran.
Sul dossier ucraino, fonti dell’amministrazione americana descrivono un fronte «congelato» da mesi, senza progressi significativi per nessuna delle parti, e attribuiscono a Trump un «reale senso di urgenza» per fermare le ostilità. Dopo il colloquio con Zelensky, il presidente intende contattare Vladimir Putin: i due hanno già avuto un colloquio telefonico sabato, in cui il Cremlino ha riferito della disponibilità russa a cercare una soluzione pacifica, pur ribadendo che qualsiasi intesa dovrà includere il pieno controllo di Mosca sulla regione del Donbas. Da Kiev, Zelensky ha parlato di «prospettiva reale di porre fine alla guerra» e ha ringraziato Washington per il sostegno, mentre negli ambienti diplomatici europei si osserva con preoccupazione lo stallo dei negoziati mediati dagli Stati Uniti, complicato dall’assorbimento dell’attenzione americana nel conflitto iraniano e dalla conseguente crisi energetica globale.
L’incontro con al-Sharaa avviene dopo che Trump ha più volte suggerito un intervento militare siriano contro Hezbollah in Libano, proposta respinta dal leader damasceno, il quale ha dichiarato di cercare «canali economici, non militari» con Beirut. La Casa Bianca non ha fornito dettagli sugli obiettivi del colloquio, ma negli ambienti vicini all’amministrazione si legge la volontà di saggiare il ruolo che Damasco può giocare in un Medio Oriente ridisegnato dalla guerra con l’Iran e dal fragile cessate il fuoco in Libano. Per gli analisti mediorientali, la Siria post-Assad cerca di evitare un coinvolgimento diretto che ne minaccerebbe la ricostruzione interna, mentre Washington preme per una redistribuzione degli oneri di sicurezza nella regione.
Il vertice Nato si svolge in un clima di tensione transatlantica. Trump solleciterà gli alleati a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil, un obiettivo che secondo l’ambasciatore americano presso l’Alleanza, Matt Whitaker, è «davvero cruciale» e va raggiunto «il prima possibile». Bruxelles e altre capitali europee guardano con inquietudine anche ai piani di ritiro di 5.000 soldati americani dal continente e alle ambizioni di annessione della Groenlandia. Il segretario generale Mark Rutte ha tentato di ricucire, elogiando Trump per aver spinto i membri ad aumentare gli investimenti, ma il presidente resta critico verso chi non ha sostenuto militarmente l’apertura dello Stretto di Hormuz. Al termine degli incontri bilaterali, Trump terrà una conferenza stampa prima di rientrare a Washington; il dossier ucraino e quello siriano restano aperti, con il prevedibile follow-up con Mosca come prossimo passo concreto.
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
L'Iran osserva che l'incontro di Trump con Zelensky e al-Sharaa si inserisce in un quadro più ampio di manovre statunitensi che coinvolgono anche la Russia e lo Stretto di Hormuz, sottolineando la continuità del sostegno di Trump a al-Sharaa.
Ampliando il contesto per includere i colloqui con Putin e la questione di Hormuz, si suggerisce che l'agenda di Trump non si limita all'Ucraina e alla Siria, ma tocca interessi strategici globali, rendendo la notizia meno innocua.
L'Iran omette di menzionare che la priorità dichiarata di Trump è porre fine alla guerra in Ucraina, concentrandosi invece su altri aspetti.
Il mondo arabo riporta l'incontro come un passo verso la fine della guerra in Ucraina, senza collegamenti con altre crisi regionali.
Limitando la narrazione all'annuncio ufficiale e alla priorità ucraina, si evita di associare l'incontro a questioni delicate come la Russia o lo Stretto di Hormuz, mantenendo un tono neutro e rassicurante.
Il blocco arabo omette di menzionare i colloqui con Putin e la questione dello Stretto di Hormuz, presenti nella copertura iraniana, riducendo la portata strategica dell'incontro.
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