
La Lituania verso la rimozione del divieto costituzionale sulle armi nucleari: la deterrenza ridisegna i confini baltici
Vilnius avvia l'iter per consentire lo stazionamento di ordigni atomici, mentre la Svezia discute il ritiro dal trattato sulle mine antiuomo: il fronte orientale della NATO si prepara a un confronto prolungato con Mosca.
Il presidente lituano Gitanas Nausėda ha proposto di modificare la Costituzione per eliminare il divieto di stazionamento di armi di distruzione di massa sul territorio nazionale, aprendo così la strada a un eventuale dispiegamento di testate nucleari nell’ambito della condivisione atomica della NATO. L’iniziativa, sostenuta dal ministro della Difesa Robertas Kaunas e dal primo ministro designato Mindaugas Sinkevičius, non prevede un’installazione immediata in tempo di pace, ma punta a rimuovere quello che Vilnius considera un vincolo anacronistico, in grado di limitare la piena partecipazione del Paese alla postura difensiva dell’Alleanza. Per l’approvazione serviranno due votazioni parlamentari a maggioranza di 94 deputati, a distanza di tre mesi l’una dall’altra; la coalizione di governo dispone di 79 seggi, rendendo necessario un consenso trasversale che, secondo fonti governative lituane, sarebbe già in via di consolidamento.
Secondo l’ottica di Vilnius e delle capitali baltiche, il deterioramento della situazione geopolitica – aggravato dall’invasione russa dell’Ucraina e dal ricorso di Mosca alla retorica nucleare – impone di superare ogni ambiguità difensiva. La Lituania, ha dichiarato Nausėda, non può restare un “anello debole” o una “zona grigia” all’interno della NATO. La Finlandia ha già rimosso analoghe restrizioni, e analisti della regione baltica sottolineano come l’assenza di armamenti nucleari non abbia mai reso dimostrabilmente più sicuri i Paesi confinanti con la Russia, mentre la deterrenza viene ora considerata l’unica garanzia contro possibili aggressioni. Il dibattito si inserisce in un più ampio riposizionamento strategico: Polonia, Estonia, Lettonia e la stessa Finlandia hanno deciso di recedere dal Trattato di Ottawa che vieta le mine antiuomo, citando la minaccia russa e la necessità di difendere confini difficilmente presidiabili.
A Stoccolma il dilemma si ripropone in termini speculari. La Svezia, membro NATO dal 2024, è vincolata al Trattato di Ottawa e i suoi soldati non possono maneggiare mine antiuomo, mentre i vicini baltici e la Finlandia – con cui Stoccolma condivide oltre 1.300 chilometri di frontiera con la Russia – stanno abbandonando il divieto. Partiti come i Democratici Svedesi, i Cristiano-Democratici e i Liberali premono per il recesso, invocando un segnale di deterrenza e piena interoperabilità con gli alleati; altri, tra cui il governo, difendono la convenzione per ragioni umanitarie, ricordando che nel 2024 le mine hanno ucciso o ferito oltre 5.200 persone, per il 90% civili. Parallelamente, un appello firmato dal premio Nobel Dmitrij Muratov e dal direttore di “Novaja Gazeta” Sergej Sokolov chiede a Putin e Zelensky un cessate il fuoco umanitario per evacuare i feriti dal campo di battaglia, testimoniando la pressione umana che alimenta la ricerca di nuove architetture di sicurezza.
Per l’Italia e l’Europa, la partita lituana tocca il cuore della condivisione nucleare NATO, che già coinvolge basi in Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia. Un’estensione del dispositivo ai Paesi baltici richiederebbe il consenso degli Stati Uniti, da cui dipende in ultima istanza la decisione, e aprirebbe un confronto politico all’interno dell’Alleanza. Il voto parlamentare a Vilnius è atteso nei prossimi mesi, mentre a Bruxelles si osserva con attenzione l’evoluzione di un dossier che ridisegna i confini della deterrenza convenzionale e nucleare sul fianco orientale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Lituania si prepara a modificare la costituzione per consentire lo stazionamento di armi nucleari, una mossa dettata dalla crescente aggressività russa. Il dibattito nordico sottolinea che, pur non volendo dispiegamenti in tempo di pace, l'alleanza deve essere pronta a difendere ogni membro. L'imperativo morale di opporsi al disprezzo di Putin per la vita umana rafforza la svolta strategica.
La leadership lituana spinge per eliminare il divieto costituzionale sulle armi di distruzione di massa, una mossa che Mosca considera una pericolosa escalation sul fianco orientale della NATO. I funzionari russi avvertono che tali passi, compiuti con il pretesto di un peggioramento del clima geopolitico, non fanno che aumentare le tensioni e minare la sicurezza regionale. La narrazione sottolinea che Vilnius viene trascinata in una postura conflittuale dall'alleanza atlantica.
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