
La guerra al congedo per malattia infiamma l’Europa, ma in Germania il vero fronte è l’ascesa di AfD
Mentre il cancelliere Merz impone il certificato medico dal primo giorno di assenza, i dati mostrano che i costi veri vengono dalle patologie di lunga durata e il dibattito distoglie l’attenzione dall’avanzata dell’estrema destra.
La decisione del cancelliere tedesco Friedrich Merz di introdurre l’obbligo di presentare un certificato medico in presenza fin dal primo giorno di malattia ha innescato un dibattito che travalica i confini della Germania e si inserisce in una più ampia crociata europea contro l’assenteismo. Secondo i dati dell’OCSE, i lavoratori norvegesi si assenta in media 5,7 settimane l’anno, quelli francesi 4,1, i tedeschi 3,5, mentre nel Regno Unito e negli Stati Uniti le cifre restano molto più contenute. L’iniziativa di Merz, presentata come parte di un pacchetto di riforme economiche per recuperare competitività, ha immediatamente polarizzato il dibattito: per il governo di Berlino si tratta di arginare un “svantaggio competitivo”, ma sindacati, associazioni mediche e persino esponenti della coalizione di governo hanno denunciato il rischio di sovraccaricare gli ambulatori e di criminalizzare i lavoratori.
La resistenza interna alla Germania trova argomenti in una recente analisi del consorzio delle casse malattia aziendali (BKK), la quale mostra che i costi miliardari del sistema non derivano dalle assenze brevi, bensì dalle patologie di lunga durata, in particolare muscolo-scheletriche e psichiche. Il solo indennizzo di malattia oltre il quarantaduesimo giorno è costato alle casse pubbliche 21,6 miliardi di euro nel 2025, con un incremento del 24,4 per cento in dieci anni. Parallelamente, l’esperienza scandinava offre un controcanto istruttivo: in Norvegia, dove l’assenza di un giorno di carenza e la copertura totale dal primo giorno sono in vigore da tempo, il tasso di assenteismo resta il più alto d’Europa nonostante indicatori di salute pubblica migliori di quelli svedesi. Secondo l’ente previdenziale norvegese NAV, i lavoratori svedesi che si trasferiscono in Norvegia adottano rapidamente i comportamenti locali, segno di un adattamento al sistema più che a condizioni cliniche. In Svezia, il dibattito è speculare: i partiti di centro-sinistra propongono l’abolizione del giorno di carenza, mentre il mondo imprenditoriale e analisti economici mettono in guardia dal replicare il modello norvegese, che già costa l’8 per cento del PIL contro il 3,3 per cento svedese.
La partita tedesca, tuttavia, non si gioca soltanto sui certificati medici. Secondo gli osservatori della scena politica interna, l’insistenza di Merz su questo tema viene letta come un diversivo rispetto alla fragilità della sua coalizione e all’erosione del consenso dei partiti tradizionali. Al congresso di Erfurt, Alternative für Deutschland ha confermato la leadership di Alice Weidel e Tino Chrupalla, con la prima ormai candidata naturale alla cancelleria. I sondaggi nazionali attribuiscono ad AfD circa il 30 per cento delle intenzioni di voto, cinque punti sopra la CDU, e nei Länder orientali di Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore il partito sfiora il 41 per cento. La prospettiva che AfD possa guidare un governo regionale dopo le elezioni di settembre incrina il muro di contenimento eretto dalle forze democratiche, mentre settori della CDU locale iniziano a valutare pragmaticamente ipotesi di collaborazione che fino a ieri erano tabù.
In questo quadro, il dibattito sulle assenze per malattia assume i contorni di un paradosso politico. Mentre il governo federale tenta di rassicurare gli alleati atlantici sulla solidità del riarmo tedesco e di tenere testa alle pressioni di Washington, il fronte interno resta segnato da una diffusa insoddisfazione per la stagnazione economica e da una crescente sfiducia verso le élite tradizionali. La proposta di Merz, nata per rispondere a un’ansia di efficienza, rischia così di apparire, secondo gli analisti di Bruxelles, come l’ennesimo intervento su un sintomo anziché sulla malattia profonda che attraversa la società tedesca e, con essa, l’intera architettura politica europea. Il dossier resta aperto: il provvedimento dovrà passare al vaglio parlamentare, mentre gli appuntamenti elettorali regionali di settembre offriranno un primo verdetto sulla capacità dei partiti tradizionali di arginare l’onda nera.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
La Germania combatte l'assenteismo con misure drastiche, ma i tagli fiscali sono insufficienti per rilanciare l'economia.
Si utilizza il linguaggio bellico ('war on sick leave') per creare urgenza e giustificare le riforme, mentre si minimizzano le critiche sociali.
Non menzionano l'ascesa dell'AfD né le critiche sociali alla riforma, concentrandosi solo sull'aspetto economico.
La riforma di Merz è un fallimento politico che alimenta l'estrema destra, mentre i veri problemi strutturali vengono ignorati.
Si collega la riforma sanitaria alla crisi di fiducia e all'ascesa dell'AfD, trasformando una questione tecnica in un sintomo di degrado democratico.
Non discutono i potenziali benefici economici della riforma né i dati sull'assenteismo che la giustificano.
Allarga lo sguardo
Valute emergenti: il peso colombiano vola ai massimi dal 2019, rupia e naira arretrano
4 lingue · 7 testate
Da TechnologyL'intelligenza artificiale non basta: il collo di bottiglia è l'implementazione
7 lingue · 15 testate
Da Science & HealthArte, violenza e mistero: le scoperte che svelano il volto più antico dell’umanità
5 lingue · 6 testate