
Gaza devastata oltre il 90%, in Cisgiordania i coloni controllano un quinto del territorio
Un rapporto palestinese e uno studio di ong israeliane delineano un’accelerazione senza precedenti dell’espansione degli insediamenti e della distruzione nella Striscia, mentre cresce la violenza interna in Israele.
Secondo un rapporto del Centro di comunicazione governativo palestinese, le operazioni militari israeliane hanno distrutto più del 90 per cento della superficie della Striscia di Gaza, con un’intensificazione degli attacchi a Khan Younis, Rafah e Gaza City nell’ultima settimana che ha provocato otto vittime e nuovi sfollamenti forzati. Parallelamente, uno studio pubblicato dalle organizzazioni israeliane Peace Now e Kerem Navot documenta che dal ritorno al potere di Benjamin Netanyahu nel dicembre 2022 i coloni hanno creato 185 nuovi avamposti in Cisgiordania, di cui 130 cosiddette “fattorie” che oggi controllano quasi un quinto del territorio. L’accelerazione, definita dalle ong una “annessione di fatto a velocità senza precedenti”, è stata resa possibile da modifiche legislative, legalizzazioni retroattive e finanziamenti statali che hanno favorito l’esproprio di terre e l’espulsione di 118 comunità palestinesi.
Nella prospettiva delle autorità israeliane, l’espansione degli insediamenti risponde a esigenze di sicurezza e a rivendicazioni storiche, mentre le operazioni a Gaza sono presentate come azioni mirate contro infrastrutture militari. Fonti palestinesi e organizzazioni per i diritti umani denunciano invece un disegno sistematico di appropriazione territoriale e distruzione del tessuto abitativo e produttivo: il ministero dell’Agricoltura palestinese ha registrato danni per quasi 12 milioni di dollari, con 2.559 ulivi sradicati o bruciati e almeno 125 agricoltori colpiti. Nello stesso periodo, milizie di coloni hanno incendiato una caffetteria nel villaggio di al-Lubban ash-Sharqiya, aggredito pastori a est di Betlemme e bloccato l’accesso al villaggio di Burqa, episodi che secondo Ramallah rientrano in una strategia di logoramento della presenza palestinese.
Il quadro è aggravato da una crisi di violenza interna che attraversa la società araba israeliana. La polizia ha sequestrato decine di armi e oltre trenta veicoli in operazioni contro la criminalità organizzata nel Nord, mentre il 2026 ha già registrato 150 omicidi in quel settore, superando il dato dello stesso periodo dell’anno precedente. Per gli analisti europei, la combinazione di conflitto esterno, annessione strisciante e frammentazione sociale interna rende sempre più difficile qualsiasi prospettiva negoziale, con ripercussioni dirette sulla stabilità del Mediterraneo orientale e sui flussi migratori verso l’Italia e l’Unione.
Bruxelles considera gli insediamenti illegali ai sensi del diritto internazionale e discute possibili misure aggiuntive, mentre la Corte penale internazionale prosegue le indagini sui territori occupati. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha coinciso con un’ulteriore impennata: solo nel 2025 sono state approvate 27.941 unità abitative, più del doppio dell’anno precedente, e 42 comunità palestinesi hanno perso le loro terre. Con le elezioni israeliane previste per ottobre 2026, il peso elettorale dei partiti di estrema destra che sostengono l’annessione potrebbe condizionare i prossimi passi del governo, mentre al Palazzo di Vetro si attende la discussione di una nuova risoluzione sulla protezione dei civili.
| Stampa sud-est asiatica | −0.80 | critical |
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| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.90 | critical |
Le autorità palestinesi accusano Israele di distruzione sistematica di Gaza e chiedono un intervento internazionale urgente.
Il blocco utilizza il rapporto ufficiale del governo palestinese come fonte primaria, conferendo autorità e legittimità alla narrazione palestinese. L'uso ripetuto del termine 'forze di occupazione' rafforza una cornice di vittimismo.
Il blocco omette le prospettive israeliane, inclusi i rapporti di ONG israeliane che criticano la politica di insediamento, e non menziona le operazioni di polizia israeliane nel settore arabo.
Le ONG israeliane Peace Now e Kerem Navot denunciano l'annessione de facto della Cisgiordania, criticando il governo per l'espansione senza precedenti degli insediamenti. Nel frattempo, la polizia israeliana rivendica successi nella lotta alla criminalità nel settore arabo, spostando l'attenzione sulla sicurezza interna.
Il blocco utilizza i rapporti di ONG israeliane per dare credibilità alla critica, mentre la storia separata sulla polizia bilancia la narrazione con un'azione statale positiva, creando una doppia cornice di autocritica e sicurezza.
Il blocco omette il rapporto del governo palestinese sulla distruzione del 90% di Gaza, concentrandosi solo sugli insediamenti in Cisgiordania e sulla criminalità interna.
L'Europa denuncia l'annessione de facto della Cisgiordania da parte di Israele, utilizzando il linguaggio legale e i rapporti di ONG per sottolineare la violazione del diritto internazionale.
Il blocco inquadra la questione in termini legali e di diritti umani, citando ONG israeliane e usando termini come 'annessione de facto' per creare una cornice di illegalità e urgenza.
Il blocco omette la distruzione di Gaza e le vittime palestinesi, concentrandosi esclusivamente sugli insediamenti in Cisgiordania.
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