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Difesa e Sicurezzagiovedì 18 giugno 2026

La Germania muove le navi verso Hormuz, ma Teheran avverte: «Nessuna ingerenza esterna»

Berlino invia due unità nel Mar Rosso per una possibile missione di sminamento dopo l’accordo USA-Iran, mentre la Repubblica islamica rivendica il controllo esclusivo dello stretto.

La mattina di giovedì 18 giugno, mentre i ministri della Difesa della NATO si riunivano a Bruxelles, il ministro tedesco Boris Pistorius ha confermato che il cacciamine Fulda e la nave appoggio Mosel stavano già attraversando il Canale di Suez in direzione del Mar Rosso. Si tratta di un movimento preparatorio in vista di una possibile missione militare nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia energetico da cui transita quotidianamente circa un quinto del petrolio mondiale. L’iniziativa giunge a poche ore dalla firma di un accordo tra Washington e Teheran che ha posto fine a un conflitto capace di sconvolgere i mercati globali dell’energia, e mentre gli operatori del settore marittimo e assicurativo sollecitavano con urgenza l’invio di dragamine per ripristinare la piena navigabilità della via d’acqua.

Da Teheran, tuttavia, la risposta non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato all’emittente Al Jazeera che «la riapertura dello Stretto di Hormuz spetta esclusivamente all’Iran, come già stabilito nell’intesa». Baghaei ha messo in guardia contro qualsiasi interferenza esterna, sostenendo che «non c’è assolutamente bisogno di un intervento straniero, che non farebbe altro che complicare la situazione». Le sue parole suonano come un chiaro avvertimento a Berlino e ai suoi alleati: la Repubblica islamica intende gestire in piena autonomia la rimozione degli ordigni navali, considerando la presenza di forze occidentali una potenziale minaccia alla propria sovranità e un fattore di instabilità.

La posizione tedesca resta comunque prudente e condizionata. Pistorius ha precisato che il dispiegamento delle due unità nel Mar Rosso non richiede al momento un mandato parlamentare del Bundestag, poiché le navi operano sotto l’egida della missione europea Aspides, già autorizzata per la protezione delle rotte commerciali. Qualsiasi evoluzione verso un’operazione di sminamento attivo nello Stretto di Hormuz, però, necessiterà di un voto formale e, soprattutto, del consenso esplicito di Iran e Oman, Stati rivieraschi che controllano giuridicamente lo stretto. Da Washington, il presidente Trump aveva annunciato che «gli alleati europei si sono impegnati ad aiutare gli Stati Uniti a mettere in sicurezza il corridoio di Hormuz», senza tuttavia specificare quali paesi avessero già assunto impegni operativi. La Germania, con questo movimento navale, sembra candidarsi a un ruolo di primo piano, forte anche del quadro giuridico offerto da Aspides.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è altissima. Lo Stretto di Hormuz è l’arteria principale per le importazioni di greggio e gas naturale liquefatto verso il Mediterraneo; una sua chiusura prolungata o una bonifica condotta in modo frammentario colpirebbero direttamente le raffinerie italiane e il sistema portuale, con ripercussioni sui prezzi alla pompa e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Gli analisti di Bruxelles sottolineano che la missione Aspides, nata per contrastare le minacce nel Mar Rosso, potrebbe estendere il proprio mandato geografico solo con il via libera del Consiglio europeo e in stretto coordinamento con i paesi rivieraschi. L’iniziativa tedesca, quindi, funge da test diplomatico: da un lato, la volontà europea di contribuire alla stabilità globale; dall’altro, la ferma rivendicazione iraniana di non volere «tutori» esterni. Il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di conciliare queste due spinte, trasformando un gesto di disponibilità militare in un’azione legittimata e condivisa, senza innescare nuove tensioni in una regione che ha appena ritrovato un fragile equilibrio.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

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Stampa iraniana e affiniStampa atlantica / anglosfera
Stampa iraniana e affini/ regime
indignazioneallarmescetticismo

Teheran avverte che qualsiasi ingerenza militare esterna nello Stretto di Hormuz è superflua e non farà che complicare la situazione, ribadendo che la riapertura del passaggio spetta esclusivamente all'Iran in base all'intesa raggiunta.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezza
pragmatismourgenza

Dopo l'accordo di pace tra Washington e Teheran, la Germania sta inviando due navi nel Mar Rosso per prepararsi a una possibile missione di sminamento nello Stretto di Hormuz, con Berlino che sottolinea la necessità del via libera di Iran e Oman.

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giovedì 18 giugno 2026

La Germania muove le navi verso Hormuz, ma Teheran avverte: «Nessuna ingerenza esterna»

Berlino invia due unità nel Mar Rosso per una possibile missione di sminamento dopo l’accordo USA-Iran, mentre la Repubblica islamica rivendica il controllo esclusivo dello stretto.

La mattina di giovedì 18 giugno, mentre i ministri della Difesa della NATO si riunivano a Bruxelles, il ministro tedesco Boris Pistorius ha confermato che il cacciamine Fulda e la nave appoggio Mosel stavano già attraversando il Canale di Suez in direzione del Mar Rosso. Si tratta di un movimento preparatorio in vista di una possibile missione militare nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia energetico da cui transita quotidianamente circa un quinto del petrolio mondiale. L’iniziativa giunge a poche ore dalla firma di un accordo tra Washington e Teheran che ha posto fine a un conflitto capace di sconvolgere i mercati globali dell’energia, e mentre gli operatori del settore marittimo e assicurativo sollecitavano con urgenza l’invio di dragamine per ripristinare la piena navigabilità della via d’acqua.

Da Teheran, tuttavia, la risposta non si è fatta attendere. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato all’emittente Al Jazeera che «la riapertura dello Stretto di Hormuz spetta esclusivamente all’Iran, come già stabilito nell’intesa». Baghaei ha messo in guardia contro qualsiasi interferenza esterna, sostenendo che «non c’è assolutamente bisogno di un intervento straniero, che non farebbe altro che complicare la situazione». Le sue parole suonano come un chiaro avvertimento a Berlino e ai suoi alleati: la Repubblica islamica intende gestire in piena autonomia la rimozione degli ordigni navali, considerando la presenza di forze occidentali una potenziale minaccia alla propria sovranità e un fattore di instabilità.

La posizione tedesca resta comunque prudente e condizionata. Pistorius ha precisato che il dispiegamento delle due unità nel Mar Rosso non richiede al momento un mandato parlamentare del Bundestag, poiché le navi operano sotto l’egida della missione europea Aspides, già autorizzata per la protezione delle rotte commerciali. Qualsiasi evoluzione verso un’operazione di sminamento attivo nello Stretto di Hormuz, però, necessiterà di un voto formale e, soprattutto, del consenso esplicito di Iran e Oman, Stati rivieraschi che controllano giuridicamente lo stretto. Da Washington, il presidente Trump aveva annunciato che «gli alleati europei si sono impegnati ad aiutare gli Stati Uniti a mettere in sicurezza il corridoio di Hormuz», senza tuttavia specificare quali paesi avessero già assunto impegni operativi. La Germania, con questo movimento navale, sembra candidarsi a un ruolo di primo piano, forte anche del quadro giuridico offerto da Aspides.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è altissima. Lo Stretto di Hormuz è l’arteria principale per le importazioni di greggio e gas naturale liquefatto verso il Mediterraneo; una sua chiusura prolungata o una bonifica condotta in modo frammentario colpirebbero direttamente le raffinerie italiane e il sistema portuale, con ripercussioni sui prezzi alla pompa e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Gli analisti di Bruxelles sottolineano che la missione Aspides, nata per contrastare le minacce nel Mar Rosso, potrebbe estendere il proprio mandato geografico solo con il via libera del Consiglio europeo e in stretto coordinamento con i paesi rivieraschi. L’iniziativa tedesca, quindi, funge da test diplomatico: da un lato, la volontà europea di contribuire alla stabilità globale; dall’altro, la ferma rivendicazione iraniana di non volere «tutori» esterni. Il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di conciliare queste due spinte, trasformando un gesto di disponibilità militare in un’azione legittimata e condivisa, senza innescare nuove tensioni in una regione che ha appena ritrovato un fragile equilibrio.

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Stampa iraniana e affiniStampa atlantica / anglosfera
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indignazioneallarmescetticismo

Teheran avverte che qualsiasi ingerenza militare esterna nello Stretto di Hormuz è superflua e non farà che complicare la situazione, ribadendo che la riapertura del passaggio spetta esclusivamente all'Iran in base all'intesa raggiunta.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezza
pragmatismourgenza

Dopo l'accordo di pace tra Washington e Teheran, la Germania sta inviando due navi nel Mar Rosso per prepararsi a una possibile missione di sminamento nello Stretto di Hormuz, con Berlino che sottolinea la necessità del via libera di Iran e Oman.

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