Accedi
Edizione delle 20:00 CETmartedì 30 giugno 2026
311 testate · 17 lingue1422 briefing oggi
Sportmartedì 30 giugno 2026

L’Iran fuori dal Mondiale, il segretario americano esulta: «Ho ballato di gioia»

Markwayne Mullin celebra l’eliminazione della nazionale iraniana, che ha sfiorato gli ottavi dopo un torneo segnato da restrizioni e tensioni diplomatiche.

L’ultimo respiro del Mondiale iraniano si è spento con un gol austriaco segnato nei minuti finali contro l’Algeria, che ha condannato la squadra di Amir Ghalenoei a restare la nona migliore terza, a un soffio dalla qualificazione. Poche ore dopo, da Washington, il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha scelto un registro ben lontano dalla compostezza diplomatica: «Ero così felice quando abbiamo potuto revocare i loro visti e dire loro di lasciare il suolo americano che forse ho cantato una o due canzoni, o addirittura ho fatto una danza di gioia». L’Iran aveva chiuso il Gruppo G con tre pareggi – contro Belgio, Egitto e Nuova Zelanda – senza mai perdere, ma anche senza mai vincere, un percorso di equilibrio che non è bastato in un formato a trentadue squadre dove solo le otto migliori terze avanzano.

La partecipazione iraniana si è consumata in un clima di eccezionalità logistica e politica. A febbraio, Stati Uniti e Israele avevano lanciato attacchi aerei contro l’Iran, e da quel momento la presenza della delegazione sul territorio americano è stata sottoposta a vincoli stringenti. Il ritiro previsto a Tucson, in Arizona, è stato spostato a Tijuana, in Messico, e la squadra ha potuto entrare negli Stati Uniti soltanto ventiquattr’ore prima di ogni partita, con l’obbligo di lasciare il Paese subito dopo il fischio finale. Fonti vicine all’organizzazione del torneo confermano che a diversi membri dello staff federale, tra cui il presidente Mahdi Taj e il team manager Mohammad Mehdi Nabi, non è mai stato concesso il visto, mentre il capitano Mehdi Taremi e altri giocatori hanno subito ripetuti controlli documentali.

Mullin ha giustificato la linea dura sostenendo che «quasi la metà» delle persone che l’Iran intendeva portare negli Stati Uniti aveva legami diretti con il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, un’accusa che la federazione iraniana ha respinto come «completamente priva di qualsiasi fondamento». Da Teheran, la reazione è stata affidata a una nota del dipartimento media della nazionale, che ha denunciato «un livello di meschinità e ristrettezza mentale che non tollera nemmeno la presenza di una squadra di calcio sul più grande palcoscenico sportivo del mondo». Il comunicato ha inoltre evocato il bombardamento della scuola Shojae Tayyebeh a Minab, che il 28 febbraio 2026 costò la vita a 168 bambini, episodio su cui il New York Times ha riferito di indagini militari che indicherebbero una responsabilità americana.

Sul campo, l’Iran ha provato a trasformare l’ostilità in energia. Dopo lo 0-0 con il Belgio a Inglewood, i giocatori hanno lasciato nello spogliatoio un biglietto: «Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civile di oggi, lo spirito dell’Iran resta vivo e saldo. Siamo venuti a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità». Un gesto ripetuto a Seattle, dove il pareggio con l’Egitto ha spento le residue speranze: «Forse i punti si possono ottenere in molti modi, forse una squadra può superare un girone, ma solo con correttezza e onore si può restare a testa alta davanti alla storia». Il tecnico Ghalenoei, dal canto suo, ha parlato di un trattamento «molto ingiusto» e ha esortato la Fifa a non permettere che in futuro un Paese ospitante possa riservare a una squadra lo stesso comportamento.

L’epilogo iraniano riapre il dibattito sul rapporto tra sport e politica in un’edizione dei Mondiali che, per la prima volta, si è svolta in un Paese in conflitto aperto con una delle partecipanti. Secondo analisti europei, la vicenda rischia di creare un precedente delicato per le future assegnazioni, mentre da Bruxelles si osserva con preoccupazione l’effetto domino su altre federazioni che potrebbero trovarsi in situazioni analoghe. Per l’Italia, assente dal torneo, resta il monito di un calcio che fatica a restare impermeabile alle tensioni globali. L’Iran, intanto, è atteso ad Antalya per un volo di ritorno verso Teheran, con la consapevolezza di aver resistito più fuori che dentro il rettangolo verde.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

49%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa latinoamericana
Stampa iraniana e affini/ Regime
IndignazioneVittimismoRevanscismo

La celebrazione tronfia di un alto funzionario statunitense per l'eliminazione dell'Iran, con tanto di 'danza della gioia', è condannata come una violazione dello spirito sportivo e una prova dell'ostilità politicizzata di Washington. Le dichiarazioni svelano il trattamento discriminatorio subito dalla squadra iraniana, tra revoche dei visti e partenza forzata immediata, trasformando il torneo in un campo di battaglia politica.

Stampa latinoamericana/ Mercato
IroniaDistacco

Il segretario alla Sicurezza interna degli Stati Uniti ha ammesso di aver fatto una danza di gioia per festeggiare l'eliminazione dell'Iran dal Mondiale, una reazione che sottolinea le correnti politiche sotterranee dell'evento. Mentre l'Iran ha mancato di poco la fase a eliminazione diretta dopo tre pareggi, la gioia schietta del funzionario per la loro partenza e la revoca dei visti ha attirato l'attenzione sull'atmosfera tesa che circondava la partecipazione della squadra.

Allarga lo sguardo

Leggi di più
Ultim'ora
Marocco, un'altra notte di rigori: Olanda eliminata, è la quarta condanna dal dischetto·L'ordine invisibile: come piccoli gesti quotidiani rivelano la nostra ricerca di serenità·Il piano di Oman e Iran per i pedaggi a Hormuz sfida Washington e il diritto marittimo·Blake Lively esige da Baldoni oltre 8 milioni di dollari per le spese legali·La tregua USA-Iran spinge i listini: S&P 500 verso il miglior trimestre dal 2020·Il ticchettio dei sette milioni al giorno e la lettera da Westminster·Due attacchi mortali in pochi giorni: alligatore in Florida, coccodrillo in Messico·La stretta australiana sulle scommesse finisce in commissione: opposizioni unite chiedono regole più dure·Marocco, un'altra notte di rigori: Olanda eliminata, è la quarta condanna dal dischetto·L'ordine invisibile: come piccoli gesti quotidiani rivelano la nostra ricerca di serenità·Il piano di Oman e Iran per i pedaggi a Hormuz sfida Washington e il diritto marittimo·Blake Lively esige da Baldoni oltre 8 milioni di dollari per le spese legali·La tregua USA-Iran spinge i listini: S&P 500 verso il miglior trimestre dal 2020·Il ticchettio dei sette milioni al giorno e la lettera da Westminster·Due attacchi mortali in pochi giorni: alligatore in Florida, coccodrillo in Messico·La stretta australiana sulle scommesse finisce in commissione: opposizioni unite chiedono regole più dure·
Agg. 16:124 lingue · 9 testate
9 testate|4 lingue|4 min lettura
martedì 30 giugno 2026

L’Iran fuori dal Mondiale, il segretario americano esulta: «Ho ballato di gioia»

Markwayne Mullin celebra l’eliminazione della nazionale iraniana, che ha sfiorato gli ottavi dopo un torneo segnato da restrizioni e tensioni diplomatiche.

L’ultimo respiro del Mondiale iraniano si è spento con un gol austriaco segnato nei minuti finali contro l’Algeria, che ha condannato la squadra di Amir Ghalenoei a restare la nona migliore terza, a un soffio dalla qualificazione. Poche ore dopo, da Washington, il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha scelto un registro ben lontano dalla compostezza diplomatica: «Ero così felice quando abbiamo potuto revocare i loro visti e dire loro di lasciare il suolo americano che forse ho cantato una o due canzoni, o addirittura ho fatto una danza di gioia». L’Iran aveva chiuso il Gruppo G con tre pareggi – contro Belgio, Egitto e Nuova Zelanda – senza mai perdere, ma anche senza mai vincere, un percorso di equilibrio che non è bastato in un formato a trentadue squadre dove solo le otto migliori terze avanzano.

La partecipazione iraniana si è consumata in un clima di eccezionalità logistica e politica. A febbraio, Stati Uniti e Israele avevano lanciato attacchi aerei contro l’Iran, e da quel momento la presenza della delegazione sul territorio americano è stata sottoposta a vincoli stringenti. Il ritiro previsto a Tucson, in Arizona, è stato spostato a Tijuana, in Messico, e la squadra ha potuto entrare negli Stati Uniti soltanto ventiquattr’ore prima di ogni partita, con l’obbligo di lasciare il Paese subito dopo il fischio finale. Fonti vicine all’organizzazione del torneo confermano che a diversi membri dello staff federale, tra cui il presidente Mahdi Taj e il team manager Mohammad Mehdi Nabi, non è mai stato concesso il visto, mentre il capitano Mehdi Taremi e altri giocatori hanno subito ripetuti controlli documentali.

Mullin ha giustificato la linea dura sostenendo che «quasi la metà» delle persone che l’Iran intendeva portare negli Stati Uniti aveva legami diretti con il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, un’accusa che la federazione iraniana ha respinto come «completamente priva di qualsiasi fondamento». Da Teheran, la reazione è stata affidata a una nota del dipartimento media della nazionale, che ha denunciato «un livello di meschinità e ristrettezza mentale che non tollera nemmeno la presenza di una squadra di calcio sul più grande palcoscenico sportivo del mondo». Il comunicato ha inoltre evocato il bombardamento della scuola Shojae Tayyebeh a Minab, che il 28 febbraio 2026 costò la vita a 168 bambini, episodio su cui il New York Times ha riferito di indagini militari che indicherebbero una responsabilità americana.

Sul campo, l’Iran ha provato a trasformare l’ostilità in energia. Dopo lo 0-0 con il Belgio a Inglewood, i giocatori hanno lasciato nello spogliatoio un biglietto: «Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civile di oggi, lo spirito dell’Iran resta vivo e saldo. Siamo venuti a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità». Un gesto ripetuto a Seattle, dove il pareggio con l’Egitto ha spento le residue speranze: «Forse i punti si possono ottenere in molti modi, forse una squadra può superare un girone, ma solo con correttezza e onore si può restare a testa alta davanti alla storia». Il tecnico Ghalenoei, dal canto suo, ha parlato di un trattamento «molto ingiusto» e ha esortato la Fifa a non permettere che in futuro un Paese ospitante possa riservare a una squadra lo stesso comportamento.

L’epilogo iraniano riapre il dibattito sul rapporto tra sport e politica in un’edizione dei Mondiali che, per la prima volta, si è svolta in un Paese in conflitto aperto con una delle partecipanti. Secondo analisti europei, la vicenda rischia di creare un precedente delicato per le future assegnazioni, mentre da Bruxelles si osserva con preoccupazione l’effetto domino su altre federazioni che potrebbero trovarsi in situazioni analoghe. Per l’Italia, assente dal torneo, resta il monito di un calcio che fatica a restare impermeabile alle tensioni globali. L’Iran, intanto, è atteso ad Antalya per un volo di ritorno verso Teheran, con la consapevolezza di aver resistito più fuori che dentro il rettangolo verde.

Divergenza delle fonti

Sport · 9 testate · 4 lingue

49%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale43%
Critico57%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa latinoamericana
Stampa iraniana e affini/ Regime
IndignazioneVittimismoRevanscismo

La celebrazione tronfia di un alto funzionario statunitense per l'eliminazione dell'Iran, con tanto di 'danza della gioia', è condannata come una violazione dello spirito sportivo e una prova dell'ostilità politicizzata di Washington. Le dichiarazioni svelano il trattamento discriminatorio subito dalla squadra iraniana, tra revoche dei visti e partenza forzata immediata, trasformando il torneo in un campo di battaglia politica.

Stampa latinoamericana/ Mercato
IroniaDistacco

Il segretario alla Sicurezza interna degli Stati Uniti ha ammesso di aver fatto una danza di gioia per festeggiare l'eliminazione dell'Iran dal Mondiale, una reazione che sottolinea le correnti politiche sotterranee dell'evento. Mentre l'Iran ha mancato di poco la fase a eliminazione diretta dopo tre pareggi, la gioia schietta del funzionario per la loro partenza e la revoca dei visti ha attirato l'attenzione sull'atmosfera tesa che circondava la partecipazione della squadra.

Questa notizia è apparsa su

9 testate · 4 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Doha, il vertice fantasma: Usa e Iran ai tavoli separati, Hormuz e fondi congelati al centro

7 lingue · 19 testate

Da Economy & Markets

La carenza di chip e la sete di energia: l’infrastruttura fisica dell’IA ridisegna l’economia globale

7 lingue · 17 testate

Da Technology

WhatsApp introduce i nomi utente: la privacy si rafforza, il numero di telefono non sarà più esposto

10 lingue · 27 testate

Leggi di più