
L'intelligenza artificiale è infrastruttura: la nuova frontiera è la fiducia
Dagli Stati Uniti al Brasile, l'adozione dell'IA cresce ma si scontra con timori sulla privacy e con la necessità di ripensare processi, competenze e relazioni con i consumatori.
L'intelligenza artificiale ha smesso di essere un elemento di differenziazione competitiva per diventare una componente infrastrutturale. Al festival Cannes Lions, i responsabili marketing di Google, Meta, Amazon e Unilever hanno descritto una tecnologia ormai pervasiva, che da sola non garantisce più un vantaggio: a fare la differenza sono creatività, connessione emotiva e fiducia. Parallelamente, uno studio del Pew Research Center rivela che negli Stati Uniti il 49% degli adulti utilizza strumenti di IA, in forte crescita rispetto al 33% del 2024, ma il 71% teme per la sicurezza dei propri dati. Questa tensione tra adozione e sfiducia sta ridefinendo le strategie aziendali.
La conseguenza è un ripensamento dei modelli di business. In Brasile, il 76% dei consumatori intende usare l'IA per gli acquisti, secondo un'indagine Visa, e il 52% l'ha già fatto nell'ultimo anno, accelerando il commercio conversazionale. Le aziende non competono più solo per apparire nei risultati di Google, ma per essere raccomandate da ChatGPT, Gemini e Perplexity, come indicano i dati Comscore e gli analisti di San Paolo. In Svezia, Johnny Humbla, responsabile nazionale di Nextron, segnala che le infrastrutture tradizionali non reggono i carichi di lavoro dell'IA: servono ambienti progettati per GPU, storage veloce e reti ad alta capacità, altrimenti i progetti pilota restano tali.
Anche la consulenza strategica si adatta. Secondo Boston Consulting Group, il 74% delle organizzazioni non ha ancora dimostrato un valore tangibile dagli investimenti in IA. Per questo, come riportato da Business Insider, grandi società come BCG e Accenture stanno spostando i contratti verso compensi legati ai risultati, condividendo il rischio con i clienti. In Europa, il fenomeno si inserisce in un quadro regolatorio in evoluzione con l'AI Act, ma la pressione per risultati misurabili è globale.
Sul fronte sociale, emergono interrogativi sull'impatto cognitivo. In Indonesia, un'analisi pubblicata su Republika mette in guardia dal rischio che la Generazione Alpha, abituata a ottenere risposte immediate dall'IA, perda la capacità di pensiero critico. La sfida, secondo pedagogisti e osservatori, è integrare l'IA come strumento didattico senza sostituire il processo di apprendimento. Il prossimo passaggio cruciale sarà la capacità di governare questa transizione: per le imprese, organizzare i dati e costruire fiducia; per i sistemi educativi, formare cittadini in grado di usare l'IA con consapevolezza.
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L'uso dell'IA tra i più giovani sta erodendo il pensiero critico. La Generazione Alpha, cresciuta con assistenti digitali, rischia di perdere la capacità di risolvere problemi in autonomia, sollevando serie preoccupazioni educative.
L'adozione dell'IA accelera, ma la fiducia e la creatività diventano i veri fattori distintivi. I consumatori usano sempre più l'IA per gli acquisti, ma cresce anche la paura, creando un paradosso che le aziende devono affrontare con strategie autentiche.
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