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Geopolitica e Politicamartedì 23 giugno 2026

L’asse energetico Brasile-Messico e le crepe nella coalizione di governo: la doppia sfida del Messico

Mentre Pemex e Petrobras firmano un memorandum per cooperare nell’esplorazione e raffinazione, il partito di governo Morena deve gestire le tensioni con gli alleati e le ombre del passato in vista delle elezioni del 2027.

La compagnia petrolifera statale messicana Pemex e la brasiliana Petrobras hanno sottoscritto a Rio de Janeiro un memorandum d’intesa non vincolante per avviare una cooperazione strategica nell’esplorazione, produzione e raffinazione di idrocarburi, con un’attenzione particolare alle acque profonde e ultra-profonde del Golfo del Messico. L’accordo, sostenuto dai presidenti Claudia Sheinbaum e Luiz Inácio Lula da Silva, prevede lo scambio di tecnologie e know-how e potrebbe estendersi a progetti in Africa. Per Pemex, gravata da un debito di circa 80 miliardi di dollari e da un calo produttivo costante, l’intesa rappresenta un’ancora di salvezza per sfruttare giacimenti in gran parte inesplorati; per Petrobras, alla ricerca di riserve al di fuori del Brasile, l’apertura di un nuovo fronte nel vicino Atlantico. Secondo fonti vicine ai negoziati, la collaborazione potrebbe indirettamente favorire anche la Braskem Idesa, joint venture tra la brasiliana Braskem e il gruppo messicano Carso, da anni a corto di materia prima a causa delle difficoltà di fornitura di Pemex.

Sul fronte politico interno, il Messico si prepara alle elezioni del 2027 in diciassette stati, e il partito al governo Morena, insieme agli alleati Partito del Lavoro (PT) e Partito Verde (PVEM), ha avviato la selezione dei candidati. La dirigenza morenista, guidata da Citlalli Hernández, ha annunciato un rigoroso processo di verifica che includerà controlli dell’unità di intelligence finanziaria, dell’agenzia delle entrate e della procura generale, oltre a uno scrutinio sui social media, con l’obiettivo dichiarato di evitare l’ingresso di figure compromesse. Tuttavia, le prime mosse degli alleati hanno già incrinato l’unità della coalizione: il PT ha presentato candidati propri in Baja California e Campeche, minacciando di rompere l’alleanza se non vi sarà “piso parejo” (parità di condizioni). In Campeche, il PT punta su Gerardo Sánchez Sansores, nipote della governatrice Layda Sansores, nonostante le norme interne di Morena contro il nepotismo; il diretto interessato ha rivendicato l’assenza di un rapporto istituzionale con la zia.

Osservatori messicani segnalano che la dirigenza nazionale di Morena guarda con particolare apprensione allo stato di Oaxaca, dove il gruppo dei fratelli Arroyo Rodríguez, con un passato segnato da controversie e conflitti comunitari – incluso il massacro di 15 indigeni ikoots a San Mateo del Mar nel 2020 –, starebbe tessendo una rete di candidature per conquistare la capitale nel 2027 e puntare alla governatorato nel 2028. La presidente Sheinbaum avrebbe impartito istruzioni affinché siano privilegiati profili con “autorità morale e radicamento sociale”, ma la capacità del partito di imporre tali criteri senza alienarsi pezzi della coalizione resta incerta. Nel frattempo, il Senato messicano è scosso dal caso del senatore morenista Enrique Inzunza, incluso in una lista di dieci sinaloensi richiesti in estradizione dagli Stati Uniti per presunti legami con il cartello di Sinaloa, che ha annunciato l’intenzione di restare in carica fino al 2030.

L’intreccio tra la ricerca di partnership energetiche internazionali e la gestione delle faide interne disegna un quadro di fragilità strutturale per l’amministrazione Sheinbaum, chiamata a rassicurare i mercati sulla tenuta di Pemex e, al contempo, a preservare la coesione del blocco progressista in un contesto di avanzata dell’opposizione in diversi stati del nord. Per l’Europa e l’Italia, il rafforzamento dell’asse energetico latinoamericano potrebbe tradursi in una maggiore stabilità dell’offerta globale di greggio, ma i rischi di instabilità politica in Messico – seconda economia della regione – restano un fattore da monitorare. I prossimi passi concreti dell’intesa Pemex-Petrobras saranno definiti da gruppi di lavoro tecnici, mentre le candidature per le elezioni del 2027 saranno ufficializzate tra agosto e settembre.

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Il Messico affronta una doppia sfida: il promettente asse energetico con il Brasile, ma le crepe nella coalizione di governo minacciano la governabilità in vista del 2027.

Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
PragmatismoDistacco

Pemex e Petrobras firmano un accordo di cooperazione, aprendo nuove opportunità commerciali nel petrolio e nel gas, mentre il panorama politico messicano mostra segni di frammentazione.

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L’asse energetico Brasile-Messico e le crepe nella coalizione di governo: la doppia sfida del Messico

Mentre Pemex e Petrobras firmano un memorandum per cooperare nell’esplorazione e raffinazione, il partito di governo Morena deve gestire le tensioni con gli alleati e le ombre del passato in vista delle elezioni del 2027.

La compagnia petrolifera statale messicana Pemex e la brasiliana Petrobras hanno sottoscritto a Rio de Janeiro un memorandum d’intesa non vincolante per avviare una cooperazione strategica nell’esplorazione, produzione e raffinazione di idrocarburi, con un’attenzione particolare alle acque profonde e ultra-profonde del Golfo del Messico. L’accordo, sostenuto dai presidenti Claudia Sheinbaum e Luiz Inácio Lula da Silva, prevede lo scambio di tecnologie e know-how e potrebbe estendersi a progetti in Africa. Per Pemex, gravata da un debito di circa 80 miliardi di dollari e da un calo produttivo costante, l’intesa rappresenta un’ancora di salvezza per sfruttare giacimenti in gran parte inesplorati; per Petrobras, alla ricerca di riserve al di fuori del Brasile, l’apertura di un nuovo fronte nel vicino Atlantico. Secondo fonti vicine ai negoziati, la collaborazione potrebbe indirettamente favorire anche la Braskem Idesa, joint venture tra la brasiliana Braskem e il gruppo messicano Carso, da anni a corto di materia prima a causa delle difficoltà di fornitura di Pemex.

Sul fronte politico interno, il Messico si prepara alle elezioni del 2027 in diciassette stati, e il partito al governo Morena, insieme agli alleati Partito del Lavoro (PT) e Partito Verde (PVEM), ha avviato la selezione dei candidati. La dirigenza morenista, guidata da Citlalli Hernández, ha annunciato un rigoroso processo di verifica che includerà controlli dell’unità di intelligence finanziaria, dell’agenzia delle entrate e della procura generale, oltre a uno scrutinio sui social media, con l’obiettivo dichiarato di evitare l’ingresso di figure compromesse. Tuttavia, le prime mosse degli alleati hanno già incrinato l’unità della coalizione: il PT ha presentato candidati propri in Baja California e Campeche, minacciando di rompere l’alleanza se non vi sarà “piso parejo” (parità di condizioni). In Campeche, il PT punta su Gerardo Sánchez Sansores, nipote della governatrice Layda Sansores, nonostante le norme interne di Morena contro il nepotismo; il diretto interessato ha rivendicato l’assenza di un rapporto istituzionale con la zia.

Osservatori messicani segnalano che la dirigenza nazionale di Morena guarda con particolare apprensione allo stato di Oaxaca, dove il gruppo dei fratelli Arroyo Rodríguez, con un passato segnato da controversie e conflitti comunitari – incluso il massacro di 15 indigeni ikoots a San Mateo del Mar nel 2020 –, starebbe tessendo una rete di candidature per conquistare la capitale nel 2027 e puntare alla governatorato nel 2028. La presidente Sheinbaum avrebbe impartito istruzioni affinché siano privilegiati profili con “autorità morale e radicamento sociale”, ma la capacità del partito di imporre tali criteri senza alienarsi pezzi della coalizione resta incerta. Nel frattempo, il Senato messicano è scosso dal caso del senatore morenista Enrique Inzunza, incluso in una lista di dieci sinaloensi richiesti in estradizione dagli Stati Uniti per presunti legami con il cartello di Sinaloa, che ha annunciato l’intenzione di restare in carica fino al 2030.

L’intreccio tra la ricerca di partnership energetiche internazionali e la gestione delle faide interne disegna un quadro di fragilità strutturale per l’amministrazione Sheinbaum, chiamata a rassicurare i mercati sulla tenuta di Pemex e, al contempo, a preservare la coesione del blocco progressista in un contesto di avanzata dell’opposizione in diversi stati del nord. Per l’Europa e l’Italia, il rafforzamento dell’asse energetico latinoamericano potrebbe tradursi in una maggiore stabilità dell’offerta globale di greggio, ma i rischi di instabilità politica in Messico – seconda economia della regione – restano un fattore da monitorare. I prossimi passi concreti dell’intesa Pemex-Petrobras saranno definiti da gruppi di lavoro tecnici, mentre le candidature per le elezioni del 2027 saranno ufficializzate tra agosto e settembre.

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Il Messico affronta una doppia sfida: il promettente asse energetico con il Brasile, ma le crepe nella coalizione di governo minacciano la governabilità in vista del 2027.

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