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Economia e Mercatisabato 27 giugno 2026

L’Argentina studia il passaporto in vendita: 500mila dollari per la cittadinanza

Buenos Aires prepara un programma di cittadinanza per investimenti per attrarre capitali e pagare il debito, mentre Londra valuta il ritorno dei visti dorati.

Il governo di Javier Milei si appresta a lanciare, probabilmente entro l’anno, un meccanismo che consentirà di ottenere la cittadinanza argentina in cambio di un versamento non rimborsabile di circa 500mila dollari o dell’acquisto di obbligazioni sovrane a cedola zero per un milione di dollari. L’iniziativa, ancora in fase di definizione, punta a raccogliere decine di miliardi di dollari per far fronte ai pagamenti del debito ereditato dalla ristrutturazione del 2020, in un momento in cui Buenos Aires evita di tornare sui mercati internazionali a tassi elevati. Secondo i consulenti che hanno lavorato al progetto, non sarebbero previsti obblighi di residenza né di residenza fiscale, un elemento che ridurrebbe l’esposizione tributaria dei richiedenti e renderebbe il passaporto argentino particolarmente competitivo.

Il programma si inserisce in un mercato globale della cittadinanza per investimenti che ha subito forti restrizioni. L’Unione europea ha dichiarato illegali nel 2024 i cosiddetti “passaporti d’oro” di Malta, ritenendoli una mercificazione della cittadinanza, mentre Cipro e Bulgaria hanno chiuso i loro schemi dopo pressioni di Bruxelles per i rischi di riciclaggio. Nello stesso solco, il Regno Unito aveva abolito nel 2022 i visti per investitori, dopo averne concessi oltre 2.500 a cittadini russi dal 2008. Ora, però, il governo laburista britannico discute un possibile ritorno di una “golden visa” da 5 milioni di sterline, con un percorso accelerato verso la residenza permanente e la cittadinanza, ma con filtri più severi per escludere profili a rischio. L’opposizione interna, guidata dal ministero dell’Interno e dal Tesoro, frena tuttavia il progetto, temendo nuovi scandali di corruzione e dubitando dei reali benefici economici.

L’attrattiva del passaporto argentino risiede nella possibilità di viaggiare senza visto in quasi 170 Paesi, un vantaggio superiore a quello offerto da qualsiasi altro schema esistente, e in una collocazione geografica percepita come distante dai conflitti globali. I promotori, tra cui la società di consulenza Arton Capital e il gruppo Latitud, vedono come potenziali acquirenti cittadini statunitensi ed europei preoccupati dalla polarizzazione politica e dalla pressione fiscale nei loro Paesi. La figura del magnate tecnologico Peter Thiel, presente in Argentina da aprile, viene indicata come un “ambasciatore” informale del programma ancor prima del suo avvio ufficiale.

L’iniziativa argentina dovrà tuttavia superare le resistenze di chi, anche all’interno del Paese, mette in guardia dai pericoli reputazionali e di sicurezza legati all’afflusso di capitali di dubbia provenienza. Il varo è atteso nei prossimi mesi, con il ministero dell’Economia che per ora non commenta, mentre a Londra il dibattito resta in una fase preliminare, senza una data per una decisione definitiva.

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sabato 27 giugno 2026

L’Argentina studia il passaporto in vendita: 500mila dollari per la cittadinanza

Buenos Aires prepara un programma di cittadinanza per investimenti per attrarre capitali e pagare il debito, mentre Londra valuta il ritorno dei visti dorati.

Il governo di Javier Milei si appresta a lanciare, probabilmente entro l’anno, un meccanismo che consentirà di ottenere la cittadinanza argentina in cambio di un versamento non rimborsabile di circa 500mila dollari o dell’acquisto di obbligazioni sovrane a cedola zero per un milione di dollari. L’iniziativa, ancora in fase di definizione, punta a raccogliere decine di miliardi di dollari per far fronte ai pagamenti del debito ereditato dalla ristrutturazione del 2020, in un momento in cui Buenos Aires evita di tornare sui mercati internazionali a tassi elevati. Secondo i consulenti che hanno lavorato al progetto, non sarebbero previsti obblighi di residenza né di residenza fiscale, un elemento che ridurrebbe l’esposizione tributaria dei richiedenti e renderebbe il passaporto argentino particolarmente competitivo.

Il programma si inserisce in un mercato globale della cittadinanza per investimenti che ha subito forti restrizioni. L’Unione europea ha dichiarato illegali nel 2024 i cosiddetti “passaporti d’oro” di Malta, ritenendoli una mercificazione della cittadinanza, mentre Cipro e Bulgaria hanno chiuso i loro schemi dopo pressioni di Bruxelles per i rischi di riciclaggio. Nello stesso solco, il Regno Unito aveva abolito nel 2022 i visti per investitori, dopo averne concessi oltre 2.500 a cittadini russi dal 2008. Ora, però, il governo laburista britannico discute un possibile ritorno di una “golden visa” da 5 milioni di sterline, con un percorso accelerato verso la residenza permanente e la cittadinanza, ma con filtri più severi per escludere profili a rischio. L’opposizione interna, guidata dal ministero dell’Interno e dal Tesoro, frena tuttavia il progetto, temendo nuovi scandali di corruzione e dubitando dei reali benefici economici.

L’attrattiva del passaporto argentino risiede nella possibilità di viaggiare senza visto in quasi 170 Paesi, un vantaggio superiore a quello offerto da qualsiasi altro schema esistente, e in una collocazione geografica percepita come distante dai conflitti globali. I promotori, tra cui la società di consulenza Arton Capital e il gruppo Latitud, vedono come potenziali acquirenti cittadini statunitensi ed europei preoccupati dalla polarizzazione politica e dalla pressione fiscale nei loro Paesi. La figura del magnate tecnologico Peter Thiel, presente in Argentina da aprile, viene indicata come un “ambasciatore” informale del programma ancor prima del suo avvio ufficiale.

L’iniziativa argentina dovrà tuttavia superare le resistenze di chi, anche all’interno del Paese, mette in guardia dai pericoli reputazionali e di sicurezza legati all’afflusso di capitali di dubbia provenienza. Il varo è atteso nei prossimi mesi, con il ministero dell’Economia che per ora non commenta, mentre a Londra il dibattito resta in una fase preliminare, senza una data per una decisione definitiva.

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