
L’accordo su Hormuz ridisegna il mercato: dal deficit al surplus nel 2027
L’Agenzia internazionale dell’energia rivede drasticamente le stime: domanda in calo nel 2026, ma con la riapertura dello Stretto l’offerta esploderà, portando a un eccesso di greggio senza precedenti.
L’annuncio di un’intesa provvisoria tra Stati Uniti e Iran per un cessate il fuoco di sessanta giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz – con la firma attesa venerdì in Svizzera – ha immediatamente ridisegnato le prospettive del mercato petrolifero globale. Dopo quasi quattro mesi di conflitto che ha bloccato oltre quattordici milioni di barili al giorno di produzione mediorientale, il Brent è sceso sotto gli ottanta dollari per la prima volta da marzo, mentre i listini azionari hanno registrato un sollievo diffuso. Nel suo rapporto mensile di giugno, l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) con sede a Parigi delinea uno scenario che va dalla penuria all’abbondanza: se l’accordo terrà, il 2027 vedrà un surplus di offerta di proporzioni storiche.
La domanda mondiale di petrolio, già fiaccata da mesi di prezzi elevati e interruzioni nelle catene di approvvigionamento, subirà una contrazione ben più profonda del previsto. L’Aie ha tagliato le stime per il 2026 di ulteriori settecentomila barili al giorno rispetto a maggio, portando il calo annuo a 1,1 milioni di barili, quasi il triplo della precedente valutazione. Le consegne del secondo trimestre sono crollate di cinque milioni di barili al giorno su base annua, un arretramento che non si vedeva dal 2020. Negli ambienti diplomatici europei si osserva con preoccupazione l’impatto asimmetrico della crisi: mentre le economie avanzate possono assorbire lo shock con le riserve strategiche, molti paesi emergenti dell’Asia e dell’Africa hanno subito razionamenti e rincari insostenibili, aggravando tensioni sociali già latenti.
Sul fronte dell’offerta, il quadro resta complesso. Nel 2026 la produzione globale scenderà in media di 3,9 milioni di barili al giorno, attestandosi attorno a 102 milioni, ma la riapertura graduale di Hormuz – che gli analisti mediorientali descrivono come un processo tecnicamente e politicamente delicato – dovrebbe innescare un recupero impetuoso. La prima proiezione dell’Aie per il 2027 parla di un balzo dell’offerta di otto milioni di barili al giorno, fino a 110 milioni, a fronte di una crescita della domanda limitata a due milioni. Ne risulterebbe un eccesso strutturale superiore a cinque milioni di barili quotidiani, capace di deprimere i prezzi e di riempire rapidamente le scorte strategiche, oggi ai minimi dal 1990. Da Mosca, dove si guarda con attenzione all’evoluzione del mercato, si sottolinea che un surplus così marcato potrebbe mettere sotto pressione anche i produttori non Opec, compresa la stessa Russia.
Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva di un greggio abbondante e meno caro rappresenta un’ancora di salvezza dopo mesi di bollette energetiche alle stelle e timori per la sicurezza degli approvvigionamenti. Tuttavia, l’Aie avverte che la transizione dal deficit al surplus non sarà indolore. Durante i tre mesi di guerra le riserve globali si sono svuotate a ritmi record – 3,8 milioni di barili al giorno, con punte di 4,6 milioni a maggio – e la domanda ha subito una distruzione strutturale che potrebbe non recuperare interamente. L’intesa USA-Iran, per quanto promettente, non cancella i rischi geopolitici in una regione che resta instabile. Il mercato, dunque, si prepara a un 2027 di apparente abbondanza, ma con la consapevolezza che la calma dello Stretto di Hormuz è sospesa a un filo diplomatico sottilissimo.
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L'AIE ha rivisto al ribasso le stime sulla domanda mondiale di petrolio per il 2026, prevedendo un calo di 1,1 milioni di barili al giorno, ma ha leggermente migliorato le prospettive dell'offerta, portandola a 102,4 milioni di barili al giorno. I ricavi russi dalle esportazioni di petrolio sono diminuiti di 0,7 miliardi di dollari a maggio, restando comunque superiori di oltre 8 miliardi rispetto all'anno precedente. Un quadro pragmatico che bilancia segnali negativi e positivi senza allarmismi.
L'AIE prevede un recupero graduale delle forniture di petrolio dopo la guerra, con il mercato che si avvierà verso un ampio surplus nel 2027 grazie a una produzione in crescita più rapida della domanda. L'accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz dovrebbe consentire un ritorno progressivo delle esportazioni e della produzione del Golfo, se la tregua reggerà. Un'ottica di cauto ottimismo incentrata sulla stabilizzazione.
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