
Iran e Oman avviano un gruppo di lavoro per la gestione dello Stretto di Hormuz
Dopo l'intesa con gli USA, Teheran e Muscat discutono servizi marittimi e costi, mentre Washington minaccia ritorsioni.
L’Iran e l’Oman hanno concordato la creazione di un gruppo di lavoro congiunto tra i rispettivi ministeri degli Esteri per definire la futura amministrazione della navigazione nello Stretto di Hormuz, inclusi i servizi marittimi e i costi a essi associati. L’annuncio, contenuto in una dichiarazione congiunta diffusa al termine dei colloqui di Muscat, dà seguito al memorandum d’intesa firmato la scorsa settimana tra Teheran e Washington, che prevede un periodo di sessanta giorni senza oneri per il transito e impegna l’Iran a consultare gli Stati rivieraschi del Golfo sulla gestione del passaggio strategico.
Secondo fonti diplomatiche iraniane, il nuovo meccanismo riguarderà tariffe per servizi marittimi – non pedaggi – e scatterà solo dopo la fase transitoria concordata con gli Stati Uniti. Da parte omanita, il ministro degli Esteri Badr Albusaidi ha ribadito su X l’impegno per un “passaggio sicuro e libero da pedaggi”, in linea con il diritto internazionale. La posizione di Washington, espressa dal presidente Trump e dal segretario al Tesoro Bessent, resta di ferma opposizione: gli Stati Uniti considerano qualsiasi imposizione economica come un pedaggio e hanno minacciato sanzioni contro Muscat e persino l’uso della forza qualora l’Oman collabori a un sistema di riscossione.
Dal punto di vista degli analisti europei, l’evoluzione tocca direttamente gli interessi italiani e comunitari: circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali transita per Hormuz, e l’introduzione di oneri, pur se spacciati per corrispettivi di servizio, potrebbe incidere sui costi energetici globali. La dichiarazione congiunta sottolinea la sovranità di entrambi i Paesi sulle proprie acque territoriali e la volontà di consultare altri Stati costieri e parti interessate, aprendo la porta a un negoziato allargato che potrebbe ridisegnare la governance di uno dei colli di bottiglia più sensibili del commercio marittimo.
L’intesa giunge dopo che lo stretto era rimasto di fatto chiuso al traffico commerciale in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran dello scorso febbraio, e dopo il successivo blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. Il memorandum mediato da Pakistan e Qatar ha permesso la riapertura del canale e ha avviato un percorso diplomatico che include la revoca progressiva delle sanzioni. Il gruppo di lavoro appena istituito rappresenta il primo passo operativo di quel percorso: i prossimi incontri tecnici dovranno tradurre in norme condivise l’equilibrio precario tra le rivendicazioni di Teheran, le rassicurazioni di Muscat e le linee rosse tracciate dalla Casa Bianca.
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Dopo l'intesa con Washington, l'Iran ha inviato il suo capo negoziatore a Mascate per discutere un nuovo quadro di gestione dello Stretto di Hormuz. I colloqui con l'Oman puntano a garantire una navigazione sicura e senza costi in un corridoio vitale per il commercio energetico globale. La vicenda segna una nuova fase della diplomazia marittima regionale.
Iran e Oman stanno costruendo insieme un nuovo modello di governance per lo Stretto di Hormuz, sulla base dell'intesa raggiunta con gli Stati Uniti. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Ghalibaf, conduce colloqui di alto livello per gestire la via d'acqua in uno spirito di buon vicinato. L'iniziativa diplomatica sottolinea il ruolo costruttivo dell'Iran nella stabilità regionale.
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