
L’Unione Europea avvia colloqui tecnici con i talebani per i rimpatri forzati
Una delegazione del governo afghano è stata ricevuta a Bruxelles per discutere il ritorno dei migranti irregolari, scatenando la reazione delle organizzazioni umanitarie e il dibattito sulla legittimazione del regime.
Per la prima volta dal ritorno al potere nell’agosto 2021, una delegazione del governo talebano ha incontrato a Bruxelles funzionari della Commissione europea e rappresentanti di quindici Stati membri. L’incontro, a porte chiuse e di natura tecnica, si è concentrato sui meccanismi di rimpatrio dei cittadini afghani privi di diritto di soggiorno nell’Unione, con particolare attenzione ai condannati per reati gravi e ai soggetti considerati minacce alla sicurezza. Il Belgio ha concesso cinque visti territoriali validi ventiquattro ore, limitati al proprio suolo e senza accesso allo spazio Schengen, dopo una valutazione di sicurezza che non ha rilevato elementi ostativi.
Secondo quanto dichiarato dal portavoce della Commissione Markus Lammert, l’iniziativa risponde alla richiesta formalizzata lo scorso ottobre da venti governi – tra cui Italia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – che sollecitavano un coordinamento europeo per accelerare le espulsioni. Bruxelles insiste sul carattere operativo del dialogo, avviato con una prima missione a Kabul a gennaio, e ribadisce che i contatti con le “autorità di fatto” non equivalgono a un riconoscimento diplomatico. Dal canto loro, i talebani, guidati dal portavoce del ministero degli Esteri Abdul Qahar Balkhi, hanno allargato l’agenda alla possibile riapertura di servizi consolari per gli afghani residenti in Europa e a non meglio precisate “misure di rafforzamento della fiducia”, segnalando la volontà di ottenere un ritorno politico in cambio della cooperazione sui rimpatri.
La visita ha suscitato una dura reazione da parte delle organizzazioni per i diritti umani e di esponenti politici europei. Human Rights Watch, Amnesty International e la Federazione internazionale per i diritti umani (FIDH) hanno denunciato il rischio di legittimare un regime accusato di crimini contro l’umanità e persecuzione di genere – la Corte penale internazionale ha spiccato mandati d’arresto per alti dirigenti talebani – e di esporre i rimpatriati a un contesto di pericolo estremo. La FIDH ha presentato un esposto alla procura federale belga chiedendo l’arresto dei delegati. L’europarlamentare verde Hannah Neumann e il socialista Juan Fernando López Aguilar hanno parlato di “doppio standard” che mina la credibilità dell’Unione, mentre l’attivista Malala Yousafzai ha definito l’invito “un’offesa alle donne afghane”.
La cornice in cui si inserisce l’incontro è quella di una pressione migratoria crescente e di una svolta restrittiva nelle politiche europee. Secondo i dati della Commissione, tra il 2013 e il 2024 gli Stati membri hanno ricevuto circa un milione di domande d’asilo da cittadini afghani, con un tasso di accoglimento intorno alla metà, ma solo il 2 per cento dei 22.870 afghani destinatari di un ordine di allontanamento ha effettivamente lasciato il territorio dell’Unione. L’Afghanistan versa in una crisi umanitaria acuta: il Programma alimentare mondiale stima che oltre 17 milioni di persone soffrano di insicurezza alimentare, mentre il Comitato internazionale di soccorso calcola che la fame colpisca il 40 per cento della popolazione. In questo scenario, il dialogo tecnico avviato a Bruxelles rappresenta per i governi europei uno strumento per riprendere il controllo dei flussi, ma apre un fronte di tensione con gli impegni in materia di diritti fondamentali. Al momento non sono stati annunciati accordi operativi; la Commissione ha fatto sapere che i contatti proseguiranno su binari esclusivamente tecnici, mentre diversi Stati membri, tra cui la Germania, hanno già effettuato voli di rimpatrio utilizzando canali bilaterali.
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L'Unione Europea avvia colloqui tecnici con i talebani per accelerare i rimpatri forzati di migranti afghani, nonostante le forti condanne delle organizzazioni per i diritti umani. Il Belgio ha concesso visti di un solo giorno alla delegazione, scatenando polemiche. L'iniziativa viene descritta come una mossa pragmatica ma moralmente controversa per aumentare le espulsioni.
Una delegazione del governo afghano si è recata a Bruxelles per incontrare rappresentanti dell'Unione Europea. I colloqui affronteranno questioni importanti, tra cui il problema dei rifugiati. La visita è stata confermata da un portavoce talebano, ma non ci sono ancora comunicazioni ufficiali da parte dell'UE.
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