
Sette anni di colonia per il vicepresidente di Yabloko: Mosca colpisce il dissenso anti-guerra
Maksim Kruglov condannato per due post del 2022 su Bucha e Mariupol; il partito, unica forza legale contraria al conflitto, rischia l'esclusione dalle elezioni della Duma.
Il tribunale Zamoscvoreckij di Mosca ha condannato Maksim Kruglov, vicepresidente del partito Yabloko ed ex deputato della Duma cittadina, a sette anni di reclusione in una colonia a regime generale per diffusione di «notizie false» sulle forze armate russe. La sentenza, emessa il 24 giugno, arriva dopo una richiesta della procura di otto anni e si basa su due post pubblicati nell’aprile 2022 sul suo canale Telegram: uno descriveva le uccisioni di civili a Bucha, l’altro riportava i dati delle Nazioni Unite sulle vittime civili a Mariupol. Oltre alla detenzione, al politico è stato imposto il divieto di amministrare siti internet per tre anni. La condanna comporta la perdita dei diritti elettorali passivi e potrebbe precludere a Yabloko – unica formazione legale apertamente contraria alla guerra in Ucraina – la partecipazione alle elezioni della Duma di Stato previste in autunno.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i messaggi costituivano «informazione consapevolmente falsa» diffusa per motivazioni di odio politico, aggravante che ha innalzato la pena fino a un massimo di dieci anni. Kruglov ha respinto ogni addebito, sostenendo che le sue fonti erano rapporti ufficiali dell’ONU e che la sua attività politica è sempre stata ispirata da «amore per la patria, compassione e rispetto per la persona umana». Nel suo discorso finale, durato quasi due ore, ha denunciato l’equazione tra dissenso e odio: «Se il dissenso viene dichiarato odio, allora non è un atto concreto a essere messo fuori legge, ma la possibilità stessa di avere una posizione politica diversa». I dirigenti di Yabloko, presenti in aula insieme a diplomatici di diversi paesi occidentali, hanno annunciato ricorso, definendo la sentenza «immotivata e illegittima».
La vicenda si inserisce in una serie di procedimenti che negli ultimi due anni hanno colpito esponenti di Yabloko. Come riportato da fonti giudiziarie locali, più di dieci attivisti del partito sono stati multati per aver esposto simboli «estremisti» – in realtà fotografie di Aleksej Navalny o loghi del suo movimento, bandito nel 2021 – con il rischio concreto di esclusione dalle urne per un anno. Il leader storico della sezione di Pskov, Lev Shlosberg, è in custodia cautelare con l’accusa di diffondere «fake» sull’esercito. Secondo analisti di Bruxelles, l’inasprimento della repressione contro Yabloko, tollerato finora come valvola di sfogo legale, segnala la volontà del Cremlino di eliminare ogni voce parlamentare dissenziente in vista del rinnovo della Duma, in un contesto in cui la legge sui «fake» militari, introdotta nel marzo 2022, viene applicata in modo retroattivo e con criteri che, per gli osservatori internazionali, criminalizzano la semplice narrazione di fatti documentati.
Il processo ha messo in luce anche le modalità dell’apparato accusatorio: tra i testimoni dell’accusa figuravano un dipendente di un’azienda municipale che si era presentato come politologo e una volontaria della «Giovane Guardia» di Russia Unita, i quali hanno affermato di aver monitorato i post dell’imputato e di averli giudicati «amorali». La difesa ha rilevato che l’indagine colloca l’insorgenza del presunto intento criminoso nel 2020, due anni prima dell’introduzione della norma penale contestata. Kruglov, arrestato nell’ottobre 2025 mentre si trovava a San Pietroburgo, è stato inserito da Rosfinmonitoring nella lista delle persone coinvolte in terrorismo ed estremismo, con conseguente congelamento dei beni. L’appello è atteso nelle prossime settimane, mentre la Duma si prepara a un ciclo elettorale che, secondo le cancellerie europee, rischia di svolgersi senza alcuna rappresentanza critica della guerra.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un tribunale di Mosca ha condannato il vicepresidente di Yabloko, Maxim Kruglov, a sette anni di colonia penale per aver diffuso informazioni false sull'esercito russo. La sentenza si basa su due post del 2022 riguardanti Bucha e Mariupol, ritenuti motivati da odio politico. La legge contro le fake news è stata applicata in modo ordinario.
Le autorità russe hanno imposto un 'divieto di dissenso' incarcerando per sette anni un politico dell'opposizione a causa di due post sui social media. I post descrivevano semplicemente la morte di civili durante l'invasione dell'Ucraina, ma il Cremlino usa le leggi sulle 'fake news' per mettere a tacere qualsiasi voce contro la guerra. È un esempio lampante di repressione politica.
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