
«Tutti gli ebrei sono stufi di te»: la furia di Trump contro Netanyahu nel libro che scuote Washington
Il nuovo libro dei reporter del New York Times svela insulti e ultimatum di Trump al premier israeliano per imporre il piano di pace a Gaza, mentre oggi i due leader tornano a scontrarsi su Iran e Libano.
La rivelazione è contenuta in “Regime Change”, il libro dei giornalisti del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan che ricostruisce i retroscena del secondo mandato di Donald Trump. Nel settembre 2025, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente americano chiamò il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per imporgli il suo piano di pace in venti punti per Gaza. Alla presenza del genero Jared Kushner e dell’inviato speciale Steve Witkoff, entrambi di origine ebraica, Trump alzò la voce: «Tutti sono stufi di te, Bibi. Tutti gli ebrei sono stufi di te. Persino i due ebrei su questa linea sono stufi di te». Poi, secondo la trascrizione riportata, avvertì che il rifiuto israeliano avrebbe portato a un «divorzio» tra Washington e Tel Aviv. Due giorni dopo, il 29 settembre, i due leader annunciavano congiuntamente alla Casa Bianca l’accordo per il cessate il fuoco, poi approvato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu a novembre.
La telefonata, descritta come uno scontro furioso, maturò in un clima già avvelenato: secondo fonti dell’amministrazione americana, Kushner e Witkoff erano infuriati per un raid aereo israeliano che aveva colpito leader di Hamas a Doha, mentre Trump riteneva indispensabile chiudere il fronte di Gaza per concentrarsi su altri dossier. Il libro non si limita a questo episodio: dedica pagine agghiaccianti all’ossessione di Trump per l’attacco con i cercapersone esplosivi in Libano del settembre 2024, che il presidente descrisse con orrore e fascinazione, indugiando sui dettagli delle mutilazioni. «È orribile, orribile», ripeteva, paragonando le ferite a morsi di squalo, ma al tempo stesso ammirando l’ingegnosità letale dell’operazione.
Oggi quelle tensioni riemergono con forza. Nelle ultime settimane, Trump ha criticato apertamente la condotta militare israeliana in Libano, definendo Netanyahu «un pazzo» e accusandolo di bombardare interi palazzi per un solo obiettivo. Secondo fonti di intelligence americane citate dal Washington Post, il presidente è stato avvertito che Netanyahu potrebbe tentare di sabotare un accordo permanente con l’Iran. L’intesa provvisoria firmata la scorsa settimana tra Washington e Teheran è già sotto attacco da parte dell’opposizione interna, che la giudica un fallimento rispetto agli obiettivi bellici dichiarati.
Per gli osservatori europei e italiani, il deterioramento del rapporto tra Trump e Netanyahu introduce un elemento di imprevedibilità in un quadrante già instabile. La tenuta del cessate il fuoco a Gaza, l’evoluzione dei negoziati con l’Iran e la possibile escalation in Libano hanno ricadute dirette sulla sicurezza energetica e sui flussi migratori verso il Mediterraneo. La pubblicazione del libro, che ha già seminato allarme alla Casa Bianca per il sospetto di intercettazioni nella Situation Room, promette di alimentare un dibattito aspro sulla reale natura dell’alleanza strategica tra Stati Uniti e Israele. Il dossier resta aperto, mentre il Congresso americano si prepara a esaminare le implicazioni dell’accordo con l’Iran e Netanyahu valuta le prossime mosse militari.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La rivelazione di un nuovo libro espone una telefonata tesa in cui Trump ha insultato Netanyahu, dicendogli che tutti gli ebrei sono stufi di lui. Questo mette in luce la profonda spaccatura tra gli Stati Uniti e il regime israeliano, gettando dubbi sulla solidità della loro alleanza. La stampa iraniana presenta tutto ciò come prova di una crescente frustrazione anche tra gli alleati più stretti di Israele.
Un devastante nuovo libro descrive il secondo mandato di Trump come un caos imperiale, rivelando dettagli scioccanti del suo volgare sfogo contro Netanyahu. Il racconto è inserito in un più ampio declino americano sotto un folle e i suoi complici, invitando i lettori a piangere sullo stato della nazione. È un atto d'accusa schiacciante contro la leadership erratica di Trump e il suo impatto sulle relazioni estere.
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