
La ripresa degli investimenti globali è trainata dall’IA, ma resta fragile e diseguale
Nel 2025 gli IDE globali sono cresciuti del 6% toccando 1.600 miliardi di dollari, ma la concentrazione in pochi settori strategici e paesi solleva interrogativi sulla sostenibilità e l’impatto sullo sviluppo.
Gli investimenti diretti esteri globali hanno invertito due anni di calo, raggiungendo 1.624 miliardi di dollari nel 2025, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Il dato, pubblicato nel World Investment Report 2026 dell’UNCTAD, nasconde però una ripresa tutt’altro che diffusa: oltre l’80% dei flussi si è concentrato nelle prime venti economie destinatarie, e quasi la metà del valore dei nuovi progetti greenfield è stata assorbita da settori strategici come infrastrutture per l’intelligenza artificiale, semiconduttori, minerali critici e tecnologie per la transizione energetica. Nel 2020 questi comparti rappresentavano appena il 16% del totale.
La geografia degli investimenti riflette questa rincorsa alle tecnologie del futuro. L’Asia in via di sviluppo ha attratto 644 miliardi, con l’India che ha registrato un balzo del 44% a 39 miliardi, scalando due posizioni fino all’undicesimo posto mondiale, mentre il Sud-est asiatico ha superato l’Asia orientale come prima sottoregione destinataria. Gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto un record di 48,2 miliardi di dollari, pari al 40% di tutti gli IDE diretti nel mondo arabo, e sono saliti al nono posto globale. In Africa, i 70 miliardi affluiti rappresentano il terzo livello più alto dal 1990, ma restano ancorati a progetti energetici ed estrattivi in pochi paesi, con economie come il Bangladesh che, pur avendo un PIL sette volte superiore a quello dell’Uganda, hanno ricevuto meno della metà degli investimenti di quest’ultima.
La corsa all’intelligenza artificiale sta ridisegnando non solo le mappe degli investimenti ma anche le aspettative dei mercati finanziari. Secondo l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, gli investimenti in asset immateriali hanno superato per la prima volta i 10 trilioni di dollari. A Wall Street, però, cresce la pressione degli azionisti perché le grandi aziende tecnologiche dimostrino rendimenti all’altezza delle valutazioni: Microsoft ha destinato 65 miliardi all’infrastruttura cloud e IA, mentre OpenAI e Anthropic si contendono il primo collocamento in borsa con valutazioni vicine ai mille miliardi. La Banca dei regolamenti internazionali ha messo in guardia dal rischio di un eccesso speculativo che ricordi la bolla delle dot-com, pur riconoscendo la portata trasformativa della tecnologia.
Per l’Europa e l’Italia, il rapporto non offre dati disaggregati, ma il quadro complessivo indica che la competizione per attrarre investimenti nei settori strategici si sta intensificando, mentre le economie a basso reddito faticano a inserirsi in queste catene del valore. L’OCSE segnala che l’occupazione nei paesi membri continua a crescere, ma i salari reali in un terzo di essi restano inferiori ai livelli di cinque anni fa, un elemento che potrebbe frenare la domanda interna. Il prossimo World Investment Forum dell’UNCTAD, in programma a Doha dal 25 al 27 ottobre 2026, sarà il primo banco di prova per verificare se i governi sapranno tradurre questa selettiva ripresa degli investimenti in opportunità di sviluppo più ampie.
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.70 | aligned |
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.80 | aligned |
Il rapporto UNCTAD mette in guardia: la ripresa è fragile e diseguale, concentrata in pochi paesi e settori.
Utilizza dati aggregati e avvertenze per creare un quadro di cautela, senza enfatizzare successi locali.
Non menziona i successi specifici di paesi come India o Messico, che potrebbero offrire una visione più ottimistica.
Il Messico celebra il ritorno nella top 10, sottolineando il proprio successo nell'attrarre investimenti.
Seleziona e mette in primo piano il dato nazionale positivo, isolandolo dal contesto globale di fragilità.
Tralascia il fatto che la ripresa globale è fragile e diseguale, e che molti paesi in via di sviluppo hanno visto solo un modesto aumento.
L'India rivendica un aumento del 44% degli IDE, rafforzando la propria immagine di destinazione privilegiata.
Enfatizza la crescita percentuale e il contesto politico favorevole, minimizzando le riserve globali.
Non evidenzia che la crescita globale è concentrata in pochi paesi e che la ripresa è definita fragile dallo stesso rapporto UNCTAD.
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