
Iran sotto attacco: terzo giorno di raid reciproci, 14 morti e tregua in frantumi
Mentre si celebravano i funerali di Khamenei, gli Stati Uniti hanno colpito oltre 170 obiettivi in due giorni; Teheran risponde con droni e missili sulle basi alleate nel Golfo.
Esplosioni sono state udite nella serata di giovedì in diverse città iraniane – da Chabahar e Konarak sul Golfo di Oman ad Ahvaz e Bushehr – proprio mentre a Mashhad si svolgeva la sepoltura della Guida suprema Ali Khamenei. Secondo le autorità sanitarie iraniane, i raid statunitensi del 17 e 18 tir (8-9 luglio) hanno provocato almeno 14 morti e 78 feriti in cinque province. Testimonianze locali e canali vicini ai Guardiani della rivoluzione parlano di numerosi boati e di una massiccia presenza di velivoli nei cieli del sud del Paese.
Il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha reso noto di aver condotto in due notti consecutive attacchi contro più di 170 obiettivi militari iraniani – un numero quindici volte superiore a quello dei raid di fine giugno – con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Sono stati colpiti sistemi di difesa aerea, depositi di missili e droni, infrastrutture logistiche costiere e oltre sessanta imbarcazioni veloci dei Guardiani. Immagini verificate dalla stampa statunitense mostrano danni alla torre di controllo del porto di Chabahar, agli edifici dell’aeroporto di Iranshahr, a un pontile e all’area perimetrale della centrale nucleare di Bushehr, nonché a un ponte ferroviario sulla linea Tehran-Turkmenistan, a più di mille chilometri dallo stretto.
In risposta, le forze armate iraniane hanno annunciato di aver lanciato un “volume imponente” di droni suicidi e missili contro obiettivi militari americani in Kuwait, Qatar, Bahrein e Giordania. Kuwait e Giordania hanno confermato di aver intercettato diversi missili e droni, con un ferito lieve in Kuwait. Teheran sostiene di aver colpito anche la base aerea di Azraq e un centro di comando statunitense nella regione. L’escalation è stata innescata dall’attacco a tre petroliere nello Stretto di Hormuz, che Washington attribuisce all’Iran e che ha spinto il presidente Trump a dichiarare conclusa la tregua temporanea. La Repubblica Islamica non ha rivendicato l’attacco alle navi, ma analisti mediorientali ritengono che tali azioni servano ad accrescere la leva negoziale di Teheran.
Il nuovo ciclo di scontri ha immediatamente riacceso i timori per la stabilità del mercato energetico globale: il Brent, che durante la guerra aveva superato i 118 dollari al barile, giovedì si attestava intorno ai 76 dollari, in rialzo rispetto ai livelli pre-crisi ma in calo dopo valutazioni degli investitori sulla possibile temporaneità del conflitto. Sul fronte diplomatico, Qatar, Turchia, Oman e Pakistan hanno moltiplicato i contatti con le parti per scongiurare una guerra totale, mentre il ministro della Difesa israeliano Katz ha dichiarato che Israele è pronto a riprendere le operazioni contro l’Iran se necessario. La situazione resta estremamente fluida: il bilancio delle vittime è provvisorio, molti danni non sono stati verificati in modo indipendente e le prospettive di un nuovo cessate il fuoco appaiono incerte.
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
Iran suffers treacherous attacks while the world remains silent.
By emphasizing immediacy and lack of information, a sense of vulnerability and injustice is created, without contextualizing previous provocations.
The Iranian press omits any mention of Iranian attacks on US targets or the US justification for strikes, present in the Atlantic and Gulf blocs.
Escalation is out of control, diplomacy is the only way.
By presenting attack numbers and global consequences, a sense of urgency and need for intervention is built, without taking a clear side.
The Atlantic press omits the specific Iranian victim perspective and the localized impact on Iranian cities, focusing instead on strategic and global implications.
Military operations intensify, navigation in the Gulf is at risk.
Using precise figures and official sources, the event is presented as a fait accompli, avoiding moral judgments but emphasizing practical implications.
The Gulf press omits Iranian civilian casualties and internal Iranian reports of explosions, focusing solely on US military actions and their strategic rationale.
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