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Economia e Mercativenerdì 24 luglio 2026

Intelligenza artificiale, il conto del boom: 800 miliardi in fumo in un giorno

I risultati trimestrali di Alphabet e Tesla rivelano spese immense e ritorni incerti, mentre l’Europa si interroga sull’effetto delle sue politiche di incentivo.

Le «magnifiche sette» – Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla – hanno perso 797 miliardi di dollari di capitalizzazione nella sola giornata di giovedì, il calo più marcato dall’aprile 2025. La scintilla è scattata dopo la pubblicazione dei conti trimestrali di Alphabet e Tesla: entrambe hanno mostrato una domanda in crescita, ma un’accelerazione ancora più rapida degli investimenti in intelligenza artificiale, che comprime margini e flussi di cassa.

Alphabet ha alzato le previsioni di spesa in conto capitale a 205 miliardi di dollari per l’anno in corso, mentre Tesla ha confermato investimenti per almeno 25 miliardi, con l’ad Elon Musk che ha parlato di un 2026 «enorme per la spesa». Il flusso di cassa libero è diventato negativo per Google, e l’utile adjusted di Tesla è crollato del 17% rispetto alle attese. Secondo gli analisti di Wall Street, il mercato inizia a chiedersi quando questi esborsi si tradurranno in ricavi concreti. La tensione è amplificata da un debito occulto che sfiora i 1.650 miliardi di dollari per cinque giganti tecnologici: impegni fuori bilancio legati alla costruzione di data center, che emergeranno solo quando gli asset entreranno in funzione.

Per l’Europa la questione assume risvolti industriali. Gli incentivi all’acquisto di auto elettriche, in vigore in diversi Stati membri, stanno premiando soprattutto Tesla e i marchi cinesi: nel primo semestre le vendite di Tesla nell’Ue e nell’area di libero scambio sono cresciute del 55%, mentre BYD, Chery e Leapmotor hanno segnato incrementi a tre cifre. Al contempo, costruttori come Ford, Renault e Hyundai hanno perso quote. Da Bruxelles si moltiplicano le voci secondo cui tali sussidi, pur accelerando la transizione ecologica, avvantaggiano produttori extraeuropei, mettendo a repentaglio la competitività dell’industria automobilistica continentale.

Sullo sfondo restano le incognite macroeconomiche – dal rialzo del petrolio per le tensioni con l’Iran ai dazi che rimodellano le catene globali – mentre si attendono i conti di Microsoft, Amazon e Meta, che potrebbero confermare il trend. Per l’Italia, paese trasformatore e consumatore di tecnologia, la partita si gioca sulla capacità di attrarre investimenti in infrastrutture digitali senza caricarsi di passività nascoste, in un quadro regolatorio europeo ancora in divenire.

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venerdì 24 luglio 2026

Intelligenza artificiale, il conto del boom: 800 miliardi in fumo in un giorno

I risultati trimestrali di Alphabet e Tesla rivelano spese immense e ritorni incerti, mentre l’Europa si interroga sull’effetto delle sue politiche di incentivo.

Le «magnifiche sette» – Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta e Tesla – hanno perso 797 miliardi di dollari di capitalizzazione nella sola giornata di giovedì, il calo più marcato dall’aprile 2025. La scintilla è scattata dopo la pubblicazione dei conti trimestrali di Alphabet e Tesla: entrambe hanno mostrato una domanda in crescita, ma un’accelerazione ancora più rapida degli investimenti in intelligenza artificiale, che comprime margini e flussi di cassa.

Alphabet ha alzato le previsioni di spesa in conto capitale a 205 miliardi di dollari per l’anno in corso, mentre Tesla ha confermato investimenti per almeno 25 miliardi, con l’ad Elon Musk che ha parlato di un 2026 «enorme per la spesa». Il flusso di cassa libero è diventato negativo per Google, e l’utile adjusted di Tesla è crollato del 17% rispetto alle attese. Secondo gli analisti di Wall Street, il mercato inizia a chiedersi quando questi esborsi si tradurranno in ricavi concreti. La tensione è amplificata da un debito occulto che sfiora i 1.650 miliardi di dollari per cinque giganti tecnologici: impegni fuori bilancio legati alla costruzione di data center, che emergeranno solo quando gli asset entreranno in funzione.

Per l’Europa la questione assume risvolti industriali. Gli incentivi all’acquisto di auto elettriche, in vigore in diversi Stati membri, stanno premiando soprattutto Tesla e i marchi cinesi: nel primo semestre le vendite di Tesla nell’Ue e nell’area di libero scambio sono cresciute del 55%, mentre BYD, Chery e Leapmotor hanno segnato incrementi a tre cifre. Al contempo, costruttori come Ford, Renault e Hyundai hanno perso quote. Da Bruxelles si moltiplicano le voci secondo cui tali sussidi, pur accelerando la transizione ecologica, avvantaggiano produttori extraeuropei, mettendo a repentaglio la competitività dell’industria automobilistica continentale.

Sullo sfondo restano le incognite macroeconomiche – dal rialzo del petrolio per le tensioni con l’Iran ai dazi che rimodellano le catene globali – mentre si attendono i conti di Microsoft, Amazon e Meta, che potrebbero confermare il trend. Per l’Italia, paese trasformatore e consumatore di tecnologia, la partita si gioca sulla capacità di attrarre investimenti in infrastrutture digitali senza caricarsi di passività nascoste, in un quadro regolatorio europeo ancora in divenire.

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