
Brent oltre 100 dollari: gli attacchi nel Mar Rosso minacciano le rotte petrolifere alternative
Il blocco navale degli Houthi nel Mar Rosso, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, spinge il greggio ai massimi da maggio e allarma i mercati per la tenuta delle forniture globali.
Il prezzo del Brent ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, toccando 101,06 dollari venerdì con un balzo del 7% nella seduta precedente, mentre il West Texas Intermediate si mantiene sopra quota 91. A innescare la fiammata sono stati gli attacchi rivendicati dai ribelli Houthi dello Yemen contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, seguiti dall’annuncio di un blocco navale contro il traffico legato a Riad. In una settimana il Brent ha guadagnato oltre il 14%, con i mercati che scontano il rischio di interruzioni simultanee su due colli di bottiglia cruciali.
La via del Mar Rosso era diventata la valvola di sfogo per Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dopo che lo Stretto di Hormuz, percorso ogni giorno da quasi un quinto del greggio mondiale, è rimasto di fatto paralizzato: giovedì un solo tanker ha attraversato lo stretto, secondo dati di tracciamento. Il Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano, è il secondo canale per importanza e movimentava circa 2,5 milioni di barili giornalieri di greggio saudita prima degli attacchi. Riad aveva potenziato oleodotti verso il Mediterraneo, passando dall’Egitto, per mantenere una capacità di export di circa 6,8 milioni di barili al giorno, ma ora anche questa via appare a rischio.
L’escalation si inserisce in un contesto di scontro aperto tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti hanno condotto la dodicesima notte consecutiva di raid sull’Iran, colpendo depositi di missili e droni, mentre il presidente Trump ha minacciato un “attacco massiccio” e promesso di ritenere l’Iran responsabile di ogni nuova azione. Da Teheran, filtrano avvertimenti contro i Paesi che fornissero assistenza agli Stati Uniti, e si attribuisce agli Houthi la scelta di aprire il fronte marittimo nel Mar Rosso dopo il fallimento della tregua provvisoria tra Washington e Teheran.
L’impatto sui consumatori è già visibile: i prezzi della benzina negli Stati Uniti hanno raggiunto una media di 4,09 dollari a gallone, in Germania il litro supera i 2,15 euro, mentre rincari si segnalano in Pakistan e nelle Filippine. In Europa, la fiammata rischia di alimentare l’inflazione proprio mentre la Banca centrale europea cercava di contenere le pressioni sui prezzi. Ulteriori tensioni provengono dal Kazakistan, dove attacchi di droni ucraini hanno forzato la chiusura del terminale del Mar Nero gestito dal Consorzio del Caspian Pipeline, fermando circa il 2% dell’offerta globale e tagliando di oltre la metà la produzione nel giacimento più grande del Paese.
Secondo analisti nordeuropei, se entrambe le strozzature – Hormuz e Bab el-Mandeb – restassero a lungo fuori uso, il barile potrebbe raggiungere i 120 dollari entro fine anno, come ipotizzato da Goldman Sachs prima degli attacchi Houthi. L’evoluzione del conflitto e l’eventuale ripresa di colloqui tra Stati Uniti e Iran restano l’ago della bilancia per i mercati petroliferi globali.
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