
India scommette 13 miliardi di dollari sui chip per diventare hub globale
Approvata la missione Semicon 2.0 con un esborso di 1,27 lakh crore di rupie per attrarre fonderie e produrre chip indigeni, mentre un secondo schema da 62.500 crore spinge la manifattura di smartphone.
Il governo indiano ha impresso una svolta alla propria politica industriale tecnologica, approvando mercoledì un pacchetto da oltre 13 miliardi di dollari per la seconda fase della missione nazionale sui semiconduttori. La decisione, annunciata dal ministro dell’Informatica Ashwini Vaishnaw, arriva in un momento in cui le tensioni geopolitiche e la carenza globale di chip di memoria rendono urgente per le economie asiatiche ridurre la dipendenza dalle importazioni. L’esborso complessivo di 1,27 lakh crore di rupie (circa 13,3 miliardi di dollari) punta a coprire l’intera catena del valore: dalla progettazione dei circuiti integrati alla produzione di materie prime come minerali e gas, fino all’attrazione di grandi produttori internazionali per impianti di fabbricazione sul suolo indiano.
Il programma Semicon 2.0 si innesta su un primo schema di incentivi lanciato nel 2021, che con uno stanziamento di 76.000 crore di rupie aveva già permesso l’avvio di dodici progetti tra fabbricazione, packaging e test, con investimenti cumulativi di circa 1,64 lakh crore. Tra questi figura lo stabilimento di assemblaggio e collaudo del colosso americano delle memorie Micron Technology. La nuova edizione, strutturata su sei pilastri a partire dal design di chip, si propone di rendere il Paese autosufficiente nella produzione di semiconduttori indigeni entro la fine del programma. Secondo le stime ufficiali, il mercato indiano dei chip è cresciuto da 38 miliardi di dollari nel 2023 a una forbice tra 45 e 50 miliardi nell’anno fiscale in corso, con l’obiettivo di raggiungere 100-110 miliardi entro il 2030.
Parallelamente, l’esecutivo ha dato il via libera a un nuovo schema quinquennale per la produzione di telefoni cellulari, dotato di 62.500 crore di rupie. Il meccanismo prevede incentivi sulle vendite ammissibili con aliquote differenziate dal 2,25% al 5%, cui si aggiungono bonus fino all’1,5% per l’approvvigionamento locale di componenti e un ulteriore 3% per i marchi indiani che investono in ricerca e sviluppo. L’obiettivo è raggiungere una produzione cumulativa di circa 39 lakh crore di rupie in cinque anni, generando circa 60.000 posti di lavoro diretti. L’iniziativa consolida un percorso che ha già portato l’India a diventare il secondo produttore mondiale di smartphone per volume, con il 99,2% dei dispositivi venduti internamente realizzati in loco, e a fare dei telefoni cellulari la prima voce dell’export nazionale nel 2025.
Nel contesto della crisi mediorientale e della riorganizzazione delle catene di fornitura globali, l’India si posiziona come alternativa produttiva per un’industria elettronica che l’Europa e l’Italia osservano con attenzione, data la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento di componenti critici. Il governo di Nuova Delhi prevede che il solo Semicon 2.0 attragga investimenti per circa 4 lakh crore di rupie e generi una produzione di chip del valore di 2 lakh crore durante il periodo di validità. La prossima tappa concreta sarà l’emanazione dei bandi per l’assegnazione degli incentivi e l’avvio dei negoziati con i fornitori globali di tecnologie di fabbricazione.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.80 | aligned |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | +0.20 | neutral |
Il piano indiano sui semiconduttori è una risposta alle vulnerabilità globali delle catene di approvvigionamento, parte di una corsa tra nazioni per assicurarsi la produzione di chip.
Inquadra la decisione nel contesto della competizione geopolitica, normalizzando la mossa indiana come un passo necessario in una tendenza globale.
Il governo indiano, sotto la guida del Primo Ministro Modi, approva un investimento record per diventare un hub globale dei semiconduttori, dimostrando leadership e visione strategica.
Enfatizza i numeri impressionanti e le aspettative di investimento, creando un senso di slancio inevitabile e successo nazionale.
Omette il fatto che molti altri paesi stanno investendo somme simili o maggiori nei semiconduttori, e non menziona il successo limitato del precedente programma.
Il gabinetto indiano ha approvato un'espansione da 13,3 miliardi di dollari per i semiconduttori, concentrandosi su proprietà intellettuale, fabbriche e ricerca per ridurre la dipendenza dalle importazioni e attrarre capitali esteri.
Riduce la storia a una transazione finanziaria e a obiettivi tecnici, eliminando la cornice geopolitica o nazionalistica.
Il programma indiano da 13 miliardi di dollari per i semiconduttori è una mossa strategica per diventare una potenza globale dell'elettronica, rispondendo alle vulnerabilità della catena di approvvigionamento e alla competizione geopolitica.
Presenta l'ambizione indiana come una risposta naturale e necessaria alle tendenze globali, usando il linguaggio del potere e della competizione per legittimare l'investimento.
Allarga lo sguardo
New York valuta l’arresto di Netanyahu: scontro tra municipio e Israele
12 lingue · 39 testate
Da TechnologyL’India entra nel club dei lanci orbitali privati con il razzo Vikram-1
6 lingue · 8 testate
Da Science & HealthLa chirurgia negata: dalle attese infinite alle cliniche clandestine, un diritto globale in bilico
3 lingue · 6 testate