
Il T-MEC verso revisioni annuali: Washington non rinnova, ma l’accordo sopravvive
Gli Stati Uniti dovrebbero rifiutare la proroga di 16 anni, avviando un decennio di verifiche periodiche che mantengono l’incertezza senza far collassare il commercio continentale.
Il 1° luglio 2025, data del primo riesame congiunto previsto dall’accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA/T-MEC), Washington dovrebbe formalmente rifiutare la proroga di sedici anni, come già richiesto da Ottawa e Città del Messico. Non si tratta di una rottura immediata: l’intesa resta in vigore, ma scatterà un meccanismo di revisioni annuali che potrà protrarsi fino al 2036, anno di scadenza naturale. L’effetto immediato è un prolungato stato di incertezza normativa per le catene di fornitura integrate, in particolare nei settori automobilistico e manifatturiero.
Dietro la mossa americana non c’è solo la consueta pressione negoziale dell’amministrazione Trump. Analisti nordamericani leggono il gesto come il punto d’arrivo di una trasformazione strutturale della politica commerciale statunitense, avviata già durante il primo mandato repubblicano e istituzionalizzata sotto la presidenza Biden. L’abbandono dell’ortodossia liberoscambista a favore di una politica industriale aggressiva – fatta di sussidi, incentivi fiscali e requisiti di contenuto locale – ha reso l’accesso al mercato americano un privilegio condizionato, non più un presupposto automatico. In quest’ottica, la clausola di caducità inserita nel 2020 si trasforma da eccezione a strumento permanente di disciplina dei partner.
Le richieste di Washington si concentrano su regole d’origine più stringenti per il settore auto (con l’obiettivo di elevare al 50% la quota di componenti statunitensi) e su meccanismi anti-elusione per impedire che prodotti cinesi beneficino delle agevolazioni tariffarie. Sul fronte agricolo, il Congresso preme per misure contro le importazioni messicane di frutta e verdura, mentre con Ottawa restano aperti i contenziosi sul sistema di gestione dell’offerta lattiero-casearia. Le trattative formali sono finora limitate al binario Stati Uniti-Messico, con un nuovo round in programma a luglio; il Canada, pur avendo ribadito la volontà di rinnovare l’intesa, attende ancora l’avvio di negoziati ufficiali con Washington.
Per il settore privato messicano, rappresentato dal Consejo Coordinador Empresarial, l’obiettivo minimo è mantenere l’azzeramento dei dazi per i beni conformi alle regole di origine, confidando che dopo le elezioni di metà mandato americane si possa tornare a un’estensione di lungo periodo. Da Ottawa, il governo Carney considera il mancato rinnovo un male minore rispetto a un ritiro unilaterale, ma l’incertezza rischia di frenare gli investimenti. La prossima tappa concreta è la riunione virtuale del 1° luglio tra i rappresentanti commerciali dei tre Paesi, che dovrebbe produrre una dichiarazione congiunta sullo stato dei lavori, lasciando intatta la spada di Damocle di un recesso con sei mesi di preavviso.
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Gli Stati Uniti dovrebbero lasciar scadere il termine del 1° luglio per il rinnovo dell'USMCA, avviando un conto alla rovescia decennale invece di una rottura immediata. I funzionari canadesi considerano questa una mossa procedurale che mantiene in vigore l'accordo mentre proseguono i negoziati, pur introducendo incertezza a lungo termine per le catene di approvvigionamento nordamericane.
Il rifiuto di prolungare il trattato segna un cambiamento strutturale nel modo in cui Washington collega commercio, industria e sicurezza nazionale, lasciando Messico e Canada nel limbo. Il settore privato spinge per limitare le revisioni annuali e spera ancora in un'estensione completa di 16 anni dopo le elezioni statunitensi, ma lo scenario immediato è di incertezza gestita e di un trattato ridotto a contratto annuale.
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