
Teheran allestisce l’addio a Khamenei tra fragili tregue e nuovi equilibri
Le esequie del leader ucciso a febbraio mobilitano fino a venti milioni di iraniani e trenta delegazioni estere, mentre l’India rivede la propria presenza e il successore Mojtaba resta nell’ombra.
A Teheran gli operai stendono l’ultima mano di vernice sulla Mosalla, il grande spazio di preghiera che da sabato 4 luglio accoglierà le spoglie dell’ayatollah Ali Khamenei. Secondo le autorità iraniane, tra quindici e venti milioni di persone potrebbero riversarsi nella capitale per la più imponente cerimonia funebre della storia della Repubblica Islamica, un evento che il comandante dei pasdaran Hassan Hassanzadeh ha definito «storico». Khamenei era stato ucciso il 28 febbraio, nel primo giorno dell’offensiva congiunta americano-israeliana, insieme a decine di dirigenti politici e militari. Le esequie, rinviate per mesi a causa del conflitto, si svolgono ora in un contesto di cessate-il-fuoco fragile, sancito da un accordo preliminare con Washington e Tel Aviv, e a sei mesi da proteste interne partite dal carovita e sfociate in contestazione politica.
La macchina organizzativa, coordinata dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, punta a trasformare il lutto in un momento di coesione interna e di proiezione regionale. Ali-Akbar Pourjamshidian, segretario del comitato nazionale, ha dichiarato che l’obiettivo è «rafforzare la coesione nazionale e l’unità tra le diverse componenti politiche, sociali e religiose» e, al tempo stesso, rinsaldare la solidarietà nel mondo islamico, con un’attenzione particolare alle comunità sunnite e al cosiddetto Fronte della Resistenza. Le tappe del corteo – Teheran, Qom, le città sante irachene di Najaf e Kerbala, fino alla sepoltura a Mashhad il 9 luglio – disegnano una geografia simbolica che da Teheran guarda a Baghdad e oltre, mentre la tv di Stato trasmette documentari e messaggi di prevenzione per le temperature canicolari.
Sul piano diplomatico, la partecipazione attesa di rappresentanti di una trentina di Paesi offre un termometro dei riallineamenti in corso. Nuova Delhi, che pure ha ricevuto un invito personale del presidente Pezeshkian per il premier Modi, ha scelto di inviare il ministro di Stato per gli Esteri Pabitra Margherita e il governatore del Bihar, il generale in congedo Syed Ata Hasnain. Analisti indiani leggono la decisione come un segnale di cautela: nel 2024, per i funerali del presidente Raisi, l’India aveva schierato il vicepresidente; oggi, secondo osservatori di New Delhi, il governo Modi cerca di non irritare Washington e Tel Aviv, con cui ha intensificato i legami strategici, pur senza rinunciare al rapporto con l’Iran, cruciale per il porto di Chabahar e per gli equilibri energetici. Bruxelles e altre capitali occidentali monitorano con attenzione la tenuta della tregua, consapevoli che qualsiasi incidente durante le cerimonie potrebbe ripercuotersi sui mercati del greggio e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Resta sullo sfondo l’enigma del nuovo leader. Mojtaba Khamenei, figlio del defunto e guida suprema designata già a marzo, non è mai apparso in pubblico dalla nomina. Pourjamshidian ha glissato sulla sua eventuale presenza alle esequie, rimandando all’ufficio della Guida. La capitale sarà blindata e dichiarata festiva per tre giorni, con un perimetro del centro interdetto alle auto private. Il dossier delle esequie si chiuderà il 9 luglio a Mashhad, ma il loro impatto sulla legittimazione interna del nuovo vertice e sugli equilibri mediorientali post-bellici è destinato a pesare ben oltre quella data.
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I funerali del leader martire sono un evento storico che vedrà una massiccia partecipazione popolare e internazionale, dimostrando la rinnovata fedeltà alla Rivoluzione Islamica e alla sua guida. Centinaia di giornalisti stranieri copriranno le cerimonie, proiettando al mondo l'immagine di un popolo unito e devoto.
L'Iran si prepara a quello che sembra il più grande funerale di Stato della storia, con fino a 35 milioni di persone attese per le cerimonie dell'ex Guida Suprema, ucciso in un attacco congiunto USA-Israele. Nel frattempo, il nuovo leader Mojtaba Khamenei è già stato segnato per l'assassinio da Israele, e la ripresa della guerra rimane una possibilità a determinate condizioni.
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