
Il paradosso russo: ricchezza media in forte crescita, ma è trainata dai super-ricchi
Il Global Wealth Report 2026 di UBS colloca la Russia al secondo posto per aumento del patrimonio medio pro capite, ma la banca svizzera mette in guardia: il dato può essere distorto dai grandi patrimoni.
Secondo il rapporto annuale di UBS, tra il 2020 e il 2025 la ricchezza media per adulto in Russia è cresciuta del 37% in termini reali, un incremento superato solo dalla Corea del Sud. Il dato, calcolato al netto dell’inflazione e dei debiti, proietterebbe il Paese tra i mercati più dinamici. Tuttavia, gli analisti di Zurigo avvertono che la media può essere facilmente gonfiata da un ristretto gruppo di individui facoltosi, oscurando la condizione della maggioranza della popolazione. A livello globale, il rapporto segnala una riduzione della povertà estrema – la quota di adulti con un patrimonio inferiore a 10.000 dollari è scesa dal 75% del 2000 al 41% – ma anche un divario crescente, con i patrimoni tra 5 e 100 milioni di dollari che si espandono più rapidamente di quelli mediani.
Il contesto internazionale conferma la concentrazione della ricchezza. Il numero di miliardari nel mondo ha raggiunto la cifra record di 3.302, con un aumento del 13% in dodici mesi. Stati Uniti, Cina continentale e India ospitano oltre la metà di questi patrimoni, mentre la Russia, con 122 miliardari, si colloca al quinto posto. La volatilità dei grandi capitali è esemplificata da Elon Musk: il fondatore di Tesla e SpaceX ha oscillato attorno alla soglia del trilione di dollari, per poi scendere a 994 miliardi dopo un calo delle azioni della società aerospaziale, nonostante il rally di Meta abbia spinto Mark Zuckerberg oltre i 212 miliardi.
In Russia, i dati dell’indice Bloomberg Billionaires mostrano un andamento contrastante. Nei primi sei mesi del 2026, il patrimonio aggregato dei principali miliardari è salito di 4,82 miliardi di dollari, trainato da Alexei Mordashov (+2,29 miliardi), Leonid Mikhelson e Andrei Melnichenko. Nello stesso periodo, però, Mikhail Prokhorov ha perso oltre 5 miliardi e Pavel Durov 2,2 miliardi, segno che i guadagni si concentrano in settori legati alle materie prime e all’energia, mentre i tecnologici scontano correzioni. Alcune rilevazioni indicano addirittura un lieve arretramento del totale complessivo da inizio anno, a riprova di una dinamica fortemente dipendente dalle quotazioni di borsa.
Secondo gli economisti italiani, il fenomeno si inserisce in una trasformazione strutturale: la crescita di lungo periodo delle economie emergenti ha migliorato le condizioni di vita di miliardi di persone, ma la ricchezza media cresce molto più della mediana, segnalando che i benefici si accumulano in alto. Il prossimo aggiornamento dell’indice Bloomberg, atteso per fine mese, offrirà un termometro aggiornato sulla tenuta di questi patrimoni in un contesto di mercati ancora instabili.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media statali russi riportano che la Russia è il secondo paese al mondo per crescita della ricchezza, citando il rapporto UBS. Presentano il dato come un successo nazionale, senza approfondire le disuguaglianze interne.
Media indipendenti russi smascherano la narrazione trionfale, mostrando che la crescita è trainata esclusivamente dai super-ricchi. Sottolineano che i miliardari hanno guadagnato miliardi mentre la popolazione comune non ha beneficiato.
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