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Giustizia e Dirittomercoledì 1 luglio 2026

Google condannata in Svezia: risarcimento record da 1,3 miliardi a Klarna

Il tribunale svedese ha riconosciuto l'abuso di posizione dominante di Google, che per oltre un decennio ha favorito il proprio comparatore prezzi a danno di PriceRunner, controllata da Klarna.

Il Tribunale dei brevetti e del mercato di Stoccolma ha condannato Google a versare 14,3 miliardi di corone svedesi (circa 1,3 miliardi di euro) a PriceRunner, il comparatore di prezzi acquisito nel 2022 dalla fintech svedese Klarna. Si tratta del più alto risarcimento mai disposto in un caso di concorrenza in Svezia. La corte ha stabilito che per molti anni Google ha favorito illegalmente il proprio servizio di comparazione prezzi nei risultati del motore di ricerca, causando un danno economico al concorrente.

La decisione accoglie solo in parte le richieste di PriceRunner, che aveva avviato la causa nel 2022 chiedendo danni per circa 64 miliardi di corone più interessi. Secondo la corte, una parte della pretesa è caduta in prescrizione e non è stato riconosciuto un risarcimento per il danno successivo alla cessazione dell'abuso. Klarna, attraverso il suo responsabile comunicazione Dan Greaves, ha accolto la sentenza come un sostegno a «un mercato più sano e competitivo». Google, dal canto suo, ha dichiarato di non concordare con la decisione e di valutare le opzioni legali, sostenendo che le modifiche introdotte nel 2017 agli annunci commerciali hanno risolto il problema.

L'abuso, secondo la ricostruzione processuale, è iniziato nel 2008 nel Regno Unito e nel 2013 in Svezia e Danimarca, proseguendo ben oltre il 2017 – data in cui Google sosteneva di averlo interrotto – fino almeno al 2023. Il tribunale ha quantificato il danno in poco più di un miliardo di corone svedesi, 675 milioni di corone danesi e 950 milioni di sterline, oltre agli interessi maturati. La sentenza svedese si inserisce in un solco tracciato dalla Commissione europea, che già nel 2017 aveva multato Google per 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio servizio di shopping, decisione poi confermata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2024.

Nell'ottica di Bruxelles, il caso svedese rafforza il principio per cui le vittime di abusi antitrust possono chiedere il risarcimento del danno dinanzi ai giudici nazionali, anche dopo le decisioni delle autorità di concorrenza. Per l'Italia e per l'Europa, la vicenda assume rilievo perché consolida un indirizzo giurisprudenziale che potrebbe incoraggiare altre società di comparazione prezzi – e più in generale le imprese danneggiate da pratiche di self-preferencing – a intentare azioni simili. Il Digital Markets Act, entrato in vigore nell'Unione, mira proprio a prevenire questo tipo di distorsioni, ma il contenzioso svedese dimostra che i comportamenti pregressi continuano a produrre conseguenze legali ed economiche.

Al momento Google non ha annunciato se presenterà appello, ma ha fatto sapere di voler esaminare le vie legali a disposizione. La sentenza, pur non essendo definitiva, rappresenta un precedente di rilievo nel panorama europeo della concorrenza digitale, in attesa che altre giurisdizioni nazionali si pronuncino su richieste risarcitorie analoghe.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosferaStampa europea continentale
Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
PragmatismoDistacco

La decisione del tribunale svedese è una sentenza antitrust storica che rafforza la concorrenza nei mercati digitali. Invia un segnale che le piattaforme dominanti non possono abusare della loro posizione. La multa è sostanziale ma necessaria per garantire una concorrenza leale.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
TrionfoPragmatismo

La condanna di Google da parte del tribunale svedese è una vittoria per la regolamentazione europea. Dimostra che le autorità sono pronte a sanzionare i giganti tecnologici per pratiche anticoncorrenziali. La decisione rafforza il principio di parità di trattamento nel mercato unico digitale.

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mercoledì 1 luglio 2026

Google condannata in Svezia: risarcimento record da 1,3 miliardi a Klarna

Il tribunale svedese ha riconosciuto l'abuso di posizione dominante di Google, che per oltre un decennio ha favorito il proprio comparatore prezzi a danno di PriceRunner, controllata da Klarna.

Il Tribunale dei brevetti e del mercato di Stoccolma ha condannato Google a versare 14,3 miliardi di corone svedesi (circa 1,3 miliardi di euro) a PriceRunner, il comparatore di prezzi acquisito nel 2022 dalla fintech svedese Klarna. Si tratta del più alto risarcimento mai disposto in un caso di concorrenza in Svezia. La corte ha stabilito che per molti anni Google ha favorito illegalmente il proprio servizio di comparazione prezzi nei risultati del motore di ricerca, causando un danno economico al concorrente.

La decisione accoglie solo in parte le richieste di PriceRunner, che aveva avviato la causa nel 2022 chiedendo danni per circa 64 miliardi di corone più interessi. Secondo la corte, una parte della pretesa è caduta in prescrizione e non è stato riconosciuto un risarcimento per il danno successivo alla cessazione dell'abuso. Klarna, attraverso il suo responsabile comunicazione Dan Greaves, ha accolto la sentenza come un sostegno a «un mercato più sano e competitivo». Google, dal canto suo, ha dichiarato di non concordare con la decisione e di valutare le opzioni legali, sostenendo che le modifiche introdotte nel 2017 agli annunci commerciali hanno risolto il problema.

L'abuso, secondo la ricostruzione processuale, è iniziato nel 2008 nel Regno Unito e nel 2013 in Svezia e Danimarca, proseguendo ben oltre il 2017 – data in cui Google sosteneva di averlo interrotto – fino almeno al 2023. Il tribunale ha quantificato il danno in poco più di un miliardo di corone svedesi, 675 milioni di corone danesi e 950 milioni di sterline, oltre agli interessi maturati. La sentenza svedese si inserisce in un solco tracciato dalla Commissione europea, che già nel 2017 aveva multato Google per 2,42 miliardi di euro per aver favorito il proprio servizio di shopping, decisione poi confermata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea nel 2024.

Nell'ottica di Bruxelles, il caso svedese rafforza il principio per cui le vittime di abusi antitrust possono chiedere il risarcimento del danno dinanzi ai giudici nazionali, anche dopo le decisioni delle autorità di concorrenza. Per l'Italia e per l'Europa, la vicenda assume rilievo perché consolida un indirizzo giurisprudenziale che potrebbe incoraggiare altre società di comparazione prezzi – e più in generale le imprese danneggiate da pratiche di self-preferencing – a intentare azioni simili. Il Digital Markets Act, entrato in vigore nell'Unione, mira proprio a prevenire questo tipo di distorsioni, ma il contenzioso svedese dimostra che i comportamenti pregressi continuano a produrre conseguenze legali ed economiche.

Al momento Google non ha annunciato se presenterà appello, ma ha fatto sapere di voler esaminare le vie legali a disposizione. La sentenza, pur non essendo definitiva, rappresenta un precedente di rilievo nel panorama europeo della concorrenza digitale, in attesa che altre giurisdizioni nazionali si pronuncino su richieste risarcitorie analoghe.

Divergenza delle fonti

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39%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa europea continentale
Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
PragmatismoDistacco

La decisione del tribunale svedese è una sentenza antitrust storica che rafforza la concorrenza nei mercati digitali. Invia un segnale che le piattaforme dominanti non possono abusare della loro posizione. La multa è sostanziale ma necessaria per garantire una concorrenza leale.

Stampa europea continentale/ Mediterranea
TrionfoPragmatismo

La condanna di Google da parte del tribunale svedese è una vittoria per la regolamentazione europea. Dimostra che le autorità sono pronte a sanzionare i giganti tecnologici per pratiche anticoncorrenziali. La decisione rafforza il principio di parità di trattamento nel mercato unico digitale.

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