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Economia e Mercatimartedì 30 giugno 2026

Dazio Ue da 3 euro sui pacchi: scatta il 1° luglio, l’Italia sospende il contributo nazionale

L’Unione europea introduce un prelievo forfettario per ogni categoria merceologica nei colli sotto i 150 euro, mentre Roma posticipa la propria tassa per evitare doppioni e distorsioni.

Da mercoledì primo luglio entra in vigore il dazio doganale europeo di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. La misura, approvata dall’ECOFIN a dicembre, cancella di fatto l’esenzione di cui godevano finora le spedizioni di modico valore, un canale che nel 2025 ha veicolato circa 5,9 miliardi di articoli verso il continente – oltre 16 milioni di colli al giorno, per la quasi totalità partiti dalla Cina via aerea. Secondo i dati della Commissione europea, il 65% di queste merci presentava un valore dichiarato inferiore alla soglia, eludendo le tariffe ordinarie.

Il meccanismo non si applica al pacco nel suo complesso ma a ciascuna voce doganale distinta contenuta nella spedizione: una maglietta e un paio di occhiali da sole, ad esempio, sconteranno 6 euro, mentre cinque magliette identiche pagheranno 3 euro. Il prelievo è formalmente a carico del venditore o della piattaforma, ma gli analisti di Bruxelles e le associazioni dei consumatori avvertono che il costo potrà essere ribaltato sul cliente finale, incorporandolo nel prezzo o nelle spese di spedizione. La norma ha carattere temporaneo e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando sarà sostituita dai dazi ordinari calcolati per categoria merceologica, in parallelo con l’attivazione del nuovo «data hub» doganale europeo per l’e-commerce.

L’Italia aveva anticipato la mossa inserendo nella legge di bilancio un contributo nazionale di 2 euro per le spese doganali, in vigore da gennaio 2026 ma subito sospeso dopo che gli operatori logistici – come segnalato da Confetra – avevano registrato un crollo superiore al 50% dei volumi trattati, con un dirottamento massiccio dei flussi verso hub di altri Stati membri. Il governo ha quindi posticipato l’avvio del contributo prima al 1° luglio e ora al 1° ottobre, con l’intesa che la misura nazionale dovrà essere ritirata non appena scatterà la «handling fee» unionale, un ulteriore balzello di importo variabile fino a 2 euro previsto da novembre per finanziare i controlli doganali. Anche la Francia, che aveva introdotto una tassa analoga a marzo, ha annunciato la sospensione della propria imposta da due euro a partire dal 1° luglio, dopo aver constatato che circa il 90% dei volumi veniva deviato attraverso Belgio e altri Paesi vicini, vanificando il gettito atteso.

Oltre alla concorrenza giudicata sleale dai produttori europei, la stretta risponde a un’emergenza di sicurezza: ispezioni condotte nel 2025 in tutta l’Unione hanno rivelato che oltre il 60% dei beni importati – giocattoli, cosmetici, elettronica – conteneva sostanze vietate o era privo della documentazione di conformità. La Commissione assicura che vigilerà su eventuali tentativi di elusione, compresi i reindirizzamenti via Svizzera, mentre alcune grandi piattaforme starebbero valutando la creazione di magazzini sul suolo europeo per importare alla rinfusa e distribuire poi all’interno del mercato unico. Il prossimo snodo sarà l’introduzione, dal 1° novembre, della commissione di sdoganamento armonizzata, il cui importo esatto non è ancora stato fissato, e l’obbligo per i fornitori di trasmettere dati di tracciabilità rafforzata a partire da novembre 2026.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale/ Mediterranea
AllarmePragmatismoScetticismo

L'Europa si prepara a un nuovo balzello di 3 euro sui pacchi sotto i 150 euro, mentre la Francia sospende la sua tassa da 2 euro dopo un'applicazione caotica. L'invasione di miliardi di articoli a basso costo dalle piattaforme asiatiche viene descritta come uno tsunami che minaccia il commercio locale, ma il pasticcio normativo italiano e il dietrofront francese alimentano scetticismo sull'efficacia reale della misura.

Stampa del Golfo arabo
DistaccoPragmatismo

L'Unione Europea introduce un dazio di 3 euro sui pacchi di basso valore per arginare l'enorme afflusso di merci, principalmente dalla Cina, e per affrontare i rischi per la sicurezza. La misura è presentata come una risposta tecnica all'esplosione delle importazioni, con l'obiettivo di alleggerire la pressione sulle dogane e garantire controlli più rigorosi.

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martedì 30 giugno 2026

Dazio Ue da 3 euro sui pacchi: scatta il 1° luglio, l’Italia sospende il contributo nazionale

L’Unione europea introduce un prelievo forfettario per ogni categoria merceologica nei colli sotto i 150 euro, mentre Roma posticipa la propria tassa per evitare doppioni e distorsioni.

Da mercoledì primo luglio entra in vigore il dazio doganale europeo di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue. La misura, approvata dall’ECOFIN a dicembre, cancella di fatto l’esenzione di cui godevano finora le spedizioni di modico valore, un canale che nel 2025 ha veicolato circa 5,9 miliardi di articoli verso il continente – oltre 16 milioni di colli al giorno, per la quasi totalità partiti dalla Cina via aerea. Secondo i dati della Commissione europea, il 65% di queste merci presentava un valore dichiarato inferiore alla soglia, eludendo le tariffe ordinarie.

Il meccanismo non si applica al pacco nel suo complesso ma a ciascuna voce doganale distinta contenuta nella spedizione: una maglietta e un paio di occhiali da sole, ad esempio, sconteranno 6 euro, mentre cinque magliette identiche pagheranno 3 euro. Il prelievo è formalmente a carico del venditore o della piattaforma, ma gli analisti di Bruxelles e le associazioni dei consumatori avvertono che il costo potrà essere ribaltato sul cliente finale, incorporandolo nel prezzo o nelle spese di spedizione. La norma ha carattere temporaneo e resterà in vigore fino al 1° luglio 2028, quando sarà sostituita dai dazi ordinari calcolati per categoria merceologica, in parallelo con l’attivazione del nuovo «data hub» doganale europeo per l’e-commerce.

L’Italia aveva anticipato la mossa inserendo nella legge di bilancio un contributo nazionale di 2 euro per le spese doganali, in vigore da gennaio 2026 ma subito sospeso dopo che gli operatori logistici – come segnalato da Confetra – avevano registrato un crollo superiore al 50% dei volumi trattati, con un dirottamento massiccio dei flussi verso hub di altri Stati membri. Il governo ha quindi posticipato l’avvio del contributo prima al 1° luglio e ora al 1° ottobre, con l’intesa che la misura nazionale dovrà essere ritirata non appena scatterà la «handling fee» unionale, un ulteriore balzello di importo variabile fino a 2 euro previsto da novembre per finanziare i controlli doganali. Anche la Francia, che aveva introdotto una tassa analoga a marzo, ha annunciato la sospensione della propria imposta da due euro a partire dal 1° luglio, dopo aver constatato che circa il 90% dei volumi veniva deviato attraverso Belgio e altri Paesi vicini, vanificando il gettito atteso.

Oltre alla concorrenza giudicata sleale dai produttori europei, la stretta risponde a un’emergenza di sicurezza: ispezioni condotte nel 2025 in tutta l’Unione hanno rivelato che oltre il 60% dei beni importati – giocattoli, cosmetici, elettronica – conteneva sostanze vietate o era privo della documentazione di conformità. La Commissione assicura che vigilerà su eventuali tentativi di elusione, compresi i reindirizzamenti via Svizzera, mentre alcune grandi piattaforme starebbero valutando la creazione di magazzini sul suolo europeo per importare alla rinfusa e distribuire poi all’interno del mercato unico. Il prossimo snodo sarà l’introduzione, dal 1° novembre, della commissione di sdoganamento armonizzata, il cui importo esatto non è ancora stato fissato, e l’obbligo per i fornitori di trasmettere dati di tracciabilità rafforzata a partire da novembre 2026.

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L'Europa si prepara a un nuovo balzello di 3 euro sui pacchi sotto i 150 euro, mentre la Francia sospende la sua tassa da 2 euro dopo un'applicazione caotica. L'invasione di miliardi di articoli a basso costo dalle piattaforme asiatiche viene descritta come uno tsunami che minaccia il commercio locale, ma il pasticcio normativo italiano e il dietrofront francese alimentano scetticismo sull'efficacia reale della misura.

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L'Unione Europea introduce un dazio di 3 euro sui pacchi di basso valore per arginare l'enorme afflusso di merci, principalmente dalla Cina, e per affrontare i rischi per la sicurezza. La misura è presentata come una risposta tecnica all'esplosione delle importazioni, con l'obiettivo di alleggerire la pressione sulle dogane e garantire controlli più rigorosi.

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