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Geopolitica e Politicamercoledì 15 luglio 2026

Il Mossad, Ahmadinejad e il golpe mancato: cosa rivela l’operazione ‘Gatto con gli stivali’

I retroscena del tentativo israeliano di rovesciare il regime iraniano utilizzando l’ex presidente, tra incontri a Budapest, raid aerei e il veto di Erdogan.

La rivelazione, da parte del New York Times e di Haaretz, di un piano del Mossad per rovesciare la Repubblica Islamica e insediare l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad come nuovo leader ha gettato luce su una delle operazioni più audaci mai attribuite all’intelligence israeliana. Secondo le ricostruzioni, il progetto, denominato “Operazione Gatto con gli stivali”, prevedeva un attacco aereo contro le postazioni dei pasdaran al confine iracheno, l’ingresso di forze curde in Iran e una sollevazione popolare che avrebbe dovuto marciare fino a Teheran. Il piano, che avrebbe coinvolto anche la Cia, si è arenato a fine febbraio, tra il dissenso interno allo stato maggiore israeliano e l’intervento del presidente turco Erdogan, che secondo fonti israeliane avrebbe convinto Donald Trump a ritirare il sostegno.

Le reazioni ufficiali disegnano una mappa di posizioni contrapposte. Da Teheran, l’ufficio di Ahmadinejad ha bollato le notizie come “completamente false” e parte di una “guerra psicologica”, mentre la tv di Stato ha mostrato l’ex presidente a una cerimonia in memoria della Guida suprema, smentendo di fatto le voci di un arresto domiciliare. Fonti della difesa israeliana, citate dai media, descrivono invece un Ahmadinejad trasformato da nemico giurato in critico del regime, disposto a cooperare con il Mossad pur di tornare al potere. Ankara, dal canto suo, avrebbe visto nel progetto una minaccia strategica: il rafforzamento dei curdi avrebbe potuto destabilizzare la Turchia stessa, spingendo Erdogan a esercitare pressioni su Washington.

La vicenda affonda le radici in una mutazione politica che ha pochi precedenti. Dopo la presidenza, Ahmadinejad aveva progressivamente preso le distanze dall’establishment degli ayatollah, denunciando la corruzione delle élite e la brutalità delle forze di sicurezza. Secondo le fonti americane e israeliane, questa svolta lo avrebbe reso un interlocutore credibile per il Mossad, che lo avrebbe incontrato più volte all’estero, in particolare a Budapest, sfruttando conferenze accademiche come copertura. L’Ungheria, membro dell’Unione Europea, emerge così come teatro di una diplomazia parallela che solleva interrogativi a Bruxelles: il rettore dell’università Ludovika ha confermato di aver agevolato l’incontro, descrivendolo come un tentativo di favorire il dialogo tra nemici.

Al di là della veridicità dei singoli dettagli, la fuga di notizie getta ombre sulla tenuta del regime iraniano e sulla complessità degli equilibri mediorientali. Per l’Italia e l’Europa, l’eventuale successo di un’operazione del genere avrebbe ridisegnato gli assetti energetici e di sicurezza, ma il suo fallimento conferma la difficoltà di ingegnerizzare cambi di regime dall’esterno. Al momento, il dossier resta avvolto nell’incertezza: Ahmadinejad è riapparso in pubblico, ma la sua libertà di movimento sarebbe limitata, mentre il conflitto tra Israele e Iran prosegue. Le prossime settimane potrebbero chiarire se le rivelazioni siano state un’arma nella guerra dell’informazione o il sintomo di una crisi più profonda.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Coinvolgimento vs. Distacco
34%Media
3 blocchi · posizioni da −0.80 a 0.00
Accusatorio, allarmatoNeutrale, scettico
EURIRNISR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.20neutral
Stampa iraniana e affini−0.80critical
Stampa israeliana0.00neutral
Stampa europea continentale−0.20
Voce

L'operazione del Mossad è stata un azzardo fallito, e Ahmadinejad è finito ostaggio del regime che avrebbe dovuto rovesciare.

Meccanismorovesciamento ironico

Si enfatizza il paradosso: l'uomo che voleva cancellare Israele viene reclutato da Israele, ma il piano fallisce e lui resta prigioniero del regime. L'ironia della sorte rende la narrazione credibile.

Omissione

Mancano i dettagli militari del piano (attacchi ai Pasdaran, incursione curda) e la smentita di Ahmadinejad, che complicherebbero la lettura di un semplice fallimento.

ScetticismoDistaccoPragmatismo
Stampa iraniana e affini−0.80
Voce

Il Mossad ha ordito un complotto per distruggere l'Iran, usando Ahmadinejad come burattino e i curdi come mercenari.

Meccanismodemonizzazione del nemico

Si descrive il piano nei dettagli più minacciosi (attacchi mirati, invasione curda) per suscitare paura e indignazione, presentando l'Iran come bersaglio indifeso di una cospirazione esterna.

Omissione

Viene omesso il fatto che l'operazione sarebbe fallita e che Ahmadinejad è ora sotto controllo del regime, elementi che ridurrebbero la percezione di minaccia immediata.

AllarmeVittimismoIndignazione
Stampa israeliana0.00
Voce

Il Mossad ha tentato di reclutare Ahmadinejad, ma lui è apparso in pubblico e ha smentito tutto.

Meccanismocontrappunto fattuale

Si contrappone un fatto concreto (l'apparizione pubblica) alla rivelazione sensazionale, creando un effetto di dubbio. La cronaca dei fatti recenti indebolisce la tesi del reclutamento riuscito.

Omissione

Mancano i dettagli del piano militare e l'analisi del fallimento dell'operazione, che darebbero più peso alla versione del NYT.

ScetticismoDistaccoPragmatismo

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Il Mossad, Ahmadinejad e il golpe mancato: cosa rivela l’operazione ‘Gatto con gli stivali’

I retroscena del tentativo israeliano di rovesciare il regime iraniano utilizzando l’ex presidente, tra incontri a Budapest, raid aerei e il veto di Erdogan.

La rivelazione, da parte del New York Times e di Haaretz, di un piano del Mossad per rovesciare la Repubblica Islamica e insediare l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad come nuovo leader ha gettato luce su una delle operazioni più audaci mai attribuite all’intelligence israeliana. Secondo le ricostruzioni, il progetto, denominato “Operazione Gatto con gli stivali”, prevedeva un attacco aereo contro le postazioni dei pasdaran al confine iracheno, l’ingresso di forze curde in Iran e una sollevazione popolare che avrebbe dovuto marciare fino a Teheran. Il piano, che avrebbe coinvolto anche la Cia, si è arenato a fine febbraio, tra il dissenso interno allo stato maggiore israeliano e l’intervento del presidente turco Erdogan, che secondo fonti israeliane avrebbe convinto Donald Trump a ritirare il sostegno.

Le reazioni ufficiali disegnano una mappa di posizioni contrapposte. Da Teheran, l’ufficio di Ahmadinejad ha bollato le notizie come “completamente false” e parte di una “guerra psicologica”, mentre la tv di Stato ha mostrato l’ex presidente a una cerimonia in memoria della Guida suprema, smentendo di fatto le voci di un arresto domiciliare. Fonti della difesa israeliana, citate dai media, descrivono invece un Ahmadinejad trasformato da nemico giurato in critico del regime, disposto a cooperare con il Mossad pur di tornare al potere. Ankara, dal canto suo, avrebbe visto nel progetto una minaccia strategica: il rafforzamento dei curdi avrebbe potuto destabilizzare la Turchia stessa, spingendo Erdogan a esercitare pressioni su Washington.

La vicenda affonda le radici in una mutazione politica che ha pochi precedenti. Dopo la presidenza, Ahmadinejad aveva progressivamente preso le distanze dall’establishment degli ayatollah, denunciando la corruzione delle élite e la brutalità delle forze di sicurezza. Secondo le fonti americane e israeliane, questa svolta lo avrebbe reso un interlocutore credibile per il Mossad, che lo avrebbe incontrato più volte all’estero, in particolare a Budapest, sfruttando conferenze accademiche come copertura. L’Ungheria, membro dell’Unione Europea, emerge così come teatro di una diplomazia parallela che solleva interrogativi a Bruxelles: il rettore dell’università Ludovika ha confermato di aver agevolato l’incontro, descrivendolo come un tentativo di favorire il dialogo tra nemici.

Al di là della veridicità dei singoli dettagli, la fuga di notizie getta ombre sulla tenuta del regime iraniano e sulla complessità degli equilibri mediorientali. Per l’Italia e l’Europa, l’eventuale successo di un’operazione del genere avrebbe ridisegnato gli assetti energetici e di sicurezza, ma il suo fallimento conferma la difficoltà di ingegnerizzare cambi di regime dall’esterno. Al momento, il dossier resta avvolto nell’incertezza: Ahmadinejad è riapparso in pubblico, ma la sua libertà di movimento sarebbe limitata, mentre il conflitto tra Israele e Iran prosegue. Le prossime settimane potrebbero chiarire se le rivelazioni siano state un’arma nella guerra dell’informazione o il sintomo di una crisi più profonda.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Coinvolgimento vs. Distacco
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Accusatorio, allarmatoNeutrale, scettico
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Stampa israeliana0.00neutral
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L'operazione del Mossad è stata un azzardo fallito, e Ahmadinejad è finito ostaggio del regime che avrebbe dovuto rovesciare.

Meccanismorovesciamento ironico

Si enfatizza il paradosso: l'uomo che voleva cancellare Israele viene reclutato da Israele, ma il piano fallisce e lui resta prigioniero del regime. L'ironia della sorte rende la narrazione credibile.

Omissione

Mancano i dettagli militari del piano (attacchi ai Pasdaran, incursione curda) e la smentita di Ahmadinejad, che complicherebbero la lettura di un semplice fallimento.

ScetticismoDistaccoPragmatismo
Stampa iraniana e affini−0.80
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Il Mossad ha ordito un complotto per distruggere l'Iran, usando Ahmadinejad come burattino e i curdi come mercenari.

Meccanismodemonizzazione del nemico

Si descrive il piano nei dettagli più minacciosi (attacchi mirati, invasione curda) per suscitare paura e indignazione, presentando l'Iran come bersaglio indifeso di una cospirazione esterna.

Omissione

Viene omesso il fatto che l'operazione sarebbe fallita e che Ahmadinejad è ora sotto controllo del regime, elementi che ridurrebbero la percezione di minaccia immediata.

AllarmeVittimismoIndignazione
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Il Mossad ha tentato di reclutare Ahmadinejad, ma lui è apparso in pubblico e ha smentito tutto.

Meccanismocontrappunto fattuale

Si contrappone un fatto concreto (l'apparizione pubblica) alla rivelazione sensazionale, creando un effetto di dubbio. La cronaca dei fatti recenti indebolisce la tesi del reclutamento riuscito.

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