
Il lavoro pubblico come ammortizzatore sociale: a Giacarta 100mila candidati per 2.800 posti
L’Indonesia sperimenta un programma di lavori urbani subito preso d’assalto; Dacca e Teheran pianificano migliaia di assunzioni pubbliche. Un mosaico di strategie per ammortizzare la pressione occupazionale.
Diversi governi asiatici stanno facendo leva sul settore pubblico per alleggerire le tensioni sociali generate dalla crisi economica globale. A fornire la fotografia più nitida è Jakarta, dove dal 21 giugno il programma “Padat Karya” (lavoro ad alta intensità di manodopera) ha attratto oltre centomila candidati per appena 2.843 posizioni temporanee, con un tasso di selezione di uno ogni trentacinque domande. L’amministrazione del governatore Pramono Anung ha lanciato l’iniziativa come «bantalan sosial», un cuscinetto sociale per residenti a basso reddito in cerca di un sostegno diretto.
Il meccanismo è pensato per combinare manutenzione del verde, pulizia urbana, drenaggio e piccole opere pubbliche, affidate ai lavoratori attraverso imprese terze ma senza alcuna stabilizzazione: gli assunti non entreranno nell’organico del Comune. Il contratto durerà da tre a sei mesi, con uno stipendio allineato al salario minimo provinciale. Possono candidarsi cittadini maggiorenni fino a 59 anni con carta d’identità di Jakarta, disoccupati e rientranti nei primi cinque decili di reddito (i più poveri). La prima finestra di candidatura si chiuderà tra il 25 e il 26 giugno, e già dal 27 giugno scatterà una seconda fase, segno del tentativo di distribuire le opportunità rapidamente. Le autorità hanno promesso la massima trasparenza, temendo il «titipan» – l’imbroglio delle raccomandazioni.
Mentre l’Indonesia reagisce con interventi immediati, il Bangladesh sta pianificando un’espansione più strutturale della pubblica amministrazione. Secondo i dati presentati in parlamento dal ministro della Pubblica amministrazione Abdul Bari, entro sei mesi saranno coperti 2.879 posti vacanti nel solo ministero di competenza, altri 4.459 entro un anno e 3.110 in cinque anni. Complessivamente, a dicembre 2023 l’intero governo bengalese contava 468.220 posti vuoti, di cui quasi 69mila nei ranghi dirigenziali. Anche il comparto giudiziario è in sofferenza: su 2.620 posizioni da giudice, 656 sono scoperte e le assunzioni sono in corso, mentre aumentano i tribunali di nuova creazione. L’opposizione, nel frattempo, denuncia oltre 142mila procedimenti penali “falsi e persecutori” contro i propri militanti, gettando un’ombra sul realismo delle cifre ufficiali.
In Iran, il nodo è l’istruzione. Il ministro Alireza Kazemi ha annunciato che la copertura dei posti di insegnante per l’anno scolastico in arrivo sarà garantita attingendo ai circa 30mila laureati annuali dell’Università Farhangian, oltre a insegnanti in pensione richiamati in servizio e supplenti con contratti a chiamata. «Non nutriamo preoccupazioni serie», ha dichiarato, puntando anche sulla formazione in servizio per alzare la qualità. Il messaggio mira a rassicurare una società segnata da un alto tasso di disoccupazione giovanile e da un’inflazione galoppante.
Da Giacarta a Dacca a Teheran, la scelta di allargare – o riorganizzare – il perimetro del lavoro pubblico mostra una convergenza strategica: in economie dove il settore privato stenta o è dominato dall’informalità, lo Stato si fa datore di ultima istanza e stabilizzatore sociale. Per l’Italia e l’Europa, dove i vincoli di bilancio impediscono improvvisi ampliamenti, l’eccezionalismo asiatico è lontano, ma la pressione per interventi mirati sui lavoratori più fragili è un tema comune. Il prossimo banco di prova per Jakarta sarà il 27 giugno, quando verranno selezionati i primi lavoratori e si aprirà la seconda ondata di candidature; per Dacca, i primi sei mesi del piano di nomine sono già in corso.
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Il governo del Bangladesh ha presentato in parlamento un piano di assunzioni a tappe per colmare migliaia di posti vacanti nell'amministrazione pubblica nei prossimi anni. Le scadenze precise delineano una gestione pragmatica e metodica del personale.
Il programma di lavoro intensivo di Giacarta ha attirato oltre 100.000 candidati per soli 2.800 posti, evidenziando la forte domanda di reddito tra i residenti. Il sistema, pensato come ammortizzatore sociale, verrà realizzato in più fasi.
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