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Economia e Mercatidomenica 21 giugno 2026

Dazio Ue sui piccoli pacchi, rincaro visti in Giappone: la raffica di tariffe che ridisegna consumi e mobilità

Dal 1° luglio 2026 scattano nuove imposte doganali per gli acquisti online extra-Ue (5 euro in Italia) e Tokyo quintuplica i costi dei visti dopo 48 anni. L’Iran riforma i buoni alimentari.

Dal 1° luglio 2026, ogni pacco di modico valore spedito da paesi extra-Ue verso l’Italia sarà gravato da un’imposta di 5 euro: 3 euro di dazio comunitario e 2 euro di contributo nazionale, quest’ultimo introdotto dall’ultima legge di bilancio e dopo un rinvio tecnico ora in scadenza. La norma europea colpisce tutte le merci sotto i 150 euro e nasce per contrastare rischi sanitari, violazioni della proprietà intellettuale e l’enorme flusso di prodotti a basso costo, in prevalenza dai colossi cinesi dell’e-commerce come Temu e Shein. Nel 2025, gli italiani hanno ordinato 396 milioni di articoli extra-Ue, il 98% dei quali dalla Cina; un quarto sono capi d’abbigliamento.

Le associazioni della logistica e del commercio italiane — Confetra e Aice Confcommercio — calcolano che l’onere combinato farà crollare almeno il 50% dei traffici mercantili, con una perdita per l’erario stimata in 25 milioni di euro. Chiedono la cancellazione o un ulteriore differimento del balzello nazionale, che il ministero dell’Economia aveva posticipato al 30 giugno 2026 per adeguare i sistemi informativi doganali. Un esperto svedese di diritto dei consumi sottolinea inoltre che la tassa si applica anche agli ordini inoltrati prima dell’entrata in vigore, se la merce giunge dopo, e non è rimborsabile in caso di reso per ripensamento: un deterrente all’acquisto impulsivo, ma anche un costo nascosto per il cliente.

In una mossa parallela, il Giappone rivoluziona dopo quasi cinque decenni le proprie tariffe d’ingresso: dal 1° luglio 2026 il visto a singolo ingresso passa da 3.000 a 15.000 yen (circa 100 euro), quello multi-ingresso da 6.000 a 30.000 yen, mentre i diritti per i permessi di soggiorno schizzano fino a 300.000 yen per la residenza permanente. Tokyo giustifica l’adeguamento con l’inflazione e le oscillazioni valutarie e si dice fiduciosa che il turismo non ne risenta. Allo stesso tempo, l’Iran rivede il sistema di buoni alimentari (kala-berg): il ministero del Welfare esclude tagli generalizzati ai ceti medi, ma è pronta una revisione per i nuclei più abbienti — auto sopra i 5 miliardi di toman o immobili sopra i 50 miliardi — mentre l’esecutivo rafforza il credito per i decili a basso reddito. Il riassetto segue la svalutazione del rial e i costi di trasporto di guerra, con un container dall’India passato da 2.000 a 6.000 dollari.

Lo scenario del luglio 2026 tratteggia così un protezionismo diffuso ma selettivo: l’Europa cerca di arginare l’invasione dei pacchetti low cost, Roma e Stoccolma valutano il confine tra tutela dei consumatori e freno al commercio, mentre in Asia si ricalibrano visti e welfare. L’esito immediato per gli acquirenti italiani sarà una filiera più cara per gli acquisti transfrontalieri, con la decisione finale sul contributo da 2 euro attesa a brevissimo termine.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 2 lingue

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa sud-est asiatica
Stampa europea continentale
PragmatismoDistacco

La stampa europea continentale si concentra sull'imminente tassa UE sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra-UE, sottolineando i dettagli pratici: 3 euro a pacco in tutta l'UE, a cui l'Italia aggiunge 2 euro. I consumatori svedesi vengono avvertiti di possibili costi aggiuntivi anche per ordini effettuati prima di luglio. Il tono è informativo, con un mix di preoccupazione per i rincari e approvazione per la regolamentazione del commercio online.

Stampa sud-est asiatica
PragmatismoScetticismo

La stampa del sud-est asiatico riporta l'aumento del costo del visto giapponese, che dal 2026 quintuplicherà la tariffa per ingresso singolo, il primo ritocco in 48 anni. L'attenzione è sul drastico balzo (da 3.000 a 15.000 yen) e sulle conseguenze per i turisti indonesiani, con calcoli in rupiah. Il tono è fattuale ma sottolinea la portata storica della decisione.

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domenica 21 giugno 2026

Dazio Ue sui piccoli pacchi, rincaro visti in Giappone: la raffica di tariffe che ridisegna consumi e mobilità

Dal 1° luglio 2026 scattano nuove imposte doganali per gli acquisti online extra-Ue (5 euro in Italia) e Tokyo quintuplica i costi dei visti dopo 48 anni. L’Iran riforma i buoni alimentari.

Dal 1° luglio 2026, ogni pacco di modico valore spedito da paesi extra-Ue verso l’Italia sarà gravato da un’imposta di 5 euro: 3 euro di dazio comunitario e 2 euro di contributo nazionale, quest’ultimo introdotto dall’ultima legge di bilancio e dopo un rinvio tecnico ora in scadenza. La norma europea colpisce tutte le merci sotto i 150 euro e nasce per contrastare rischi sanitari, violazioni della proprietà intellettuale e l’enorme flusso di prodotti a basso costo, in prevalenza dai colossi cinesi dell’e-commerce come Temu e Shein. Nel 2025, gli italiani hanno ordinato 396 milioni di articoli extra-Ue, il 98% dei quali dalla Cina; un quarto sono capi d’abbigliamento.

Le associazioni della logistica e del commercio italiane — Confetra e Aice Confcommercio — calcolano che l’onere combinato farà crollare almeno il 50% dei traffici mercantili, con una perdita per l’erario stimata in 25 milioni di euro. Chiedono la cancellazione o un ulteriore differimento del balzello nazionale, che il ministero dell’Economia aveva posticipato al 30 giugno 2026 per adeguare i sistemi informativi doganali. Un esperto svedese di diritto dei consumi sottolinea inoltre che la tassa si applica anche agli ordini inoltrati prima dell’entrata in vigore, se la merce giunge dopo, e non è rimborsabile in caso di reso per ripensamento: un deterrente all’acquisto impulsivo, ma anche un costo nascosto per il cliente.

In una mossa parallela, il Giappone rivoluziona dopo quasi cinque decenni le proprie tariffe d’ingresso: dal 1° luglio 2026 il visto a singolo ingresso passa da 3.000 a 15.000 yen (circa 100 euro), quello multi-ingresso da 6.000 a 30.000 yen, mentre i diritti per i permessi di soggiorno schizzano fino a 300.000 yen per la residenza permanente. Tokyo giustifica l’adeguamento con l’inflazione e le oscillazioni valutarie e si dice fiduciosa che il turismo non ne risenta. Allo stesso tempo, l’Iran rivede il sistema di buoni alimentari (kala-berg): il ministero del Welfare esclude tagli generalizzati ai ceti medi, ma è pronta una revisione per i nuclei più abbienti — auto sopra i 5 miliardi di toman o immobili sopra i 50 miliardi — mentre l’esecutivo rafforza il credito per i decili a basso reddito. Il riassetto segue la svalutazione del rial e i costi di trasporto di guerra, con un container dall’India passato da 2.000 a 6.000 dollari.

Lo scenario del luglio 2026 tratteggia così un protezionismo diffuso ma selettivo: l’Europa cerca di arginare l’invasione dei pacchetti low cost, Roma e Stoccolma valutano il confine tra tutela dei consumatori e freno al commercio, mentre in Asia si ricalibrano visti e welfare. L’esito immediato per gli acquirenti italiani sarà una filiera più cara per gli acquisti transfrontalieri, con la decisione finale sul contributo da 2 euro attesa a brevissimo termine.

Divergenza delle fonti

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Stampa europea continentale
PragmatismoDistacco

La stampa europea continentale si concentra sull'imminente tassa UE sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra-UE, sottolineando i dettagli pratici: 3 euro a pacco in tutta l'UE, a cui l'Italia aggiunge 2 euro. I consumatori svedesi vengono avvertiti di possibili costi aggiuntivi anche per ordini effettuati prima di luglio. Il tono è informativo, con un mix di preoccupazione per i rincari e approvazione per la regolamentazione del commercio online.

Stampa sud-est asiatica
PragmatismoScetticismo

La stampa del sud-est asiatico riporta l'aumento del costo del visto giapponese, che dal 2026 quintuplicherà la tariffa per ingresso singolo, il primo ritocco in 48 anni. L'attenzione è sul drastico balzo (da 3.000 a 15.000 yen) e sulle conseguenze per i turisti indonesiani, con calcoli in rupiah. Il tono è fattuale ma sottolinea la portata storica della decisione.

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