
Riyadh apre agli stranieri il mattone: via libera a zone e portale digitale
Con l’approvazione delle norme attuative, l’Arabia Saudita completa la riforma che consente a individui e società non saudite di acquistare immobili in aree designate, mentre decolla il primo satellite congiunto con l’Egitto.
Il Consiglio dei ministri saudita ha approvato il 23 giugno le norme attuative e le mappe geografiche per la proprietà immobiliare straniera, completando un percorso legislativo avviato a metà 2025. Contestualmente, l’Autorità generale per il settore immobiliare (REGA) ha attivato il portale “Saudi Properties”, canale digitale ufficiale per presentare domande di acquisto. La decisione segna la fine di un regime restrittivo in vigore dal 2000 e introduce un modello di apertura regolata, con l’obiettivo di attrarre capitali esteri e irrobustire un mercato immobiliare in piena espansione.
La nuova architettura normativa consente a persone fisiche non saudite, società straniere, fondi d’investimento ed enti non profit di possedere beni immobili all’interno di perimetri geografici definiti, che includono le grandi città come Riyadh, Gedda e, con regole speciali, La Mecca e Medina. In queste ultime due città sante l’acquisto è riservato a individui musulmani e a società saudite con capitale estero, mentre resta precluso ai non musulmani. Sulle transazioni si applica un’imposta del 5% già esistente, cui si aggiunge un diritto aggiuntivo fino a un massimo del 5% a discrezione di REGA. Le violazioni, comprese quelle per informazioni fuorvianti, possono comportare multe fino a 10 milioni di riyal (circa 2,67 milioni di dollari) e la vendita forzata all’asta. I residenti stranieri regolari possono inoltre acquistare un’unica abitazione per uso personale al di fuori delle zone designate.
L’apertura del mattone si inserisce nella strategia Vision 2030, che punta a diversificare l’economia oltre gli idrocarburi e a fare del Regno una destinazione per vivere, lavorare e investire. Il comparto alberghiero e residenziale è già in fermento: il gruppo britannico Cheval Collection ha in cantiere a Riyadh il Cheval Maison Sulaymaniyah, 134 appartamenti di lusso attesi per fine 2028, mentre la società immobiliare saudita Blacksand ha siglato con Marriott International un accordo per dieci hotel (oltre 1.300 camere) da aprire entro il 2030 sotto marchi che vanno da St. Regis a Moxy. Sul fronte tecnologico, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera anche al primo satellite progettato e costruito congiuntamente con l’Egitto, un progetto che rafforza la cooperazione spaziale regionale e segnala l’interesse di Riyadh per l’industria ad alta tecnologia, in linea con i recenti primati nella cybersicurezza e nella competitività digitale.
Per gli investitori europei, e in particolare italiani, la riforma dischiude un mercato finora sostanzialmente inaccessibile, in un momento in cui i grandi progetti urbani e turistici sauditi generano domanda di residenze di pregio e di strutture ricettive. L’operatività del portale “Saudi Properties” rappresenta il prossimo banco di prova: le prime domande, attese nelle prossime settimane, offriranno un termometro dell’interesse internazionale e della capacità del sistema di gestire un flusso di capitali che Riyadh spera di incanalare verso uno sviluppo immobiliare ordinato e trasparente.
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La stampa del Golfo celebra l'apertura del mercato immobiliare saudita come una pietra miliare della Vision 2030, capace di attrarre capitali e competenze internazionali. I grandi progetti alberghieri già in cantiere dimostrano la fiducia degli investitori e la trasformazione del Regno in una destinazione globale per il lusso e gli affari.
I media latinoamericani leggono la notizia come l'irruzione dell'Arabia Saudita in veste di partner globale capace di investire capitali e trasferire tecnologia avanzata alla regione. L'intesa con il Guatemala viene dipinta come un modello di cooperazione che può trasformare un paese in una potenza mondiale, aprendo una nuova fase di opportunità bilaterali.
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