
Doku rientra al Mondiale dopo la nascita del figlio: il Belgio si gioca tutto
L’attaccante belga, tornato a Seattle dopo la paternità, è disponibile per la sfida decisiva contro la Nuova Zelanda mentre in Europa si è acceso un dibattito sul confine tra dovere sportivo e vita privata.
Jérémy Doku è atterrato al campo base di Seattle con l’abbraccio dei compagni e il via libera dei medici. L’esterno del Manchester City, assente per malattia nel pareggio a reti bianche contro l’Iran, si è reincorporato alla spedizione belga dopo un viaggio-lampo a Londra per assistere alla nascita del primo figlio, Praise. La sua presenza ridisegna l’attacco dei Diavoli Rossi in vista dell’ultimo atto del Gruppo G, in programma venerdì a Vancouver contro la Nuova Zelanda: una partita che non ammette pareggi, perché il Belgio, fermo a due punti dopo due gare, deve vincere per non dipendere dal risultato di Iran-Egitto.
Il rientro è stato preparato con una coreografia logistica e sanitaria minuziosa. Doku aveva saltato la sfida con l’Iran per un’infezione respiratoria, ma dopo giorni di trattamento il medico federale Brahim Hacene ha certificato l’assenza di rischi per il volo transatlantico, autorizzando il trasferimento con la scorta di personale sanitario. Il calciatore ha potuto così essere accanto alla compagna Shireen nel momento del parto, per poi tornare negli Stati Uniti nella giornata di mercoledì. «Shireen e Praise stanno bene, il mio cuore è pieno di gratitudine», ha scritto sui social, ringraziando lo staff per il sostegno e definendo l’arrivo del figlio «una delle più grandi benedizioni che Dio mi abbia mai dato».
La scelta di Doku ha innescato una discussione che ha attraversato le frontiere del calcio europeo. In Francia, la giornalista France Pierron aveva definito il parto «un momento disgustoso in cui il padre è inutile», scatenando un’ondata di reazioni che l’ha costretta a scuse pubbliche e ha spinto il quotidiano L’Équipe a prendere le distanze. Oltremanica, l’attaccante inglese Ollie Watkins ha parlato di «una benedizione che capita una volta sola», mentre in Belgio il capitano Youri Tielemans ha ricordato di avere tre figli e ha definito la presenza del padre «più che normale, un ricordo che nessuno ti può togliere». Il dibattito, più che dividere, ha messo a nudo sensibilità differenti sul rapporto tra professione e paternità nell’élite sportiva.
Sul prato del BC Place Stadium il discorso tornerà esclusivamente tecnico. Il Belgio di Rudi García ha finora raccolto due pareggi – 1-1 all’esordio con l’Egitto e lo 0-0 con l’Iran – e occupa il terzo posto del girone. Contro la Nuova Zelanda, ultima a zero punti, servirà una vittoria e probabilmente una versione ispirata di Doku, che nella prima uscita aveva giocato 85 minuti. Il rientro dell’ala mancina restituisce imprevedibilità a una squadra che, senza i tre punti, saluterebbe il Mondiale già nella fase a gironi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una conduttrice televisiva francese ha suscitato indignazione dopo aver definito 'un momento disgustoso' il parto e 'inutile' il padre, criticando Jérémy Doku per aver lasciato il Mondiale. In seguito alle polemiche, la conduttrice si è scusata pubblicamente, riconoscendo l'importanza della presenza paterna alla nascita.
Jérémy Doku è tornato al ritiro del Belgio a Seattle dopo aver assistito alla nascita del suo primo figlio a Londra. La federazione belga ha diffuso un video del suo rientro, mentre il giocatore aveva saltato la partita contro l'Iran anche per una malattia respiratoria.
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