
Hegseth impone a Baghdad il disarmo delle milizie filo-iraniane
Il capo del Pentagono condiziona il partenariato strategico all’affermazione della sovranità irachena e alla fine degli attacchi contro le forze Usa, mentre si profila il ritiro entro settembre.
L’incontro al Pentagono tra il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth e il primo ministro iracheno Ali al-Zeidi ha prodotto una condizione esplicita per il futuro della cooperazione bilaterale: Baghdad dovrà «affermare la propria sovranità» disarmando le milizie legate all’Iran, ritenute da Washington responsabili di oltre seicento attacchi contro il personale americano nella primavera di quest’anno. Secondo fonti del Pentagono, gli Stati Uniti si aspettano inoltre che le forze di sicurezza irachene – comprese le unità peshmerga curde – assumano la guida della lotta contro lo Stato Islamico, man mano che si riduce la missione della coalizione internazionale a guida americana. «Un Iraq sicuro apre la porta a una solida cooperazione commerciale e di difesa», ha sintetizzato Hegseth, delineando un orizzonte in cui la presenza militare lascerebbe spazio a un’integrazione economica e strategica.
Da parte irachena, il premier al-Zeidi ha colto l’occasione della visita a Washington per rassicurare l’amministrazione statunitense sull’impegno del suo governo a combattere la corruzione e a concentrare il monopolio della forza nelle mani dello Stato. In un incontro separato con il segretario al Tesoro Scott Bessent, al-Zeidi ha illustrato un piano di riforma complessiva del settore bancario, assicurativo, fiscale e doganale, volto a costruire «un’economia più efficiente e sostenibile». Bessent, secondo quanto riferito da fonti del Tesoro, ha espresso sostegno alla transizione da una relazione imperniata sulla presenza militare a una fondata su investimenti e sviluppo del settore privato, offrendo assistenza tecnica per la definizione di un calendario di riforme.
La pressione su Baghdad si inserisce in un quadro regionale di forte tensione tra Washington e Teheran. Il presidente Donald Trump, ricevendo al-Zeidi alla Casa Bianca, ha descritto l’Iran come un «prepotente del Medio Oriente» ormai «gravemente destabilizzato», mentre il Pentagono ha annunciato il ripristino del blocco navale dei porti e dei terminali petroliferi iraniani, con l’impiego della forza contro le imbarcazioni che tentino di violarlo. Fonti della diplomazia iraniana hanno replicato accusando gli Stati Uniti di aver violato tutti gli impegni assunti nell’ambito dell’intesa per la cessazione delle ostilità, facendo venire meno il memorandum d’intesa che ne era alla base. In questo contesto, il disarmo delle milizie sciite irachene rappresenta per Washington un tassello decisivo per contenere l’influenza regionale di Teheran e garantire la sicurezza delle proprie forze residue.
Per l’Italia e l’Europa, la stabilizzazione dell’Iraq e la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz costituiscono un interesse strategico diretto, data la dipendenza energetica dalle rotte del Golfo. Il ritiro delle truppe americane, atteso entro la fine di settembre secondo quanto emerso dai colloqui, potrebbe ridefinire gli equilibri di sicurezza in un’area già segnata dalla competizione tra potenze. Le prossime settimane chiariranno se Baghdad riuscirà a soddisfare le condizioni poste da Washington, mentre il governo al-Zeidi punta a mostrare risultati concreti sul fronte delle riforme economiche già nel corso del prossimo anno, a partire dai settori dell’energia e degli investimenti.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.20 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
America imposes an ultimatum on Iraq: either side with us or with Iran. Disarming pro-Iranian militias is a non-negotiable condition for any future cooperation.
The Iranian press constructs a false dichotomy between Iran and America, presenting the US demand as a forced choice that ignores Iraqi sovereignty and regional complexity.
The context of Iraqi economic reforms discussed in parallel with the US Treasury is omitted, which shows a cooperative aspect of the relationship.
Iraq is proceeding with ambitious economic reforms, supported by the United States, to build a sovereign and prosperous state. Cooperation is solid and forward-looking.
The Arab Levant and Maghreb press completely omits the security condition set by the US, focusing exclusively on the positive economic aspects, thus creating a narrative of bilateral harmony.
The Pentagon's demand to disarm pro-Iranian militias is omitted, which is the central point of the Iraqi PM's visit to Washington according to other sources.
The United States sets a clear condition for Iraq: to deepen the partnership, Baghdad must assert its sovereignty and disarm pro-Iranian militias. In return, prospects for trade and defense cooperation open up.
The Russian press projects the American position without commentary, using direct quotes and numbers, presenting it as an objective fact, which lends credibility to the US demand.
The Iranian reaction, which frames the demand as a threat, and the context of Iraqi economic reforms discussed with the US Treasury are omitted.
Allarga lo sguardo
L’IA punta al risparmio, ma il vero nodo resta l’applicazione delle regole
6 lingue · 16 testate
Da TechnologySoyuz porta in orbita Menon, la cooperazione spaziale sopravvive alle tensioni
3 lingue · 9 testate
Da Science & HealthVaccinazioni globali: 13,5 milioni di bambini senza dosi, il morbillo torna a correre
4 lingue · 10 testate