
La scommessa di Washington su al-Zaidi: disarmo e sovranità alla prova dei fatti
Il premier iracheno torna da Washington con un sostegno esplicito di Trump e una scadenza per il disarmo delle milizie, mentre si profila una visita a Teheran.
Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha concluso la sua visita ufficiale a Washington con un impegno preciso: entro la fine di settembre tutte le formazioni armate non statali dovranno consegnare le armi. L’annuncio, reso direttamente dalla Casa Bianca al termine dell’incontro con il presidente Donald Trump, fissa per la prima volta una scadenza pubblica per il monopolio statale della forza, un obiettivo che i governi iracheni succedutisi dal 2003 non hanno mai raggiunto. La dichiarazione è stata accompagnata da un endorsement personale senza precedenti: Trump ha definito al-Zaidi «coraggioso» e «combattente feroce», segnalando, secondo analisti vicini all’amministrazione, la volontà di puntare sul nuovo esecutivo di Baghdad come perno di un riassetto regionale.
La postura americana si inserisce in un quadro di pressioni convergenti. Fonti vicine al Consiglio di cooperazione del Golfo indicano che i Paesi della regione hanno presentato a Baghdad dossier su attacchi condotti da gruppi armati iracheni contro Stati membri, sollecitando un’azione risoluta. Il segretario generale del CCG, Jassem al-Budaiwi, avrebbe consegnato informazioni dettagliate durante una recente missione nella capitale irachena. Da Teheran, invece, giungono segnali contrastanti: mentre i media iraniani annunciano un imminente viaggio di al-Zaidi a Teheran su invito del presidente Masoud Pezeshkian, analisti iraniani osservano un allentamento della presa sui gruppi sciiti iracheni, attribuito alle pressioni statunitensi e alle ripercussioni della crisi nello Stretto di Hormuz. Questo margine di manovra, secondo tali analisti, potrebbe consentire a Baghdad di negoziare il disarmo con una leva più ampia.
Sul fronte interno, la partita resta aperta. Il movimento al-Nujaba, guidato da Akram al-Kaabi, ha già respinto con durezza le esternazioni di Trump, mentre il quadro politico si divide tra chi teme un rafforzamento del premier e chi, come il movimento sadrista, condiziona il proprio appoggio alla concreta attuazione del monopolio della forza e alla lotta alla corruzione. La riforma del codice penale che assimila l’uso di droni armati alla legge antiterrorismo, approvata di recente, fornisce uno strumento giuridico aggiuntivo, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di resistere alle campagne di delegittimazione che già nella precedente offensiva anticorruzione avevano portato alla scarcerazione di figure di spicco.
La posta in gioco va oltre la sicurezza interna. Il governo al-Zaidi ha legato il disarmo alla diversificazione delle partnership economiche: il progetto dell’oleodotto Bassora-Aqaba, l’interconnessione elettrica con la Giordania e il corridoio di trasporto “Via dello Sviluppo” sono tasselli di una strategia che mira a ridurre la dipendenza da un unico vicino e a integrare l’Iraq nelle reti regionali. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, un Iraq più stabile e meno condizionato da attori non statali rappresenterebbe un’opportunità di cooperazione energetica e di contenimento dei flussi migratori, oltre a ridurre i rischi per il personale militare italiano ancora presente nell’ambito della missione NATO. Il rientro di al-Zaidi a Baghdad, atteso nelle prossime ore, aprirà la fase esecutiva: la verifica della tenuta degli impegni assunti a Washington inizierà dal comportamento delle fazioni armate e dalla capacità del governo di tradurre il sostegno internazionale in provvedimenti irreversibili.
| Stampa del Golfo arabo | +0.60 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
| Stampa israeliana | +0.70 | aligned |
L'Iraq ha una chance storica: con il sostegno di Trump e la scadenza di settembre, Zaidi può finalmente imporre lo stato di diritto e disarmare le milizie, inserendosi in un nuovo asse regionale a guida americana.
La narrazione presenta il sostegno di Trump come legittimazione esterna che rafforza la posizione interna di Zaidi, trasformando una scadenza imposta in un'opportunità di riforma.
Tace sulla visita programmata di Zaidi in Iran e sulle pressioni dei paesi del Golfo per il disarmo, elementi che complicherebbero la lettura di un allineamento esclusivo con gli USA.
Le pressioni esterne per il disarmo delle milizie sono una manovra dei paesi del Golfo e di Israele, mentre l'Iraq mantiene la sua sovranità bilanciando i rapporti con l'Iran.
Utilizza la segnalazione di 'media ebraici' per insinuare che le richieste di disarmo siano interessate e non legittime, e anticipa la visita in Iran per mostrare che l'Iraq non è allineato solo con Washington.
Non menziona il sostegno pubblico di Trump a Zaidi né la scadenza di settembre come impegno iracheno, elementi che mostrerebbero una volontà di riforma interna.
L'incontro Trump-Zaidi segna una svolta storica: dopo decenni di conflitto, gli USA e l'Iraq possono costruire una partnership strategica basata sulla fiducia personale e sul comune interesse alla stabilità.
Inquadra l'evento in una lunga narrazione storica di alti e bassi tra USA e Iraq, presentando l'incontro come una 'nuova foglia' che supera le precedenti tensioni, grazie alla personalizzazione del rapporto Trump-Zaidi.
Tace sulle pressioni dei paesi del Golfo e sulla visita in Iran, elementi che mostrerebbero la complessità delle relazioni irachene e la persistenza di influenze concorrenti.
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