
Turchia, coppia russa in via di espulsione per la lettura della Bibbia a Santa Sofia
I due turisti sono stati trasferiti in un centro di detenzione per stranieri dopo essere stati fermati nella ex basilica, oggi moschea, con l’accusa di incitamento all’odio.
Due cittadini russi, una coppia di Mosca identificata come Viktoria e Igor, sono stati trasferiti in un centro di espulsione a Istanbul dopo essere stati fermati all’interno di Santa Sofia mentre leggevano la Bibbia. Secondo le autorità turche, l’atto configurerebbe una violazione dell’articolo 216 del codice penale, che punisce l’istigazione all’odio o all’ostilità tra la popolazione. La coppia, fermata il 13 luglio nella galleria superiore – unica area ancora aperta come spazio museale – è stata dapprima condotta in un commissariato del distretto di Fatih e successivamente trasferita nel centro di detenzione di Arnavutköy, dove i due sono stati separati e attendono il provvedimento di allontanamento dal Paese.
Il consolato generale russo a Istanbul ha dichiarato di essere in contatto con l’avvocato della coppia e con le autorità competenti turche, pur precisando di non aver ancora ricevuto informazioni ufficiali sull’accaduto. Fonti della polizia di Istanbul hanno confermato l’episodio senza fornire ulteriori dettagli, mentre il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere di seguire il caso. I due turisti, attraverso i canali social e le testimonianze raccolte da media indipendenti russi, hanno raccontato di essere stati circondati dal personale di sicurezza e allontanati dalla moschea, di non aver potuto rientrare in albergo e di versare in condizioni di forte stress.
L’episodio si inserisce nella cornice giuridica e simbolica creata dalla riconversione di Santa Sofia in moschea, decisa nel 2020 dal presidente Recep Tayyip Erdoğan dopo oltre ottant’anni di status museale. La scelta aveva suscitato la condanna del Patriarcato di Mosca, che la definì «una minaccia per l’intera civiltà cristiana», e reazioni critiche da parte di Washington e delle capitali europee, che avevano invitato Ankara a preservare l’accesso universale al sito UNESCO. Oggi l’edificio, costruito nel VI secolo come cattedrale bizantina e trasformato in moschea dopo la conquista ottomana del 1453, accoglie il culto islamico pur mantenendo un flusso turistico regolato da un biglietto d’ingresso a pagamento per i visitatori stranieri.
La vicenda mette in luce la tensione irrisolta tra la funzione religiosa attuale del monumento e la sua stratificazione storica, in un contesto in cui la normativa turca sull’incitamento all’odio lascia margini di interpretazione che possono toccare anche atti di devozione privata. Al momento, la coppia resta in attesa della decisione finale delle autorità migratorie, mentre la diplomazia russa prosegue i contatti per garantire assistenza consolare. Non risultano passi ufficiali di Ankara volti a chiarire pubblicamente la natura dell’accusa o a escludere un’espulsione.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
La coppia russa ha violato le norme di un luogo di culto musulmano e le autorità turche hanno applicato la legge.
Riportare i fatti senza commento storico o religioso rende la vicenda un normale caso di polizia, depotenziando la carica simbolica.
Non viene sottolineato il significato storico di Santa Sofia come ex cattedrale cristiana, né la conversione in moschea.
La Russia segue la procedura consolare per tutelare i suoi cittadini, senza entrare nel merito della controversia religiosa.
Enfatizzare il ruolo diplomatico e la mancanza di informazioni ufficiali riduce la tensione e sposta l'attenzione sul processo legale, depotenziando la carica simbolica.
Viene minimizzato il carattere provocatorio della lettura della Bibbia in una moschea e l'accusa turca di incitamento all'odio.
La Turchia reprime la libertà religiosa in un sito simbolico della cristianità, trasformando un gesto di fede in un reato.
Inquadrare l'episodio nella storia della conversione di Santa Sofia evoca un conflitto tra civiltà e suscita empatia per la coppia, presentandola come vittima.
Non viene presentata la giustificazione turca basata sul rispetto delle norme della moschea, né il fatto che la coppia non sia stata maltrattata.
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