
Pechino denuncia i dazi USA ma evita ritorsioni: la tregua commerciale regge
La nuova tariffa del 12,5% resta entro il tetto del 20% promesso da Washington, mentre si infiamma lo scontro sull'intelligenza artificiale.
L’amministrazione Trump ha imposto venerdì nuovi dazi del 10 e 12,5 per cento su merci provenienti da sessanta partner commerciali, inclusa l’Unione Europea e la Cina, invocando la Sezione 301 e la lotta al lavoro forzato. A Pechino è stata applicata l’aliquota più alta, ma il ministero del Commercio cinese ha reagito con una condanna ferma senza però annunciare contromisure immediate. La ragione, rivelata per la prima volta dalle autorità di Pechino, è che durante i negoziati bilaterali Washington si era impegnata a non superare un tetto del 20 per cento sui dazi di sostituzione: il nuovo 12,5 per cento lascia quindi un margine di 7,5 punti prima di violare l’intesa, preservando la fragile tregua commerciale in vigore dallo scorso autunno.
La mossa statunitense sostituisce i dazi globali del 10 per cento scaduti a luglio e si inserisce in un quadro di ricostruzione del muro protezionista dopo l’annullamento di precedenti imposte da parte della Corte Suprema. Pechino ha respinto le accuse di lavoro forzato, rivendicando un quadro giuridico completo e accusando Washington di non aver mai ratificato la Convenzione del 1930. Al tempo stesso, la Cina mantiene le proprie ritorsioni contro i dazi al fentanil e quelli reciproci, ma ha scelto di non inasprire lo scontro in questa fase, in vista di una possibile visita del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti a settembre e della scadenza della tregua a novembre.
L’imposizione di tariffe anche su alleati storici come l’Unione Europea, il Giappone e la Corea del Sud allarga il fronte di attrito transatlantico. Negli ambienti commerciali europei si osserva con preoccupazione la nuova offensiva di Washington, che rischia di accelerare la diversificazione delle catene di approvvigionamento e di spingere Bruxelles a cercare intese alternative. In questo scenario si colloca la telefonata di domenica tra Xi e il presidente brasiliano Lula, durante la quale il leader cinese ha garantito sostegno al Brasile «nella difesa della sovranità e contro le interferenze esterne», un segnale di rafforzamento dell’asse tra Pechino e le economie emergenti che per l’Italia e l’Europa potrebbe tradursi in una competizione più accesa sui mercati sudamericani.
Parallelamente, si infiamma il fronte dell’intelligenza artificiale. Il segretario al Tesoro Bessent ha minacciato sanzioni contro aziende cinesi sospettate di aver distillato modelli americani per addestrare i propri sistemi. Pechino ha bollato le accuse come «egemonia dell’IA» e ha avvertito che adotterà «tutte le misure necessarie» per proteggere i propri interessi, difendendo la distillazione come tecnica diffusa e accusando a sua volta imprese statunitensi di aver attinto a modelli cinesi. Il prossimo banco di prova sarà la visita di Xi a Washington, mentre resta aperta un’altra indagine della Sezione 301 sulla sovraccapacità industriale che potrebbe innescare un nuovo round tariffario.
| Stampa cinese | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
La Cina condanna le tariffe statunitensi e respinge le accuse di lavoro forzato, ma sceglie di non reagire immediatamente, sottolineando il tetto del 20% come prova dell'impegno americano.
Il blocco cinese rende plausibile la sua posizione proiettando gli Stati Uniti come l'aggressore che viola gli impegni, mentre la Cina appare come la parte ragionevole che rispetta i limiti concordati, utilizzando il tetto del 20% come prova di un accordo precedente.
Il blocco cinese omette qualsiasi menzione del fatto che gli Stati Uniti negano di aver promesso un tetto del 20%, o che il nuovo dazio potrebbe essere considerato una violazione dello spirito dell'accordo.
L'Iran avverte che la Cina risponderà con tutte le misure necessarie alle sanzioni statunitensi sulle IA, accusando Washington di egemonismo.
Il blocco iraniano rende plausibile la sua posizione adottando una retorica di escalation simmetrica: a ogni minaccia americana corrisponde una contro-minaccia cinese, presentando la disputa come una lotta inevitabile contro l'egemonia tecnologica USA.
Il blocco iraniano omette il fatto che la Cina ha scelto di rinviare la rappresaglia tariffaria, concentrandosi solo sull'avvertimento relativo all'IA e presentando la situazione come più conflittuale di quanto non sia.
L'Atlantico riporta che la Cina afferma l'esistenza di un impegno statunitense a limitare i dazi al 20%, senza mettere in dubbio la veridicità della dichiarazione.
Il blocco atlantico rende plausibile la sua posizione trattando l'affermazione cinese come un dato di fatto, senza verificarla o contestualizzarla, adottando un approccio di giudizializzazione che evita di prendere posizione.
Il blocco atlantico omette la condanna cinese delle tariffe, le accuse di lavoro forzato e la minaccia di sanzioni sull'IA, riducendo la notizia a una semplice dichiarazione su un tetto.
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