
Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti colpiscono la rete petrolifera iraniana e congelano 130 milioni in criptovalute
Il Tesoro americano ha esteso le sanzioni a oltre cinquanta tra individui, società e navi legate al magnate Shamkhani, mentre si riaccende il blocco navale e gli scontri nello strategico passaggio marittimo.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato martedì un nuovo pacchetto di sanzioni contro la rete di trasporto petrolifero riconducibile a Mohammad Hossein Shamkhani, figura centrale dell’export di greggio iraniano, e ha congelato oltre 130 milioni di dollari in portafogli digitali collegati alla Banca centrale di Teheran. La decisione è stata accompagnata dalla riattivazione del blocco navale americano sulle acque iraniane, dopo quattro giorni consecutivi di attacchi statunitensi e la risposta di Teheran con azioni contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dall’Organizzazione marittima internazionale.
Secondo la comunicazione ufficiale del Tesoro, l’operazione mira a «intensificare la pressione economica sul regime iraniano» in risposta a quelli che Washington definisce «attacchi destabilizzanti» nella via d’acqua da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il segretario Scott Bessent ha dichiarato che la rete Shamkhani rappresenta «uno dei motori più redditizi» del sistema di elusione delle sanzioni e che il Tesoro sta «smantellando l’infrastruttura finanziaria che consente al regime di minacciare la sicurezza nazionale americana e il trasporto marittimo globale». Da Teheran, la missione iraniana presso le Nazioni Unite non ha rilasciato commenti immediati, mentre analisti vicini agli ambienti della sicurezza regionale osservano che l’Iran considera queste misure come la prosecuzione di una campagna di strangolamento economico avviata ben prima della guerra.
Le nuove designazioni colpiscono più di cinquanta tra individui, entità e imbarcazioni, portando a oltre duecento i soggetti sanzionati sotto l’egida di Shamkhani, figlio del consigliere della Guida suprema Ali Shamkhani, entrambi uccisi il 28 febbraio durante i primi raid americano-israeliani. Il Tesoro accusa la rete di essersi estesa al commercio globale di container e di materie prime, utilizzando società di comodo, trasbordi in mare e la manipolazione dei segnali di identificazione automatica (AIS) per mascherare l’origine del greggio. Il congelamento dei wallet digitali, ha spiegato Bessent, rientra in un’azione più ampia per «seguire il denaro e negare al regime l’accesso ai proventi dei suoi schemi illeciti», in un contesto in cui le piattaforme di criptovalute sono diventate, secondo esperti del settore, uno strumento per aggirare le restrizioni bancarie e un rifugio per i civili colpiti dall’inflazione galoppante.
La stretta arriva dopo il rapido deterioramento del memorandum d’intesa firmato il 17 giugno tra il presidente Donald Trump e l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian, che aveva temporaneamente allentato le sanzioni sul petrolio in cambio di un cessate il fuoco. Secondo fonti dell’amministrazione americana, l’intesa prevedeva che Teheran cominciasse a fatturare le vendite di greggio in dollari, rafforzando il ruolo della valuta statunitense. Tuttavia, gli attacchi a navi nello Stretto di Hormuz attribuiti all’Iran hanno indotto Washington a revocare le licenze l’8 luglio e a imporre nuove sanzioni due giorni dopo, comprese quelle contro la rete finanziaria della Guida suprema Mojtaba Khamenei. Per l’Europa e l’Italia, che dipendono in misura significativa dai flussi energetici che attraversano Hormuz, la riapertura del blocco navale e l’inasprimento delle sanzioni rischiano di tradursi in una nuova fase di volatilità sui mercati del greggio e del gas naturale liquefatto, già provati dalle incertezze degli ultimi mesi.
Al momento, il dossier resta aperto: il Comando centrale americano ha reso operativo il blocco navale alle 16:00 ora di New York di martedì, mentre le intelligence marittime segnalano che diverse petroliere iraniane avevano già spento i transponder o manipolato i dati di identificazione nelle ore precedenti, pronte a caricare greggio non appena si presentasse un’opportunità. Non sono stati annunciati nuovi round negoziali e la prospettiva di un ritorno al tavolo delle trattative appare subordinata all’evoluzione degli scontri nella regione.
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
La Russia riproietta le sanzioni come un attacco diretto ai propri interessi attraverso il cittadino russo-iraniano.
Enfatizza il legame russo-iraniano per trasformare una misura anti-iraniana in una questione di sovranità russa.
Omette il riferimento ai portafogli digitali e alle società europee, che avrebbero mostrato la portata globale delle sanzioni.
L'America Latina denuncia l'escalation militare e le sanzioni come conseguenza del fallimento diplomatico.
Utilizza il linguaggio del blocco militare e degli attacchi per creare un senso di urgenza e crisi imminente.
Il Sud-est asiatico registra le sanzioni come un fatto compiuto, inserendole nel contesto del crollo del cessate il fuoco.
Adotta un tono distaccato e cita cifre e date per legittimare la neutralità.
Il Golfo arabo sostiene l'azione del Tesoro USA contro la rete Shamkhani, presentandola come legittima e necessaria.
Cita direttamente il Segretario al Tesoro e adotta il suo linguaggio di 'chiusura' per legittimare le sanzioni.
Omette il riferimento ai portafogli digitali e alle criptovalute, che avrebbero potuto sollevare questioni sulla sorveglianza finanziaria.
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