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Geopolitica e Politicamercoledì 15 luglio 2026

L’Iran minaccia Bab el-Mandeb: il petrolio potrebbe toccare i 200 dollari

Dopo Hormuz, Teheran usa gli alleati Houthi per aprire un secondo fronte marittimo, mettendo a rischio le forniture energetiche globali e l’economia europea.

Con lo Stretto di Hormuz già paralizzato, l’Iran ha minacciato di chiudere anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio obbligato tra Mar Rosso e Golfo di Aden da cui transitano le esportazioni petrolifere saudite e una quota rilevante del commercio marittimo mondiale. L’annuncio, diffuso dall’agenzia statale Irna e attribuito ai Guardiani della rivoluzione, segue l’intensificarsi dei raid statunitensi su obiettivi iraniani e la ripresa degli scontri tra Arabia Saudita e ribelli Houthi nello Yemen. «Le esportazioni energetiche regionali sono condivise da tutti o negate a tutti», recita il comunicato dei pasdaran.

Secondo fonti vicine al movimento yemenita, un’alleanza operativa tra Teheran e gli Houthi potrebbe sigillare simultaneamente i due stretti, con il greggio che schizzerebbe fino a 200 dollari al barile. Da Washington, il presidente Trump ha minacciato di colpire le infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non tornerà al tavolo negoziale. Analisti mediorientali interpretano la mossa iraniana come il tentativo di trasformare uno scontro bilaterale in una crisi delle rotte energetiche globali, costringendo l’Occidente a un calcolo di costi e benefici. Secondo l’ex negoziatore statunitense Dennis Ross, la priorità per Washington resta «cambiare il calcolo iraniano» per riportare Teheran a un negoziato accettabile.

Per l’Italia e l’Europa, che dipendono in larga misura dal petrolio e dal gas liquefatto in transito attraverso quei colli di bottiglia, la prospettiva di un doppio blocco navale rappresenta un rischio sistemico. Le compagnie di navigazione avevano già dirottato le rotte intorno all’Africa dopo gli attacchi Houthi del 2023-2024, con un aumento dei costi di trasporto e dei premi assicurativi. Una chiusura prolungata di Bab el-Mandeb aggraverebbe la pressione inflazionistica e metterebbe in discussione la sicurezza degli approvvigionamenti in un continente già provato dalla crisi energetica.

La minaccia arriva dopo che gli Stati Uniti hanno ripristinato un blocco navale contro i porti iraniani e condotto una nuova ondata di attacchi contro postazioni costiere e infrastrutture militari. Teheran ha risposto colpendo, a suo dire, basi americane in Bahrein, Kuwait e Giordania. La tregua tra Arabia Saudita e Houthi, in vigore da quattro anni, è saltata in seguito a un bombardamento dell’aeroporto di Sana’a, di cui i ribelli incolpano Riad. In questo quadro, secondo analisti europei, il rischio non è tanto una guerra aperta quanto una deriva per gradi, in cui ciascuna parte alza la posta senza varcare la soglia dello scontro diretto. I prossimi passi dipenderanno dalla disponibilità di Washington e Teheran a riaprire un canale diplomatico, ma al momento le condizioni poste da entrambe le parti appaiono inconciliabili.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Allarme vs. Distacco
31%Media
4 blocchi · posizioni da −0.70 a 0.00
Critici verso IranNeutrali descrittivi
ATLGLFCINJPK
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.70critical
Stampa del Golfo arabo−0.50critical
Stampa cinese0.00neutral
Stampa giapponese-coreana0.00neutral
Le testate iraniane e statunitensi non sono presenti in questo cluster.
Stampa atlantica / anglosfera−0.70
Voce

L'Occidente denuncia la mossa iraniana come una minaccia esistenziale per l'energia globale.

Meccanismodrammatizzazione strategica

Utilizza la metafora dell'opzione nucleare per elevare la posta in gioco e creare un senso di urgenza morale.

Omissione

Omette la condizione posta dallo Yemen (attacchi sauditi) che renderebbe la chiusura non unilaterale.

AllarmeUrgenza
Stampa del Golfo arabo−0.50
Voce

I paesi del Golfo mettono in guardia contro l'espansione del conflitto iraniano verso il Mar Rosso.

Meccanismopressione regionale

Enfatizza la continuità delle minacce iraniane (da Hormuz a Bab el-Mandeb) per costruire una narrazione di escalation inevitabile.

Omissione

Omette la dichiarazione IRGC sulla condivisione delle esportazioni e il rinnovo del blocco USA, che mostrerebbe la reciprocità della mossa iraniana.

AllarmeVittimismo
Stampa cinese0.00
Voce

La Cina osserva con distacco la contrapposizione tra Iran e Stati Uniti, sottolineando la reciprocità delle minacce.

Meccanismoneutralità informativa

Riporta le dichiarazioni ufficiali iraniane e statunitensi senza commento, presentando la situazione come una disputa simmetrica tra due attori statali.

Omissione

Omette l'escalation degli attacchi USA in Iran e degli Houthi, che mostrerebbe un conflitto più attivo.

DistaccoPragmatismo
Stampa giapponese-coreana0.00
Voce

Lo Yemen avverte che chiuderà Bab el-Mandeb se l'Arabia Saudita non ferma gli attacchi.

Meccanismocitazione di autorità

Cita direttamente un funzionario yemenita per spostare l'attenzione sul conflitto Yemen-Saudi e condizionare la minaccia.

Omissione

Omette il ruolo dell'Iran e il blocco USA, presentando la minaccia come puramente yemenita.

DistaccoAllarme

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L’Iran minaccia Bab el-Mandeb: il petrolio potrebbe toccare i 200 dollari

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Con lo Stretto di Hormuz già paralizzato, l’Iran ha minacciato di chiudere anche lo Stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio obbligato tra Mar Rosso e Golfo di Aden da cui transitano le esportazioni petrolifere saudite e una quota rilevante del commercio marittimo mondiale. L’annuncio, diffuso dall’agenzia statale Irna e attribuito ai Guardiani della rivoluzione, segue l’intensificarsi dei raid statunitensi su obiettivi iraniani e la ripresa degli scontri tra Arabia Saudita e ribelli Houthi nello Yemen. «Le esportazioni energetiche regionali sono condivise da tutti o negate a tutti», recita il comunicato dei pasdaran.

Secondo fonti vicine al movimento yemenita, un’alleanza operativa tra Teheran e gli Houthi potrebbe sigillare simultaneamente i due stretti, con il greggio che schizzerebbe fino a 200 dollari al barile. Da Washington, il presidente Trump ha minacciato di colpire le infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non tornerà al tavolo negoziale. Analisti mediorientali interpretano la mossa iraniana come il tentativo di trasformare uno scontro bilaterale in una crisi delle rotte energetiche globali, costringendo l’Occidente a un calcolo di costi e benefici. Secondo l’ex negoziatore statunitense Dennis Ross, la priorità per Washington resta «cambiare il calcolo iraniano» per riportare Teheran a un negoziato accettabile.

Per l’Italia e l’Europa, che dipendono in larga misura dal petrolio e dal gas liquefatto in transito attraverso quei colli di bottiglia, la prospettiva di un doppio blocco navale rappresenta un rischio sistemico. Le compagnie di navigazione avevano già dirottato le rotte intorno all’Africa dopo gli attacchi Houthi del 2023-2024, con un aumento dei costi di trasporto e dei premi assicurativi. Una chiusura prolungata di Bab el-Mandeb aggraverebbe la pressione inflazionistica e metterebbe in discussione la sicurezza degli approvvigionamenti in un continente già provato dalla crisi energetica.

La minaccia arriva dopo che gli Stati Uniti hanno ripristinato un blocco navale contro i porti iraniani e condotto una nuova ondata di attacchi contro postazioni costiere e infrastrutture militari. Teheran ha risposto colpendo, a suo dire, basi americane in Bahrein, Kuwait e Giordania. La tregua tra Arabia Saudita e Houthi, in vigore da quattro anni, è saltata in seguito a un bombardamento dell’aeroporto di Sana’a, di cui i ribelli incolpano Riad. In questo quadro, secondo analisti europei, il rischio non è tanto una guerra aperta quanto una deriva per gradi, in cui ciascuna parte alza la posta senza varcare la soglia dello scontro diretto. I prossimi passi dipenderanno dalla disponibilità di Washington e Teheran a riaprire un canale diplomatico, ma al momento le condizioni poste da entrambe le parti appaiono inconciliabili.

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Meccanismoneutralità informativa

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Omette l'escalation degli attacchi USA in Iran e degli Houthi, che mostrerebbe un conflitto più attivo.

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